7 febbraio 2022

Gestione separata. Prescritto il debito del professionista

La dichiarazione dei redditi incompleta non sospende il termine prescrizionale perché non si può desumere il dolo

Autore: Redazione Fiscal Focus
La mancata compilazione quadro “RR” della dichiarazione dei redditi non è un fatto dal quale l’I.N.P.S. può far derivare la sospensione, in proprio favore, ex art. 2941 n. 8 cod. civ., del termine di prescrizione riguardante l’obbligo contributivo, che rimane ancorato al momento in cui l’iscritto avrebbe dovuto provvedere al pagamento.

È quanto emerge dalla lettura dell’ordinanza n. 2490/2022 della Corte di Cassazione (Sez. L), pubblicata il 27 gennaio.

Il caso - La Corte d’Appello di Genova ha respinto l’appello proposto dall’I.N.P.S., dichiarando prescritti i contributi dovuti da un ingegnere alla Gestione separata di cui all'art. 2, comma 26, L. 8 agosto 1995, n. 335, per l’attività professionale svolta nell’anno 2011.

La Corte territoriale ha motivato la decisione con l’argomento che il primo atto interruttivo della prescrizione era stato notificato al professionista in questione il 29/08/2017, cioè fuori tempo massimo, atteso che il dies a quo andava computato con decorrenza dalla data di scadenza del termine per il pagamento dei medesimi contributi previdenziali, che, nel caso in esame, in base a quanto disposto dall’art. 18, comma 4, D.lgs. 9 luglio 1997, n. 241, scadeva il 9/07/2012.

Il Collegio di merito, poi, ha escluso la sospensione della prescrizione ex art. 2941 n. 8 cod. civ., per l’incompleta dichiarazione dei redditi, con particolare riferimento all’omessa individuazione degli obblighi contributivi riconnessi al lavoro autonomo soggetto a contribuzione per la Gestione Separata, in quanto, nel caso di specie, la dolosa volontà del contribuente di occultare il proprio debito previdenziale non poteva evincersi dalla sola mancata compilazione del cd. “quadro RR” del modello dichiarativo, non essendo ravvisabile un comportamento intenzionalmente diretto a occultare al creditore l’esistenza dell’obbligazione, posto che nella stessa dichiarazione i redditi professionali erano stati indicati e, comunque, l’effetto conseguente non sarebbe configurabile in termini di una vera e propria impossibilità di agire bensì di una mera difficoltà di accertamento, sormontabile con gli ordinari controlli.

Ebbene, la Suprema Corte, interpellata dalla Difesa dell’Istituto previdenziale, ha aderito appieno alla valutazione espressa dal Collegio di merito, poiché conforme all’indirizzo giurisprudenziale maggioritario in materia (più di recente: Cass. Sez. 6-L. 15/03/2021, n. 7254, Sez. 6-L. 14/10/2021, n. 28088, Sez. 6–L. 30/11/2021, n. 37529).

I rilievi della S.C.-Gli Ermellini hanno premesso che l’operatività della causa di sospensione della prescrizione di cui all’art. 2941, n. 8, cod. civ., «ricorre quando sia posta in essere dal debitore una condotta tale da comportare per il creditore una vera e propria impossibilità di agire, e non una mera difficoltà di accertamento del credito» (Cass. Sez. L. 24/07/2018, n. 19640, in conformità ad indirizzo consolidato: ex multis, Cass. Sez. L. 13/10/2014, n. 21567).

Di conseguenza, la Corte territoriale ha correttamente motivato sull’infondatezza della censura formulata dall'I.N.P.S., in quanto ha ritenuto, in riferimento al caso di specie, che la mancata denuncia del reddito non equivalga, né a un doloso e preordinato occultamento del debito contributivo, né che essa configuri un impedimento assoluto, non scongiurabile con i normali controlli che l'Istituto può invece sempre attivare e sollecitare anche rivolgendosi all'Agenzia delle Entrate.

Chiosano, in conclusione, gli Ermellini: «Tale accertamento in fatto da parte dei giudici di appello non è suscettibile di riesame in sede di legittimità, se non nei limiti di cui all’art. 360, comma 1, n. 5, cod. proc. civ., come peraltro affermato da questa Corte anche nella ordinanza n. 6677 del 07/03/2019, dovendosi escludere che possa stabilirsi un automatismo, come sembra assumere l’Istituto, tra la mancata compilazione del quadro RR nella dichiarazione dei redditi e l’occultamento doloso del debito contributivo».

Condanna alle spese- Al rigetto del ricorso è seguita la condanna dell’I.N.P.S. al pagamento delle spese processuali relative al giudizio di legittimità.
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