FATTURA ELETTRONICA

7 dicembre 2018
Categorie: Iva > E-Fattura

Reverse charge, cosa fare con la fattura elettronica

Autore: Sandra Pennacini
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Volendo affrontare la questione delle fatture passive soggette ad “integrazione” ai fini IVA, occorre innanzi tutto effettuare una fondamentale distinzione tra le operazioni soggette a reverse charge “esterno”, ovvero attuato a seguito della ricezione di una fattura intracomunitaria per acquisto di beni o servizi, oppure a seguito della ricezione di una fattura extracomunitaria per acquisto di servizi, dal cd. reverse charge “interno”, ovvero tutte quelle fattispecie previste dall’articolo 17 del D.P.R. 633/72, quali, ad esempio, un servizio di pulizia.

Integrazione IVA di fattura estera
Questa distinzione è di basilare importanza poiché quando avremo a che fare con una fattura estera soggetta ad integrazione (acquisto intracomunitario o acquisto di servizio extracomunitario), nulla cambierà nella consueta operatività. Occorre infatti ricordare che le normative in materia di fatturazione elettronica interessano solo i soggetti nazionali o stabiliti (e non più, come inizialmente previsto, i soggetti identificati), quindi l’operazione passiva estera è del tutto fuori dal regime e-fattura, mentre rientra a pieno titolo nella nuova comunicazione mensile, il cd. “esterometro”.

La comunicazione delle operazioni transfrontaliere
In sostanza, le fatture estere ricevute confluiranno in una sorta di spesometro, colloquialmente denominato “esterometro”, dedicato esclusivamente all’estero. Si tratta della Comunicazione mensile delle Operazioni Transfrontaliere. Tale comunicazione dovrà essere presentata entro la fine del mese successivo a quello di avvenuta contabilizzazione del documento di spesa estero. Una particolare attenzione dovrà quindi essere posta alle tempistiche, che risultano particolarmente ristrette, mentre dal punto di vista dell’operatività contabile non cambierà nulla.

Integrazione IVA di fattura nazionale
Da trattarsi in maniera diametralmente opposta è invece il caso di reverse charge interno. Alla ricezione di una fattura interna soggetta a reverse charge occorre, come noto, procedere con l’integrazione dell’IVA, ma trattandosi di operazioni interne tutto questo va ad interessare il Sistema di Interscambio.

Occorre quindi adottare un procedimento tecnico atto a far “conoscere” l’integrazione operata al SDI, il tutto avendo a monte un file fattura XML, e come tale non modificabile né integrabile direttamente.

Tutto questo è fattibile secondo due diverse soluzioni percorribili.

Integrazione con separato documento
La prima, già a suo tempo annunciata dalla Circolare 13/E del 2 luglio 2018, prevede la predisposizione di un documento aggiuntivo, nel quale viene esplicitata l’integrazione. Tale documento, precisa la Circolare, dovrà contenere “sia i dati necessari per l’integrazione sia gli estremi della stessa” e dovrà essere allegato al file fattura che ha originato la necessità di procedere con l’integrazione. Il fatto che il documento di integrazione, previsto da questa prima soluzione, debba essere allegato alla fattura originaria deve essere tradotto nell’obbligo di conservazione sostitutiva del medesimo in allegato insieme al file xml originario. Da ciò discende un problema di carattere tecnico: se si utilizzano servizi di conservazione sostitutiva “privati” non vi sarà alcuna difficoltà a procedere in tal senso, ma se si utilizza il servizio gratuito dell’Agenzia delle Entrate ciò non sarà possibile, poiché non è possibile inviare documenti in conservazione che non siano gli XML che transitano dal sistema, ed inoltre perché la fattura originaria all’atto della ricezione viene automaticamente portata in conservazione – in caso di adesione al servizio -, dunque prima che venga operata l’integrazione.

Integrazione mediante autofattura elettronica
Per quanto sopra esposto, Assosoftware aveva proposto di considerare come valevole l’avvenuta integrazione sui libri contabili, senza necessità di produrre documenti aggiuntivi da inviare in conservazione, ma sfortunatamente questo suggerimento non è stato colto dall’Amministrazione finanziaria, che, nel corso degli ultimi forum tenutisi con la stampa specializzata, e successivamente pubblicando le Faq, ha fornito la soluzione tecnica affinché si possa procedere con integrazione anche laddove si utilizzi il servizio di conservazione gratuito delle Entrate.

I funzionari intervenuti, infatti, hanno segnalato come l’integrazione (che di fatto si presenta come una autofattura che richiama il documento originario da cui scaturisce l’obbligo di integrazione dell’imposta), possa essere predisposta mediante “autofattura elettronica”, codice TD20. Predisponendo l’operazione di integrazione in elettronico, questa potrà essere trasmessa al sistema di interscambio, e così operando anche tale file XML verrà portato automaticamente in conservazione sostitutiva dal servizio dell’Agenzia delle Entrate. Chiaramente, in questo caso, il documento di integrazione non sarà conservato abbinato al documento originario, ma comunque conosciuto e conservato dall’Agenzia.

Conclusioni
In conclusione il quadro sin qui tracciato, per quanto riguarda il processo di integrazione di fatture soggette a reverse charge interno, risulta alquanto curioso. Se si predispone un separato documento, infatti, l’informazione non viene trasmessa al sistema di interscambio, ma solo “custodita” con la fattura originale grazie ad un servizio di conservazione sostitutiva a pagamento. Diversamente, se si procede con autofattura elettronica, l’informazione perviene al Sistema di Interscambio e viene da questo conservata, ma non abbinata alla fattura originaria. Sul punto è quanto mai opportuno che si intervenga con una semplificazione delle procedure, magari nel senso indicato da Assosoftware, il che obbligherebbe tutti ad adottare la procedura di auto fatturazione in formato XML.

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