Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
I ruoli e il Paese - Siamo alle solite. I professionisti pretendono un rispetto tanto predicato dalle istituzioni, ma nel concreto praticato da poche di esse. Le domande sono molte e le risposte ancora indefinite. A quanto ammonta la necessità che l’Italia ha dei professionisti? Quale sarà il loro ruolo all’interno di un ordine sociale ed economico che si avvia lungo la strada della riforma? Questo si chiedono i professionisti, questo chiedono a chi guida il Paese in un momento dal travaglio tanto alto. Il coro degli insoddisfatti, di coloro che ancora cercano il proprio posto laddove ogni assetto è ormai saltato, è divenuto voce degli Ordini di rappresentanza e, nello specifico, del presidente del Cup, Marina Calderone. Nel giro delle ultime settimane, il leader delle categorie professionali ha più volte sottolineato la necessaria centralità dei professionisti che, meglio e in maniera più semplice rispetto a quanto avviene per la Pubblica amministrazione, assistono i cittadini nel loro viver quotidiano.
Accesso alle professioni e tariffario – Già con l’articolo 3 del dl. 138/2011, l’allora Governo aveva disposto una riforma delle professioni che poi venne ripresa dalla legge di stabilità n. 183/2011, all’articolo 10. In base a tali provvedimenti, il legislatore intendeva agevolare l’accesso dei giovani alle professioni, questione approfondita dall’articolo 33 della manovra salva Italia che ha individuato il proprio obiettivo nello snellimento delle procedure di ingresso agli Ordini attraverso una riforma unitaria delle rispettive normative. Su questo punto, Marina Calderone risulta particolarmente agguerrita, in quanto non ritiene che vi siano particolari difficoltà d’accesso per i neolaureti che abbiano svolto regolare pratica presso studi professionali accreditati. E’ essenziale, secondo il presidente del Cup, “andare a coniugare le affermazioni di principio con i numeri reali”. Il fatto è che l’ambito professionale è enormemente cresciuto, ciò a dimostrazione che entrare nel circuito non è poi così difficile per chi ne ha le competenze e le potenzialità. “Un settore che negli ultimi anni ha raddoppiato il numero degli iscritti con la metà di essi che hanno meno di 45 anni, può essere definito un sistema con problemi di accessi? – si chiede Marina Calderone – Gli ordini professionali non possono essere responsabili di problemi ascrivibili ad una riforma dei percorsi universitari che nulla ha in comune con le professionalità richieste dal mondo del lavoro”. Il “j’accuse” della Calderone si riferisce, quindi, a un sistema formativo che necessità di riforme molto più radicali di quelle delle quali sono state fatte oggetto le professioni, un riordino che potrebbe permettere maggiori possibilità lavorative ai giovani senza intaccare l’autonomia e la tradizione delle categorie. “Gli Ordini – continua il leader dei professionisti – hanno sempre opposto la volontà di dialogare e di confrontarsi con i temi reali dello sviluppo del Paese, accettando di discutere di riforma nel rispetto però di un settore vitale per l’economia italiana”. Ma non finisce qui. Il discorso imbastito da Marina Calderone riguarda anche il tema delle tariffe, o meglio la soppressione di quelle minime che arriva in ritardo rispetto al galoppo delle categorie. In effetti, già nel 2006 era stata attuata un’abolizione delle tariffe minime, notizia questa che pare esser sfuggita dalle discussioni in atto nell’ultimo periodo.
Professionisti e società – Come lo stesso Mario Monti ha ribadito ieri, nel corso della conferenza stampa di fine anno, la manovra varata e il prossimo pacchetto Cresci Italia genereranno degli episodi recessivi per l’Italia, ma inevitabili per una sperata e ormai quasi certa crescita sociale ed economica. A fronte di ciò, il parere di Marina Calderone è che gli Ordini professionali non potranno esser messi all’angolo in attesa che il cambiamento si realizzi. A dire il vero, l’auspicio è che siano gli stessi professionisti a cogliere le condizioni attuali come occasioni di rinnovamento, ponendosi al fianco dei cittadini per aiutarli a fronteggiare tutte quelle problematiche inevitabilmente conseguite alla concretizzazione delle misure interne alla manovra correttiva. “Chi dovrà essere di aiuto allo Stato nell’attuazione di tutte queste misure?”, chiede ai professionisti la loro guida. Ma si tratta di una domanda che ha in sé la risposta e il presidente del Cup non tarda a palesarla. “Prima di tutto i professionisti senza il cui operato oggi non è possibile presidiare nessuna delle funzioni di tutela dei diritti costituzionali dei cittadini”. Questo il responso categorico di chi vede un’Italia senza professioni alla stregua di un Paese svuotato di componenti vitali. Prospettare una totale assenza degli Ordini professionali ha il medesimo sapore di una torta amara, dove qualche ingrediente della ricetta è venuto meno, e questo le categorie non possono accettarlo, per tale ragione sono chiamate a resistere e a difendersi per difendere, in realtà, l’intero Paese. “Un’Italia senza Ordini – conclude Marina Calderone – equivarrebbe ad un Paese senza ordine, senza regole, votato alla concorrenza selvaggia”.