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L’incontro - Si terrà oggi l’incontro tra l’Organismo unitario dell’avvocatura e il Ministero della Giustizia. L’obiettivo dichiarato è quello di confrontarsi e giungere a una conclusione quanto più risolutiva possibile per quel che concerne la revisione dei parametri dei compensi degli avvocati che andranno a sostituire le tariffe forensi ormai abolite.
Il malcontento degli avvocati – Nel corso degli ultimi mesi, l’Oua ha più volte sottolineato l’insoddisfazione della categoria forense innanzi a quanto deciso dal governo in merito alle modalità di calcolo dei compensi professionali. Il parere dell’Organismo presieduto da de Tilla è che con l’entrata in vigore della riforma e quindi dell’abrogazione delle tariffe, la metà dei compensi legali nei processi è stata letteralmente soppressa. Un siffatto stato di cose ha spinto la categoria ad avallare diversi ricorsi, come ad esempio i rinvii alla Corte Costituzionale del Tribunale di Cremona e del Giudice di Pace di Sciacca, finalizzati a sottolineare gli aspetti di illegittimità propri della normativa che ha eliminato il tariffario minimo per il calcolo delle parcelle. Tra gli avvocati, pertanto, si fa sempre più pesante e diffuso un comune sentire fatto di preoccupazione e malcontento soprattutto in virtù del fatto che gli effetti dei nuovi parametri destano un ben gremito numero di dubbi.
Gli auspici - Il parere dell’Organismo, a questo punto, è che risulti opportuna una rivisitazione del provvedimento. Secondo de Tilla, evidenti risultano essere le aperture delle quali pare aver dato prova il dicastero guidato dal ministro Paola Severino. È viva, quindi, la speranza che le richieste della categoria forense per quel che concerne un immediato intervento correttivo possano trovare oggi accoglimento in occasione dell’incontro col Guardasigilli. L’auspicio è che il regolamento e i parametri possano subire una modifica radicale e favorevole ai professionisti.
La giurisprudenza - Come abbiamo visto pocanzi, l’ultimo di quella che si presenta come un’ennesima tragedia in seno al mondo delle professioni, è stato condotto dal giudice di pace di Sciacca che, in riferimento all’applicabilità retroattiva dell’art. 9 del D.L. 1/2012 (conv. in L. 27/2012) e del collegato D.M. 140/2012 anche ai giudizi in corso e all’attività svolta precedentemente all’entrata in vigore della misura ministeriale, ha deciso di inoltrare alla volta della Corte costituzionale un esaustivo rinvio. Il parere del giudice di Sciacca è che l’applicazione dei parametri non possa essere retroattiva su un giudizio in corso e a sostegno di tale tesi si propone il rinvio alla Consulta del Tribunale di Cremona. In base a ciò, emerge che l’obiettivo del provvedimento ministeriale sia “spingere gli avvocati a non accettare incarichi non remunerativi e così bloccare l’alluvionale afflusso di processi che intasano le aule di giustizia”, questo anche in virtù della sentenza n. 17405/2012 delle Sezioni Unite della Cassazione. Per concludere, sempre in riferimento alla Consulta del Tribunale di Cremona, nell’ordinanza di rimessione si legge altresì che “svilendo il lavoro degli avvocati, sembra si voglia colpire l’accesso stesso al servizio giustizia per gli stessi cittadini”. Ciò detto, ben si comprendono le grandi aspettative che la categoria forense ripone nell’incontro odierno.