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Lo sdegno dell’Unione - La questione del Registro dei revisori legali è ormai giunta a un punto che non sembrerebbe errato definire di “non ritorno” e di confusione. Si tratta di una questione che appare ai più alla stregua di un groviglio di fili senza via d’uscita. “Cartina di tornasole di una burocrazia statale”, l’ha definita l'Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, diffondendo ieri un forte comunicato stampa nel quale sottolineava lo sdegno della fascia di professionisti rappresentata dalla sigla. Secondo il direttivo dell’Unione, infatti, le scelte governative si mostrano come l’ennesimo disinteresse nei confronti dei problemi reali dell’Italia, sacrificati in virtù di una più completa estensione della presenza esecutiva volta a “gestire direttamente tutto quello che le è possibile arraffare”.
Le vere priorità – Ma quali sono le priorità essenziali che i governanti non hanno saputo o non hanno voluto riconoscere? Ebbene, il parere della sigla di categoria guidata da Eleonora Di Vona è abbastanza chiaro. L’Unione ritiene che si sia dato largo spazio a questioni che andavano bene così com’erano, mentre chi di dovere pare essersi dimenticato di temi scottanti a causa dell’urgenza di rinnovamento… urgenza che evidentemente non è stata rispettata. “Le vere priorità – spiegano dall’Unione - avrebbero dovuto essere quelle concernenti l'equipollenza tra i percorsi formativi di accesso alla professione di commercialista e alla funzione di revisione legale, tanto più oggi che, a seguito della riforma degli ordinamenti professionali attuata da questo Governo, si è creato un disallineamento nella durata dei due tirocini”. Purtroppo però il triste giudizio della sigla sindacale è che gli amministratori di questo Paese abbiano ritenuto molto più importante e prioritario “assicurare a se stessi e ai loro colleghi la gestione diretta del registro, per altro dando seguito a questa loro mira, da tempo coltivata, con norme di attuazione confuse, pasticciate e, una volta ancora, assolutamente prive del minimo sindacale della decenza, a cominciare dall'assenza di una disciplina transitoria chiara e non penalizzante per tutti quei giovani che sosterranno l'esame di Stato per dottore commercialista nei prossimi mesi e rischiano concretamente, quanto assurdamente, di doverne sostenere pure un secondo per iscriversi al registro dei revisori legali”.
L’accesso ai giovani e l’amara conclusione dell’Unione – Lapalissiano quindi sottolineare, alla luce del disincanto espresso dall’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili, quanto il proclamato canale preferenziale per concedere ai giovani un accesso meno difficoltoso alla professioni si sia perso di vista. I mercati professionali risultano, oggi più che mai, chiusi ai giovani. E la scelta di “strappare” ai commercialisti la gestione del Registro dei revisori legali ne è un’ennesima dimostrazione. Intatti l’Unione se ne chiede il motivo, visto che finora il lavoro del Cndcec è stato considerato all’unisono come efficiente e poco dispendioso. Ora saranno i funzionari della lenta burocrazia statale ad occuparsene. “E' proprio vero – conclude la nota dell’Ungdcec - allo Stato non interessa controllare che le regole vengano rispettate da chi gestisce; allo Stato interessa solo gestire e, divenuto controllore di se stesso, farlo secondo logiche che nulla hanno a che vedere con quella efficienza ed economicità che, in questi anni, nella gestione del registro sono state assicurate”.