11 marzo 2022

Credito del professionista. Una missiva interrompe la prescrizione

Cassazione civile, ordinanza del 10 marzo 2022

Autore: Paola Mauro
La missiva al cliente che ben individua l’affare per cui è preteso il pagamento del compenso interrompe la prescrizione del credito del professionista, anche quando non è indicato l’importo.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza n. 3934/2022 della Corte di Cassazione (Sez. VI-2 civ.), depositata il 10 marzo.

Il caso - Molto brevemente, il giudizio riguarda un avvocato che ha ottenuto dal Tribunale l’emissione di un decreto ingiuntivo concernente il compenso per l’attività difensiva da lui prestata in favore di un’Azienda Ospedaliera.

Quest’ultima ha proposto opposizione eccependo la prescrizione del diritto di credito per l’inutile decorso del termine decennale, in mancanza di validi atti interruttivi.

L’adito Tribunale di Roma ha accolto l’eccezione di prescrizione e, quindi, ha disposto la revoca dell’ingiunzione di pagamento.

Dal canto suo il professionista ha proposto ricorso in Cassazione focalizzando, tra l’altro, l’attenzione sulla missiva inviata all’Ente debitore, con la quale sollecitava il pagamento.

Ebbene, mentre il Tribunale ha escluso l’idoneità di tale documento a interrompere il corso della prescrizione, la Suprema Corte ha accolto l’impugnazione del legale, in considerazione del contenuto sostanzialmente chiaro e univoco della missiva in discussione.

Ragioni del rinvio - Il Tribunale capitolina ha escluso che la missiva potesse valere come messa in mora, nonostante la stessa – come evidenziato dal ricorrente – indicasse la volontà del creditore di esercitare la pretesa e contenesse un esplicito riferimento al processo in cui era stato svolto il patrocinio.

Nell’accogliere il ricorso per cassazione proposto dal legale, i Massimi giudici evidenziano come la lettera in discorso, lungi dal contenere una generica sollecitazione di pagamento di una serie di cause, non si limita «ad indicare il nominativo del debitore, ma individua anche la prestazione svolta (…), con la formulazione di un’esplicita richiesta di adempimento: appare, quindi, del tutto apodittica e perciò assunta in violazione dell’obbligo di motivazione, la conclusione della Corte di merito, secondo cui si era in presenza di una semplice sollecitazione non diretta ad ottenere l’adempimento».

Di conseguenza, i Massimi giudici hanno ritenuto la conclusione del Tribunale «del tutto assertiva, oltre che non conforme a diritto, dovendo escludersi che l’atto interruttivo debba necessariamente indicare l’importo richiesto in pagamento o l’intimazione ad adempiere, essendo sufficiente anche la mera richiesta scritta di adempimento accompagnata, come nel caso in esame, dall’individuazione del debitore (Cass. n. 15714/2018; Cass. n. 15766/2006)».

Si è anzi affermato che, ai fini dell’interruzione della prescrizione, è sufficiente la comunicazione del fatto costitutivo della pretesa che assolva allo scopo di portare a conoscenza del debitore la volontà del creditore, chiaramente manifestata, di far valere il proprio diritto (Cass. n. 24054/2015).

Nel caso che ci occupa la sentenza impugnata ha dunque fatto malgoverno di tali principi.

Gli Ermellini, pertanto, hanno invitato il Tribunale di Roma (in diversa composizione) a esprimersi nuovamente sul caso nel giudizio di rinvio.
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