24 dicembre 2012

Ungdcec: “doppio binario” per le professioni

La riforma delle non regolamentate genera caos tra le attività già organizzate in Albi e collegi.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La legge per le non regolamentate - La scorsa settimana il Parlamento ha dato il proprio nulla osta alla legge che mette ordine nel comparto delle professioni non regolamentate. Abbiamo avuto modo di constatare che diverse associazioni categoria (sigle ordinistiche) hanno dato voce al proprio sdegno non alimentato da timori concorrenziali, bensì inerenti alla tutela degli utenti. Si è inserita in questo ricco momento di riflessione anche l’Unione nazionale dei giovani dottori commercialisti e degli esperti contabili guidata da Eleonora Di Vona.

Il “doppio binario” -
“Non si tratta di una profezia che si autoavvera (da tempo l’Unione si è pronunciata sulla strana piega che stava prendendo la questione della regolamentazione di quelle attività intellettuali) ma dei fondati timori di chi ha già da tempo inteso le dinamiche e gli interessi più o meno palesi sottostanti alla manovra”, esordisce l’Unione. Il punto è che, secondo la sigla sindacale, andrebbe così a delinearsi una sorta di “doppio binario” sul quale, da un lato, si pongono le categorie ordinistiche, che hanno subito nell’ultimo anno invasive modifiche all’insegna della liberalizzazione, dall’altro quelle non regolamentate, che invece hanno beneficiato di un restyling della struttura normativa inerente a “formazione, codice deontologico, sanzioni disciplinari, tutela degli utenti”.

Le distinzioni – In ogni caso, l’Unione non punta l’indice contro tutte le categorie professionali non regolamentate destinatarie della legge, in quanto ben comprende che tra di esse vi sono delle professioni nuove che necessitano di un impianto dispositivo di riferimento. Il problema insorge quando, tra le non regolamentate, spuntano professioni la cui attività è già appannaggio di categorie i cui iscritti hanno dovuto affrontare l’esame di Stato. E la categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili “fa parte della seconda specie e per la quale esiste un ordinamento, nella formulazione del decreto legislativo n.139/2005, e un corpo professionale vivo e vegeto”. Ciò detto, all’Unione sarebbe parso molto più logico escludere dai destinatari di una legge sulle “professioni non organizzate in ordini e collegi”, quelle attività che sono effettivamente organizzate in ordini e collegi, quali ad esempio la consulenza tributaria e aziendale. “Il disappunto dell’Unione viene appunto dal non aver escluso dalla nuova legge quelle attività per le quali esiste già un corpo professionale e per le quali le ragioni della tutela dell’utenza (dal lato della domanda dei servizi professionali) e del rispetto delle regole della concorrenza (dal lato dell’offerta dei servizi professionali) non reggono affatto”.

Legittimi sospetti – Ciò detto, la sigla sindacale dei giovani commercialisti ritiene che alle spalle di una siffatta legge vi siano stati dei giochi di potere promossi e avanzati “da associazioni che afferiscono ad attività radicate nel tessuto economico”. L’Unione ha pertanto dichiarato che “se da un lato c’è l’esigenza di offrire riferimenti e confini ad attività nuove che si vanno diffondendo, dall’altro emerge chiaramente la volontà di riconoscere piena legittimità a soggetti che, per averle, avrebbero solamente dovuto accettare le regole già previste e seguire l’iter formativo disciplinato nel sistema ordinistico”.

Conclusioni sul bene comune –
“In un ragionamento per il bene di tutti, ci chiediamo cosa tributi professionalità a una prestazione: se l’aver creato una nuova casa per esercenti attività intellettuali oppure il rispetto di un percorso formativo e l’adesione obbligatoria a un sistema di regole, come previsto dagli ordinamenti professionali”. In definitiva, questa legge non fa altro che generare confusione su un concetto che finora è stato di semplice comprensione, vale a dire sull’identità e il ruolo del libero professionista, individuo oggi arduamente riconoscibile.

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