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La sospensione - È di lunedì la notizia della sospensione dei procedimenti elettorali, previsti per il 20 febbraio. La decisione è stata presa dal Consiglio di Stato in seguito al ricorso in appello avverso l’Ordinanza 736/2013 del Tar del Lazio, promossa da alcuni esponenti del vecchio Consiglio nazionale. La sospensione si protrarrà fino al prossimo 12 marzo. Questo è lo scenario nel quale si inserisce il commento diffuso nel tardo pomeriggio di ieri dall’Unione nazionale giovani dottori commercialisti ed esperti contabili.
Nessuna protezione per la categoria - Dal canto suo, l’Unione legge il nuovo tassello dell’iter che porterà alle prossime elezioni come una conferma di quanto la stessa sigla di categoria aveva esposto nei mesi scorsi. “Non decidendo e disponendo la ripetizione delle elezioni, il Ministero della Giustizia ha fatto tutto tranne che proteggere la Categoria dal clamore mediatico che esso stesso, con le sue mancate decisioni e piroette interpretative, aveva in modo determinante concorso a creare”, queste le posizioni dell’Unione, peraltro già ampiamente illustrate nel recente passato.
Le certezze – Pertanto, in una situazione di totale insicurezza e disequilibrio, l’Unione individua due sole certezze, estrapolandole dalle disposizioni diffuse dal Consiglio di Stato. La prima riguarda la triste consapevolezza che a farne le spese saranno ancora una volta gli iscritti, ossia i 114 mila commercialisti ed esperti contabili che assistono “sempre più increduli di fronte a vicende cui nemmeno la peggiore politica ci aveva abituato”. La seconda certezza concerne proprio quello che l’Unione indica come un controverso atteggiamento del Ministero, che fa e disfa a proprio piacimento. “Bastava che il Ministero adottasse a settembre il criterio interpretativo che si è dato a gennaio, sconfessando se stesso con incredibile soavità, e nulla di tutto questo sarebbe accaduto”, sottolinea la sigla sindacale.
Riequilibrare i disequilibri – Proprio alla luce del disastroso atteggiamento dimostrato dalla sede ministeriale, l’Unione ha delineato la possibilità di agire contro il Ministero a causa del “grave danno d’immagine” che ha procurato alla categoria. “Quando un commercialista sbaglia e cade in contraddizioni interpretative così grossolane, paga. Nella pubblica amministrazione, invece, per gli alti dirigenti sembrerebbe non esistere il concetto di responsabilità che, viceversa, proprio loro per primi, pretendono di applicare con severità e, spesso, inelasticità a liberi professionisti e imprenditori. Fino a quando non verrà corretto questo assurdo squilibrio, questo Paese, prima ancora che questa Categoria, non avrà futuro”.