26 novembre 2022

Abitazioni contigue. Beneficio IMU condizionato all’unificazione

Cassazione tributaria, ordinanza depositata il 25 novembre 2022

Autore: Paola Mauro
L’agevolazione I.M.U. non si estende all’abitazione contigua a quella principale del contribuente in assenza dell’unificazione catastale, non essendo sufficiente la mera possibilità di loro “reductio ad unitatem”.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza n. 34813/2022 della Corte di cassazione (Sez. VI-5), depositata il 25 novembre.

Il caso - La Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha annullato la ripresa a tassazione operata dal Comune ai fini IMU, ritenendo la spettanza dell’agevolazione per la “prima casa” anche in relazione all’unità immobiliare acquistata dal contribuente e contigua a quella preposseduta, pur mancando l’unificazione formale tra le due.

La C.T.R., precisamente, ha ritenuto sufficiente, per potere godere del beneficio fiscale in discorso, oltre alla dimora abituale e anagrafica del possessore e del suo nucleo familiare, la mera ascrivibilità (e non anche la effettiva iscrizione, poi comunque concretizzatasi) del complesso abitativo come unità singola nel Catasto edilizio urbano.

Ebbene, l’Ente impositore ha impegnato la decisione del Giudice di secondo grado presso la Suprema Corte, ottenendo un verdetto a sé favorevole.

Rinviando, infatti, alla propria precedente pronuncia n. 17015/2019 (che prosegue nel solco tracciato da Cass. n. 20368/2018), la Sottosezione tributaria del “Palazzaccio” ha osservato che, con riguardo all'agevolazione prevista per l'I.M.U. dal D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, art. 13, comma 2, convertito, con modificazioni, nella L. 24 dicembre 2011, n. 214, il tenore letterale della norma in esame è chiaro, diversificandosi in modo evidente dalla previsione sull'ICI in tema di agevolazione relativa al possesso di abitazione principale, oggetto di diversi interventi normativi.

Il citato D.L. n. 201 del 2011, art. 13, comma 2, per quanto qui rileva, statuisce che «L'imposta municipale propria non si applica al possesso dell'abitazione principale e delle pertinenze della stessa, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9. Per abitazione principale si intende l'immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore ed il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente»; ciò comporta, per un verso, la non applicabilità della giurisprudenza di legittimità formatasi in tema di ICI, riferita a unità immobiliari contigue che, pur diversamente accatastate, siano destinate a essere in concreto utilizzate come abitazione principale del compendio nel suo complesso (cfr. Cass. Sez. V n. 25902/2008; Cass. Sez. V, n. 25279/2009; Cass. Sez. 5 n. 3393/2010; Cass. Sez. VI-5 3011/2017), per altro la necessità che in riferimento alla stessa unità immobiliare tanto il possessore quanto il suo nucleo familiare dimorino ivi stabilmente e vi risiedano anagraficamente.

Non va poi dimenticato l'orientamento costantemente espresso dalla giurisprudenza di legittimità, in ordine alla natura di stretta interpretazione delle norme agevolative.

Pertanto, con riferimento all'Imposta Municipale Unica (I.M.U.), l’accesso all’agevolazione “prima casa” presuppone l’effettivo accatastamento unitario degli immobili contigui, e – afferma la Suprema Corte – «non incide su tale soluzione il recente dictum del giudice delle leggi (cfr. Corte cost. 13/10/2022, n. 209) […]».

Il rinvio - In conclusione, il Collegio di legittimità ha accolto il ricorso del Comune e disposto il rinvio della causa alla C.G.T. II grado del Lazio, in diversa composizione, per la rinnovazione del giudizio.
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