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Prima rata IMU - Manca poco al primo appuntamento con l’IMU. Ma siamo pronti? Secondo l’Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili, la risposta a tale domanda non può che essere negativa. Quindi no, non siamo pronti. “La prima scadenza IMU è alle porte e a tutt’oggi non è possibile quantificare l’esatto ammontare dell’imposta da corrispondere in quanto i Comuni non hanno ancora deliberato quali aliquote, all’interno del range stabilito dal Decreto che ha introdotto l’imposta, verranno adottate per le varie tipologie di immobili”, con queste parole il presidente dell’Unagraco, Raffaele Marcello, ha spiegato l’opinione della sigla che presiede.
La posizione dell’Unagraco – L’associazione sindacale dei commercialisti e degli esperti contabili non ci sta a seguire incerte direttive ed enigmatiche disposizioni. Pertanto rende nota la propria chiara posizione in merito. Il parere è che l’imposta municipale unica sia stata istituita in maniera incostituzionale, in quanto è stata introdotta per mezzo di un decreto e non di una legge. Ma il giudizio negativo non finisce qui. L’Unagraco indica l’IMU alla stregua di una tassa che “impone un ingente esborso economico ad elevato impatto fiscale e che vede sovvertito anche il dovere dei cittadini di concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva, come previsto dall’art. 53 della Costituzione”.
Il disagio degli studi professionali – Alla luce di ciò, l’associazione di categoria ritiene che gli studi professionali si troveranno davanti all’onere di dover svolgere dei calcoli fondati su ipotesi non certe. Tali impegni, inoltre, andranno a inserirsi in un periodo per nulla scevro di ulteriori incombenze. Il risultato è che tutto ciò non farà che “aggravare la già precaria situazione lavorativa”. “Inoltre – ha concluso Raffaele Marcello - a peggiorare ulteriormente la critica realtà economica dei contribuenti, questa nuova imposta ha abolito una serie di agevolazioni quali ad esempio l’aliquota ridotta per i fabbricati concessi in uso gratuito ai parenti e la possibilità di usufruire dell’aliquota agevolata per abitazione principale per tutti quegli immobili che, seppur al catasto risultano suddivisi, in realtà fanno parte di un’unica unità abitativa. Ne risulta quindi un’imposta sovradimensionata, che non tiene conto dell’andamento finanziario delle famiglie italiane e che incrementa la pressione fiscale già elevata”.