24 marzo 2014

Statuto del contribuente verso la vera rivoluzione

Dell’Apa: rivoluzione mancata, ma con collaborazione tra i vari soggetti può concretizzarsi. Casero: da ‘Fisco amico’ a svecchiamento del sistema
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’evento - Lo statuto del contribuente e la sua evidente mancata applicazione sono stati i temi affrontati nel corso del meeting dell’Aidc, il quarto, che si è tenuto presso l’Angelicum lo scorso giovedì. Sul punto sono intervenuti diversi esponenti del mondo sindacale che, nel porgere i saluti e nel sottoscrivere gli intenti dell’evento, hanno altresì tributato un degno riconoscimento al presidente nazionale dell’associazione organizzatrice, Roberta Dell’Apa, che ha saputo così bene individuare il vulnus della Legge n. 212 del 2000 e lo ha voluto porre in evidenza attraendo non solo contributi professionali, quanto anche interventi accademici, politici e istituzionali.

Statuto tra punti di forza e lacune - Parlando di rivoluzione mancata in riferimento allo Statuto, Roberta Dell’Apa ha tuttavia delineato i punti che avrebbero potuto rendere concreto quel sovvertimento sperato e riposto nell’attuazione della legge. “Il legittimo affidamento, la collaborazione, la buona fede, l’equità, la parità e l’irretroattività sono principi che avrebbero reso rivoluzionario lo Statuto”. Il punto è che lo Statuto, che è legge ordinaria priva pertanto di rango costituzionale, si è andato a inserire in un sistema tributario intriso, a parere della Dell’Apa, di vere e proprie lacune, che il presidente dell’Aidc nazionale individua in fenomeni quali ‘la produzione frenetica e confusa di normativa fiscale, l’aumento indiscriminato di adempimenti fiscali, le modifiche normative dell’ultimo momento, il ricorso all’inversione dell’onere della prova, l’abuso del diritto’. Insomma, elementi che camminano nella direzione opposta rispetto a quella tracciata dallo Statuto del contribuente, ledendo addirittura quelli che dovrebbero invece essere i punti di forza impressi a suo tempo dal Legislatore.

Che ruolo hanno i commercialisti? - Inoltre, che la Legge n. 212/2000 non abbia rango costituzionale è sì un grosso problema, ma non si può supporre in maniera semplicistica che sia questo l’unico macigno che ne impedisce la concreta attuazione. Dunque, quali sono gli ostacoli reali? E in che modo un eventuale processo di attuazione dello Statuto potrebbe coinvolgere i commercialisti? Ebbene, in relazione alla questione del ruolo dei commercialisti in questo cammino di ‘rivalutazione’ della Legge n. 212 del 2000, il presidente Dell’Apa ha fatto propria la convinzione che affinché un tale ‘rivoluzionario’ provvedimento possa finalmente, dopo quattordici anni, trovare la via della corretta applicazione, risulta opportuno un lavoro sinergico tra le varie parti coinvolte, che appunto non si riducono solo ai commercialisti né ai contribuenti loro clienti. L’auspicio del numero uno dell’Aidc, che poi rappresenta una delle mission dell’evento tenutosi lo scorso giovedì, è quello che si possa instaurare una sorta di rete collaborativa che coinvolga non solo l’Amministrazione finanziaria e i professionisti (insieme ai contribuenti), quanto anche gli altri soggetti che ruotano intorno alle diverse questioni che generate dallo Statuto stesso, vale a dire i funzionari della giustizia tributaria.

Impegno delle istituzioni -
Proprio in virtù di questo desiderio circa una più solida collaborazione tra le istituzioni e gli altri soggetti che vengono coinvolti nel rapporto tributario, la presidente dell’Aidc ha invitato al meeting della scorsa settimana anche il viceministro per l’Economia, Luigi Casero, che si è ampiamente soffermato sul punto ricordando anche che l’annosa questione del sistema fiscale da svecchiare e da rendere più vicino al contribuente è stata recentemente affrontata coinvolgendo proprio la categoria dei commercialisti. “Già dal mese di maggio – ha sottolineato il viceministro – con l’attuazione della delega fiscale ci saranno delle novità, per questo è utile il confronto”. Sullo Statuto del contribuente, in particolare, Casero ha affermato che sarebbe opportuno rendere effettive alcune finalità, dandovi un peso maggiore. E proprio per quel che concerne un più solido rapporto tra contribuenti e Amministrazione finanziaria, l’alto funzionario governativo ha annunciato uno dei progetti esposti nella delega fiscale, vale a dire il ‘Fisco amico’. Di che si tratta? In sostanza, è un progetto sul quale l’esecutivo sta lavorando con l’intenzione di dar vita a un sistema fiscale che non sia solo accertatore, quanto anche di prevenzione e consulenza. Dunque, “un fisco che possa dedicare strutture e risorse al contribuente”. E non solo al cittadino italiano, ma anche a quegli investitori stranieri che hanno timore di venire nel nostro Paese proprio a causa della sostanziale incertezza a livello tributario. Il sistema fiscale attuale, a parere del viceministro, è arretrato e incapace di vincere la sfida competitiva lanciata dagli altri Paesi. L’intervento di Luigi Casero, proprio nel momento in cui la categoria, tramite la parole del presidente Dell’Apa, ha espresso il desiderio e l’auspicio di essere ascoltata e di incontrare un’accoglienza collaborativa da parte delle istituzioni, fa quindi ben sperare. Dunque, in conclusione, si può positivamente immaginare che dal confronto apertosi lo scorso giovedì possa venir fuori un nuovo cammino nel quale convogliare lo Statuto del contribuente, affinché questa volta la ‘rivoluzione’ della quale ha parlato proprio il leader dell’Aidc non rimanga solo un’illusione.

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