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La lettera - Sul finire della scorsa settimana, in seguito alle dichiarazioni del presidente Renzi in occasione della presentazione del ddl sulla Stabilità, il numero uno dell’Ungdcec Fazio Segantini ha preso carta e penna e si è rivolto direttamente al capo della squadra esecutiva, rimarcando con vigore le specificità del ruolo professionale del commercialista. Il punto sul quale si sofferma Segantini è la velata insinuazione sul fatto che i commercialisti lucrerebbero sulle vessazioni fiscali poste in capo ai contribuenti. E in merito a questo punto, è chiaro, la categoria è in palese disaccordo.
I consigli – Prima di soffermarsi sulla legittima difesa della propria categoria, il leader della sigla sindacale recentemente succeduto a Eleonora Di Vona ha tracciato alcuni consigli in merito alla manovra finanziaria, per quel che concerne il popolo delle Partite Iva. Considerando che i giovani commercialisti appartengono proprio a questa fascia di lavoratori per i quali il ddl prevede delle agevolazioni, Segantini plaude all’iniziativa, ma spiega che sarebbero opportuni alcuni accorgimenti quali: “- favorire l'uscita dal regime ordinario a quello dei minimi senza dover applicare le complicate regole imposte dalla rettifica alla detrazione iva; - semplificare l'uscita dal regime dei minimi per chi supera i limiti previsti per legge (in particolare abolire l'obbligo di ricostruire il credito iva per i beni strumentali con la relativa emersione di una sopravvenienza attiva tassata che riduce i vantaggi del regime stesso per chi l'attività la voglia continuare e far crescere); - rendere standard per ogni categoria ateco i requisiti oggettivi e soggettivi di accesso e l'aliquota (possibilmente mantenendo il 5%) per consentire realmente anche ai non esperti di comprendere la norma in tutti i suoi aspetti”. Detto questo, il presidente dell’Ungdcec si è focalizzato sulla questione inerente al ruolo dei commercialisti.
Il ruolo del commercialista – L’attuale sistema fiscale ha trasformato delle figure professionali di spessore, quali sono appunto i commercialisti, in ‘passacarte’ o ‘postini telematici’, per usare i medesimi termini adottati da Segantini. Uno status che non piace ai commercialisti, sebbene ne abbiano fatto proprie le mansioni in maniera competente e professionale in virtù della consapevolezza di avere un ruolo assimilabile a una sorta di ‘servizio pubblico’ tutelato dall’appartenenza a un ordine professionale. Questo senso del dovere porta i commercialisti a svolgere compiti e mansioni dei quali farebbero volentieri a meno, per tale ragione risulta ingiusto insinuare che tali professionisti guadagnino “‘centinaia’ di euro sulle spalle dei poveri contribuenti vessati da un fisco burocratico e bizantino”. “La nostra professionalità è molto più di questo e di questo ne siamo fortemente convinti, certi della nostra formazione giuridico - contabile e non solo che ci permette di essere al fianco dei nostri clienti imprese e privati con capacità ed esperienza, e qualificati trait d’union tra questi e la pubblica amministrazione di cui spesso colmiamo lacune e mancanze a ‘costo zero’”, scrive Segantini. Ora, considerando che il mondo dei commercialisti è un mondo fatto di competenze, formazione ed esperienza, è chiaro che essi rifiutino un’equazione che li assimilerebbe a degli sciacalli pronti a guadagnare sulle debolezze del sistema fiscale. Ciò appurato, il presidente dell’Unione ribadisce l’apertura al confronto e al dialogo quale caratteristica costante della categoria, invitando il capo del governo al Forum delle Professioni che si terrà il 12 dicembre 2014 nella Capitale.