24 settembre 2012

LA MIA IGNORANZA… UNA SCELTA…!

A cura di Antonio Gigliotti

Mancano ormai poche settimane alle elezioni del nuovo Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Commercialisti e la campagna elettorale si intensifica, soprattutto si susseguono gli ultimi “assi nelle maniche” di chi cerca il consenso nell’adulazione. Ma il tempo di promesse, tanto belle, quanto non mantenibili, è oramai finito.

Meglio qualche sogno in meno e più realismo, magari condito da progettualità e competenza. Si dovrebbe infatti parlare delle questioni interne, dei bisogni dei professionisti che devono adattarsi a continui – forse eccessivi – cambiamenti.

Ci sono decine di migliaia di commercialisti che svolgono la professione in solitudine, senza ricevere alcun aiuto da chi dovrebbe rappresentarli. I contenuti delle discussioni dovrebbero essere tecnici, è semplice: cosa serve alla Categoria, quali sono gli obiettivi e soprattutto qual è l’apporto che si può dare alla società.

Purtroppo però la politica di Categoria assomiglia sempre più alla politica politicante. Si sente discutere dei grandi temi, forti ambizioni dimenticando le ragioni primarie, tralasciando il perché, si elegge un Consiglio Nazionale.
D’altronde questi ultimi anni ci hanno abituato a questo, a trascurare la base alla ricerca della visibilità nazionale per chissà quali scopi che vanno ben al di là della Categoria.

Ora in campo ci sono due liste, ognuna fa il proprio gioco. Presenta un programma e poi si dovrebbe decidere per chi votare. Ma questo, che sembra essere un requisito minimo, diventa un tema di grande rilievo e dibattito. Come considerare seriamente una proposta quando chi la esprime incarna una contraddizione vivente?

Mi spiego meglio. L’attuale Presidente si ricandida. Lo stesso aveva promesso, durante la scorsa campagna elettorale, inserendolo addirittura nel suo programma, che non si sarebbe più ripresentato. Aveva dato la sua parola. Ora chissà perché se l’è rimangiata. Nessuno gli aveva chiesto questo impegno, lui l’ha preso. Doppia figuraccia.
Ciò nonostante continua, girando per l’Italia, a fare promesse sulla base di un presunto progetto di rinnovamento. Certo! Perché le sue parole non pesano, ma servono a sedurre chi ha bisogno di speranza e chi di poltrone. E’ facile dare in cambio parole, perché non costano e spesso si dimenticano in fretta.

Noi, per fortuna, sebbene ignoranti, abbiamo una buona memoria (a volte alcune mancanze vengono compensate con altre qualità). Quel “non mi ricandiderò” ce lo ricordiamo bene e siamo qui a ribadirlo, perché questa promessa rimangiata come se niente fosse contribuisce a rendere poco credibile qialsiasi altro programma che lo stesso presenterà.
Non ci si può fidare di nuovo, salvo non ci siano altri interessi a tenere legati. Oltre alle parole al vento, a testimoniare il fallimento dell’attuale Presidente sono i risultati, anzi i “non risultati” ottenuti. La Categoria è allo sfacelo. Lo sanno bene tutti colori che sono costretti a lavorare sopra le loro forze per mandare avanti lo studio, dove vivono la maggior parte del loro tempo. Niente weekend. Niente domeniche e a volte niente ferie.

Giorni fa Un collega mi diceva: “caro Antonio, vinceremo lo stesso. Ma se potessero votare gli iscritti non ci sarebbe storia e la squadra capeggiata dall'attuale presidente farebbe una misera figura”.
Questa esternazione mi ha fatto molto riflettere e a voce alta mi sono chiesto: scusate, ma allora chi vota? A votare – mi rispondono – è il Consiglio dell’Ordine. A questo punto è sorta in me un’altra domanda che ho prontamente manifestato: ma se il Consiglio dell’Ordine viene eletto dagli iscritti, quest’ultimo non dovrebbe rappresentare comunque la volontà della base?
Questa volta è intervenuto un collega più anziano, spiegandomi (vista la mia evidente ignoranza) che non sempre le cose sono come sembrano. Lo stesso collega poi mi ha chiarito che la campagna elettorale è tutt’altra cosa da quello che uno si immagina. Gli ideali non sono importanti, anzi non c’entrano neanche nel dibattito. Almeno per coloro che sono al potere e vogliono a tutti i costi mantenerlo.

Come si può altrimenti spiegare che la quasi totalità dei colleghi, che rappresentano la base, sono scontenti dell’attuale situazione, quindi arrabbiati soprattutto con chi in questi ultimi anni è stato incapace di rappresentarli?

A questo punto mi son fermato un attimo a riflettere e sono giunto alla conclusione che a volte è meglio restare ignoranti se questo può servire a non entrare in contatto con certi meccanismi...
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