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6 maggio 2021
Categorie: Professionisti > Varie

La digitalizzazione del sistema fiscale e le novità legislative delineano il futuro degli studi professionali

Autore: Luca Macrì e Centro Studi Fiscal Focus
dylog
“La nascita di una cultura digitale che pervada non solo il settore produttivo, ma l’intera società italiana”. Con queste parole il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Ernesto Maria Ruffini, in audizione alla Commissione Finanze della Camera dei Deputati al termine del 2020, commenta i risultati dell’introduzione della fatturazione elettronica.

La digitalizzazione è ormai una realtà sempre più presente all’interno degli studi professionali, come confermano i dati di spesa ICT di commercialisti, consulenti del lavoro e avvocati che hanno raggiunto un valore di 1,497 miliardi di euro nel 2019. La ricerca dell’Osservatorio Professionisti ed Innovazione digitale del Politecnico di Milano ha confermato il trend di crescita delle tecnologie digitali all’interno degli studi professionali, trainata soprattutto dagli obblighi della fattura elettronica e del registro dei corrispettivi telematici, ma anche dalla crescente diffusione della cultura digitale avvenuta in particolar modo in questo periodo di emergenza sanitaria.

La portata dei cambiamenti tecnologici è stata inoltre analizzata dalla Commissione di Studio UNGDCEC "Professionista e studi professionali - digitalizzazione, organizzazione, responsabilità e riforma delle professioni" attraverso un documento intitolato “Il Dottore Commercialista 4.0: sfide e opportunità della digitalizzazione”. La Commissione di Studio ha evidenziato gli impatti della tecnologia sugli studi professionali. In particolare, la progressiva digitalizzazione del sistema fiscale, tra cui l’introduzione della fatturazione elettronica, delle dichiarazioni precompilate ed analoghe future modifiche, produrranno un’inversione di tendenza di quelle che oggi sono le attività tradizionali e spesso il core business degli studi (contabilità, dichiarazioni fiscali, ecc.). Gli studi professionali occuperanno sempre meno risorse al proprio interno a vantaggio di altre attività consulenziali a maggior valore aggiunto.

Nel documento, la Commissione di Studio ragiona su come la tecnologia avrebbe cambiato l’operatività all’interno degli studi professionali, intravedendo grazie alla tecnologia meno manualità negli adempimenti e più tempo alla consulenza.

I servizi offerti dagli studi professionali ai loro clienti avranno un contenuto più innovativo, trovandosi sempre più calati in attività legate al processo di informatizzazione e digitalizzazione aziendale, soprattutto con riferimento alle imprese meno strutturate e più lontane dalla digitalizzazione, che rappresentano la prevalenza del tessuto imprenditoriale italiano.

In un mondo in cui la digitalizzazione si sta espandendo a macchia d’olio, il ruolo dei professionisti, ed in particolare dei Commercialisti, è centrale concentrandosi in questa figura professionale competenze trasversali tali da poter rappresentare una “guida” per l’imprenditore nell’affrontare la “rivoluzione digitale”.

Attualmente, le tecnologie utilizzate dagli studi professionali sono la firma elettronica, che viene utilizzata dal 96% dei commercialisti e consulenti del lavoro e dal 98% degli studi legali e la firma digitale remota, che utilizzano il 90% dei commercialisti e il 79% dei consulenti del lavoro e il 78% degli avvocati.

Ancora troppo poco utilizzate ma di indubbio interesse sono le soluzioni di conservazione digitale e i servizi di Cloud Computing. Implementarne l’uso nei prossimi anni creerà un valore innovativo per le modalità di relazione con il cliente.

Mentre sebbene i numeri confermino un aumento della digitalizzazione, mancano ancora competenze in alcuni asset, come le cosiddette tecnologie di frontiera come l’Intelligenza Artificiale utilizzata solo dall’8% dei commercialisti e della Blockchain conosciuta solo dall’1% dei commercialisti .

I profili digitali degli studi professionali- Dopo aver dato evidenza dei principali servizi tecnologici utilizzati dagli studi professionali, l’Osservatorio Professionisti ed Innovazione digitale del Politecnico di Milano ha suddiviso in quattro gruppi gli studi professionali, in ordine di competitività:
  • I “Fragili” sono gli studi più deboli, che necessitano di una strategia di cambiamento; le competenze professionali sono elevate ma spesso eccessivamente focalizzate su aree di servizio standardizzate, mentre i modelli organizzativi e di business si limitano prevalentemente a un’economia di vicinato.
  • I “Vulnerabili” sono gli studi che hanno raggiunto un buon livello di stabilità, ma sono ancora standardizzati in termini di servizi offerti, processi lavorativi e competenze interne.
  • I “Resilienti” sono gli studi che di fronte alla difficoltà sanno reagire velocemente, dimostrando elevata capacità di adattamento e di garantire alla clientela trasparenza, efficacia e continuità dei servizi.
  • Gli “Antifragili”, infine, sono gli studi con i modelli organizzativi e di business più evoluti, una cultura innovativa e la capacità di saper cavalcare le difficoltà trasformandole in opportunità.

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Credito d’imposta per software strumentali: un’opportunità da non sottovalutare per il professionista- Una delle più grandi novità introdotte con la conversione del super-ammortamento in credito d’imposta per beni strumentali, operata dalla L. 160/2019, è stata sicuramente la possibilità per i professionisti, esclusi dal superammortamento, di poter accedere al credito per beni strumentali materiali “ordinari”.

Tale precisazione è d’obbligo in quanto invece il credito per i beni materiali e immateriali di cui agli allegati Allegato A e B alla L. 232/2016 (i beni dell’industria 4.0 per intenderci) non può essere richiesto. L’opportunità diventa poi particolarmente vantaggiosa per i professionisti in regime forfettario, per i quali l’utilizzo del super-ammortamento non destava a prescindere particolare interesse in virtù della determinazione forfettaria del reddito e per i quali al contrario è ora possibile compensare l’imposta forfettaria con tale credito.

Tale agevolazione si è poi arricchita ulteriormente con l’ultima legge di bilancio, L.178/2020, la quale ha esteso il credito d’imposta per beni “ordinari” anche ai beni immateriali. Tutti i beni immateriali fino a prima davano diritto di maturare un credito d’imposta solo se rientranti nell’Allegato B alla L. 232/2016, e quindi solo se ad alto contenuto innovativo, oppure se ricompresi in uno dei beni materiali, sempre altamente innovativi, di cui all’Allegato A alla L.232/2016. Questo non rendeva possibile richiedere il credito per tutti quei software di gestione aziendale ordinaria, dalla contabilità alla tenuta del magazzino, i quali in virtù dello scarso contenuto innovativo e della mancata interconnessione con il sistema aziendale non possedevano i requisiti soggettivi per accedervi.

Tale estensione risulta dunque estremamente rilevante soprattutto per i professionisti, considerato che buona parte del lavoro passa attraverso l’utilizzo di software. Il credito presenta le medesime caratteristiche di quello previsto per i beni materiali “ordinari”, per cui è pari al 10% del costo fino ad un massimo di 1 milione (limite di spesa minore rispetto al credito per beni materiali per i quali il limite è di 2 milioni) per gli investimenti effettuati tra il 16 novembre 2020 e il 31 dicembre 2021 (o 30 giugno 2022 in caso di prenotazione entro il 31 dicembre 2021) mentre è pari al 6% per quelli effettuati dal 1 gennaio 2022 al 31 dicembre 2022 (o 30 giugno 2023 in caso di prenotazione entro il 31 dicembre 2022).
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