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Il provvedimento scomparso - Chi l’ha visto? E’ proprio il caso di dirlo, in quanto a esser dato ormai per disperso sarebbe il D.P.R. del Ministero della Giustizia recante disposizioni attuative in merito alle società tra professionisti. La questione che da quasi un anno ormai desta polemiche e confronti serrati tra categorie e governo, ad oggi non dà più alcun segno di vita. Dov’è andata a finire la disposizione? Il provvedimento doveva essere emanato entro sei mesi dall’entrata in vigore della Legge di Stabilità, la n. 183/11 che aveva introdotto le stp. Ora, questo termine dei sei mesi è scaduto quattro mesi fa. Cosa bisogna aspettarsi?
Nessun impedimento tecnico - E’ più che certo che non vi siano in corso degli impedimenti tecnici all’emanazione del testo, che in realtà sarebbe già pronto, da quanto si evince da indiscrezioni. Infatti, il D.P.R. del Regolamento delle società tra professionisti era già stato vagliato dal Consiglio di Stato e, successivamente, erano state apportate le modifiche richieste dall’organo consultivo del governo. Non vi è quindi un altolà ufficiale, anche se l’interesse del Guardasigilli pare essere attualmente volto in maniera esclusiva sul versante della riforma forense.
L’interrogazione parlamentare - "Chiedo al ministro Severino se sia a conoscenza dello stato attuale di elaborazione del testo del regolamento che ha introdotto la società tra professionisti e quali iniziative intenda assumere nell'immediato al fine di garantire l'emanazione dello stesso in tempi certi e rapidi". Questi i termini d’esordio dell’interrogazione parlamentare avanzata al Guardasigilli dal senatore Piergiorgio Stiffoni, appartenente al gruppo misto di Palazzo Madama. Il parlamentare, facendosi altresì portavoce del comparto professionale, ha sostenuto che "ritiene che la costituzione di società tra professionisti sia di fondamentale utilità nello svolgimento futuro degli stessi servizi professionali e favorevole al superamento del periodo di crisi economica".
Le categorie professionali – Dal canto loro, buona parte delle categorie professionali non sembrano preoccupate da una siffatta situazione di stallo, anche perché la disposizione non andava interamente a genio. Il timore, spesso manifestato, era quello di una graduale perdita di autonomia dei soci professionisti a tutto vantaggio dei soci di capitale. Allo stesso tempo, una ristretta parte del mondo professionale attendeva il decreto alla stregua di un regolamento che potesse rivedere e svecchiare i rapporti societari vigenti. Al momento però tutto tace, non rimane che attendere la risposta al senatore Stiffoni, nonché il risveglio di chi di dovere su un tema tanto importante sia per l’area operativa delle libere professioni sia, in maniera più ampia, per il comporta produttivo del nostro Paese.