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Un soggetto sindacale unitario - Esclusi dal tavolo operativo al quale si sono riunite recentemente tutte le categorie sindacali dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, i rappresentanti del SiC hanno sottolineato ancora una volta l’esigenza di trovare l’unità. Lungi dal voler polemizzare, il Sindacato italiano Commercialisti ha come obiettivo esclusivo il ripristino, tra le forze interne alla categoria, del principio unitario. A tal proposito la sigla sindacale non ha mai fatto distinzione tra i suoi iscritti, aprendosi alle diverse anime professionali che costituiscono l’intera categoria. Questa è la ragione che ha spinto il Comitato direttivo del sindacato a scrivere alle altre sigle, chiedendo di incamminarsi insieme verso quella unità che per troppo tempo è stata calpestata e dimenticata. “Non hanno più molto senso una serie di sindacati deboli e autoreferenziali. Avrebbe invece molta importanza oggi un soggetto unitario (tavolo di concertazione, federazione, cabina di regia… non ha importanza il nome), magari con varie anime o delegazioni al proprio interno. Abbiamo bisogno di parlarci senza pregiudizi. E’ anacronistico nell’era della globalizzazione un sindacato legato al territorio, o alla diversa formazione culturale ( Dottori o Ragionieri) o alla diversa età anagrafica dei Colleghi ( Unione Giovani) e questo perché la nostra Categoria è a rischio di sopravvivenza e solo rafforzando l’associazionismo Sindacale potremmo considerarci ancora “vivi”. Con o senza il Consiglio Nazionale”, scrive il SiC.
Il lavoro costante - Il SiC ha sempre fatto la sua parte, senza mai lesinare un impegno concreto e fattivo mirato a tutelare gli interessi e i diritti dei commercialisti, siano essi dottori o ragionieri, giovani o anziani. Dal 2010, con il tavolo di lavoro istituito insieme a Unagraco, Andoc e ADC, fino al 2012, con la manifestazione “Resistere per continuare ad esistere” che vide la partecipazione di Unico, Unagraco, Andoc, Associazione Nazionale Commercialisti e Associazione commercialisti della Campania, per giungere ad oggi con la questione di GERICO, il SiC è stato sempre presente nella vita di categoria, ponendosi in prima fila quando è stato necessario rimboccarsi le maniche e farsi sentire. “Per questi motivi non ci aspettavamo l’esclusione dal tavolo dei Sindacati che si è venuto a creare in questo periodo per supplire l’assenza del CN fino a nuova nomina. Noi, pur avendo richiesto l’accredito al Consiglio Nazionale, non siamo mai intervenuti all’Assemblea dei Presidenti perché non c’era interlocuzione ed il Consiglio non rispondeva mai qualsiasi fosse stato l’argomento, la critica o la proposta in discussione e pertanto ci sembrava autoreferenziale ed inutile la nostra presenza. Le difficoltà di oggi avrebbero potuto essere l’occasione per unificare le forze sindacali ed auspichiamo che questo possa essere almeno in futuro”.
Le sorti della categoria – Inoltre, pur non avendo una struttura organizzata stabilmente, il Sindacato italiano Commercialisti non ha mai gettato la spugna, ma oggi si rende conto che senza una rete di appoggio con le altre forze sindacali il cammino può essere ancora più difficile, soprattutto se si vogliono raggiungere risultati alti e soddisfacenti per tutti. Pertanto, accanto alla pretesa di maggiore unità, il SiC chiede altresì una più forte responsabilità da parte di chi ha guidato o ha avuto la speranza e il desiderio di guidare la categoria. “Non sappiamo chi sarà il vincitore di questa battaglia ma di sicuro la nostra Categoria ha già perso immagine, credibilità e forza. Purtroppo da molto tempo. Crediamo pertanto che: • i ricorsi giurisdizionali fatti contro altri Colleghi per motivi elettorali siano ricorsi contro la Categoria (e quindi anche contro sé stessi); • con questi comportamenti alcuni Colleghi abbiano creato discredito al prestigio della nostra professione in violazione dell’articolo 11 del codice deontologico con l’aggravante di essere al governo della Categoria. Non ci interessa la ‘resa dei conti’ ma crediamo che pur senza ingenerare ulteriori litigiosità, una verifica sotto il piano disciplinare al momento giusto debba essere quanto meno valutata e quel tavolo dal quale siamo stato a nostro avviso ingiustamente esclusi sarebbe la sede più idonea. Tutto questo a meno di un azzeramento dei contenziosi in essere con rinuncia espressa da parte di tutti i contendenti, facendo salvi come è ovvio che sia gli eventuali profili di responsabilità penale”.