7 marzo 2023

Decesso del contribuente: dove si eseguono le notifiche?

Autore: Giulio Bartoli
A seguito del decesso del contribuente, la notifica dell’avviso di accertamento (ove il decesso sia noto all’Ufficio) deve essere eseguita, a pena di nullità, nei confronti di tutti gli eredi presso l’ultimo domicilio del de cuius collettivamente ed impersonalmente, qualora non abbiano tempestivamente provveduto alla comunicazione prescritta dall’art. 65 del D.p.r. 600/1973.

A statuirlo è la Corte di Giustizia Tributaria di I grado di Caltanissetta, sezione 1, con la sentenza n. 46/2023 depositata in data 22/02/2023 (Presidente: Porracciolo; Relatore: Riccobene).

Con ricorso telematico, gli eredi del de cuius, proponevano ricorso contro il Comune avverso l’avviso d’accertamento della TARI, con il quale veniva contestato l’omesso versamento della tassa locale per gli anni di imposta 2016 e 2017, derivante dal possesso di plurimi immobili distinti catastalmente.

Nell’atto introduttivo eccepivano, oltre alla nullità dell’avviso d’accertamento e della sua notifica, perché intestati a soggetto inesistente (essendo stato il Comune a conoscenza del decesso del destinatario dell’atto e di avere emesso e notificato l’atto a carico del defunto e non impersonalmente agli eredi), l’inesistenza dell’atto per violazione dell’art.23 del D.Lgs. N°82/5005, non avendo emesso l’atto in modalità digitale.

Ancora, eccepivano la nullità dell’atto impugnato per difetto di sottoscrizione, nonché l’illegittimità dell’atto impugnato per violazione dell’art. 48 del Regolamento IUC, approvato con delibera Consiliare.

Inoltre, eccepivano la violazione dell’art.8 del D.Lgs. n. 472/97, per intrasmissibilità delle sanzioni agli eredi, nonché la decadenza e la prescrizione della pretesa tributaria.

Si costituiva in atti anche il Comune, depositando controdeduzioni con le quali contestava le eccezioni di parte ricorrente e chiedeva il rigetto del ricorso e la condanna alle spese.

Con ulteriore memoria, parte ricorrente depositava memoria con la quale eccepiva il difetto di rappresentanza processuale del Comune, costituitosi in persona di un “asserito responsabile” del Settore Tributario, privo di autorizzazione della Giunta Comunale a stare in giudizio.

Insisteva nei motivi di ricorso ed alla condanna alle spese, da distrarsi in favore dei difensori antistatari.

La Corte di Giustizia Tributaria accoglieva il ricorso, statuendo, in primis, che “il Comune si è costituito in giudizio in persona del Dott. …., quale Dirigente Responsabile del Settore Tributario. In adesione a quanto sancito dalla Suprema Corte con la sentenza n. 27579/2018, questo Giudice osserva che nel nuovo sistema istituzionale e costituzionale degli enti locali, il Comune può legittimamente affidare la rappresentanza a stare in giudizio ai dirigenti o alle figure apicali nei rispettivi settori di competenza, quale espressione del potere gestionale loro proprio, solo in presenza di una previsione statutaria o regolamentare in tal senso”.

Sul punto, “il Comune non ha prodotto in giudizio alcun atto che legittimi il Dott. …. a rappresentare in giudizio il Comune predetto. Pertanto, va dichiarata l’inammissibilità dell’atto di costituzione in giudizio del Comune resistente”.

A seguito della dichiarazione di inammissibilità dell’atto di costituzione in giudizio del Comune, il Collegio giudicante espungeva la documentazione prodotta da parte residente.

Nel merito della questione, evidenziava che occorreva “pronunciarsi sull’eccezione di nullità della notifica dell’atto impugnato, eseguita ad un soggetto non più esistente, perché deceduto.

Dall’esame dell’avviso d’accertamento impugnato si rileva che il destinatario dell’atto è l’erede, che la notifica è stata eseguita nell’indirizzo di residenza in …”.

Dagli atti di causa si evinceva infatti che il padre della ricorrente era deceduto in data 16.12.2021 e la notifica dell’atto impugnato è stata effettuata dal Comune in data 28.01.2022.

Specificato tale punto, i giudici evidenziavano che “in tema di notifica degli atti tributari agli eredi, il procedimento notificatorio da adottarsi in assenza della prescritta comunicazione delle generalità e del domicilio fiscale non costituisce un mero dato formale, ma è causa di nullità assoluta e insanabile laddove non rispettato, in quanto incide su un rapporto tributario relativo a un soggetto non più esistente. La notifica degli atti impositivi, ove l'evento del decesso del contribuente sia, comunque, noto all'Ufficio, deve essere compiuta, a pena di nullità insanabile della notifica e degli atti stessi, nei confronti di tutti gli eredi, con la conseguente inoperatività dell'art.156, comma 3, del codice di procedura civile, qualora non abbiano tempestivamente provveduto alla comunicazione prescritta dall'art. 65 del D.P.R. n. 600 del 1973, presso l'ultimo domicilio del de cuius collettivamente ed impersonalmente; tale procedimento di notificazione, la cui inosservanza comporta la nullità assoluta ed insanabile della notifica e dell'avviso, presuppone, quindi, che 1'Amministrazione abbia comunque acquisito la notizia della morte del contribuente”.

Nella fattispecie in esame, il destinatario dell’atto era residente nel Comune che ha emesso l’atto, il quale, nel procedere alla notifica dell’atto impugnato “non poteva non sapere che il destinatario fosse deceduto e non era necessaria alcuna comunicazione di decesso da parte degli eredi, stante che l’avvenuto decesso era un fatto, una notizia di cui il Comune era già in possesso al momento della notifica ed ugualmente di detta notizia ne era in possesso l’Amministrazione Finanziaria, stante che al momento della cancellazione anagrafica per avvenuto decesso, a seguito dell’ormai avvenuto subentro da parte di tutti i comuni d’Italia nell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente, la comunicazione di avvenuto decesso viene istantaneamente trasmessa all’Amministrazione Finanziaria e, atteso che l'avviso impugnato, intestato al de cuius, fu notificato dopo la morte dello stesso allo stesso, nell’indirizzo di ultima residenza e non agli eredi impersonalmente e collettivamente, non si può che rilevare la nullità della notifica e quindi, dell’atto impugnato”.

La dichiarazione di nullità dell’atto impugnato assorbiva gli altri motivi di ricorso, e le spese seguivano la soccombenza.
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