6 febbraio 2012

Tariffe professionali: in cerca di una soluzione condivisa

In attesa dei parametri che dovrà adottare il Ministero della Giustizia, la cronaca di questi ultimi giorni
Autore: Redazione Fiscal Focus

Nuvole all’orizzonte sempre più nere. La polemica sull’abolizione delle tariffe professionali non accenna a diminuire. La miccia che ha fatto scattare il tutto è stata la soppressione di qualsivoglia riferimento al tariffario, minimo e massimo, non solo in sede di pattuizione del compenso con il cliente, in nome di quella liberalizzazione tanto cara al prof. Monti e al suo sottosegretario, nonché ex Presidente dell’Antitrust, Antonio Catricalà, ma anche in sede di liquidazione giudiziale della parcella.

Risparmio a due facce - Se è vero che da una parte il cittadino potrebbe risparmiare, dall’altra chi ci perde di più sono proprio i professionisti e anche parecchio, come se le categorie professionali siano immuni dalla crisi e possano “permettersi” il lusso, di questi tempi è veramente un lusso, di sacrificarsi, contrattando il prezzo della propria prestazione professionale come accade tutti i giorni nei mercati rionali, in nome di una rinascita economica agognata da tutti, come se i professionisti, commercialisti, avvocati, ma anche ragionieri, architetti o periti, potessero paragonarsi a quelle lobby di potere che nel disastro economico degli ultimi tempi, sono rimaste ancora in piedi, e guardano, dall’alto delle loro poltrone, i sacrifici di molte famiglie, anche di generazioni intere di famiglie, dissolversi come neve al sole, perché si è impennato lo spread.

Dl liberalizzazione - Un discorso questo che potrebbe dilungarsi, ma in questa sede pare più opportuno soffermarsi sulle conseguenze nei fatti che hanno provocato le misure di liberalizzazione del governo Monti, che in tutta fretta le ha emanate, ma si è dimenticato alcuni passaggi fondamentali, creando un vuoto normativo di una certa consistenza.

Parametri - Stiamo parlando dell’abolizione del riferimento alle tariffe anche in sede di liquidazione giudiziale del compenso. La norma di riferimento, l’articolo 9 del dl 1 del 2012, parla invece che di tariffe, di “parametri” da adottarsi ad opera del ministero vigilante, ma non si sa quando questi parametri saranno adottati, né su cosa si formeranno, quali saranno cioè i “parametri dei parametri”, per giocare un po’ con le parole. I nuovi parametri saranno però validi solo per il giudice e non potranno essere un riferimento per la parcella dei professionisti. Come sottolinea il Dl 1/2012 per cui sono nulle le clausole relative al compenso del professionista, se il preventivo utilizza parametri che possano somigliare a tariffe.

Soluzioni diverse - I risultati sono evidenti a tutti. Gli Ordini, nell’attesa di questi fantomatici parametri, cercano soluzioni tampone, per evitare il rischio di una paralisi delle attività, riunendosi per trovare linee di intesa da adottare. Intanto la questione sull’abolizione delle tariffe è stata portata da un tribunale calabrese all’attenzione della Consulta. Il rischio è la violazione del canone di ragionevolezza e del diritto alla difesa, tuona l’ordinanza del tribunale ordinario cosentino.

Cpt emiliana – Allo stesso tempo, la Cpt di Reggio Emilia, sezione 4, con la pronuncia del 1° febbraio 2012, che prevede che in attesa del decreto sui parametri per la quantificazione del compenso dei professionisti, da parte di un organo giurisdizionale, il giudice deve riferirsi alle liquidazioni effettuate in passato, per liti con valori simili. Il riferimento è all’articolo 2233, comma 2 del codice civile per cui il compenso deve essere adeguato all’importanza dell’opera e del decoro della professione.

Cnf - Nell’attesa, anche qui, della decisione della Corte costituzionale, il Consiglio nazionale forense sottolinea che “per evitare una non altrimenti colmabile lacuna del sistema, appare opportuno il riferimento alla previgente disciplina tariffaria”. Mentre fonti vicine al ministero, fanno sapere che in queste ore è alla stesura una norma sulla disciplina transitoria da inserire negli emendamenti in sede di conversione in legge del decreto legge 1/2012.

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