13 maggio 2022

Il risarcimento del danno c.d. di perdita di chance non è tassabile

Autore: Maria Luisa Barone
Non è tassabile il risarcimento del danno ottenuto dal lavoratore dipendente, anche in via transattiva, per la perdita di chance di accrescimento professionale, a causa dell’assenza di programmi ed obiettivi incentivanti. Le somme derivanti dal ristoro dei danni subìti, sono soggette a tassazione se e solo se destinate a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi (c.d. lucro cessante) e non nei casi in cui tendano a riparare un pregiudizio di natura diversa (c.d. danno emergente). Così ha statuito la Sezione Tributaria della Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14344/22, pubblicata il 05.05.2022.

Al fine di inquadrare il caso di specie, è opportuno rammentare che la categoria dei redditi di lavoro dipendente, unitamente alle altre tipologie, è prevista dall’art. 6, comma 1, del TUIR.

Il comma successivo del medesimo articolo, prescrive che “i proventi conseguiti in sostituzione di redditi, anche per effetto di cessione dei relativi crediti, e le indennità conseguite, anche in forma assicurativa, a titolo di risarcimento di danni consistenti nella perdita di redditi, esclusi quelli dipendenti da invalidità permanente o da morte, costituiscono redditi della stessa categoria di quelli sostituiti o perduti”.

Il processo - A due contribuenti, dirigenti medici, venivano notificati degli avvisi di accertamento, mediante i quali l’Ufficio procedeva al recupero dell’Irpef, per l’anno d’imposta 2009, delle somme ricevute a titolo di risarcimento del danno.

In particolare, la genesi processuale era da rinvenirsi in un contenzioso avanzato da molti dirigenti dell’Asp di Crotone, concluso con la condanna della predetta Azienda, al risarcimento del danno derivante dalla violazione degli obblighi ex art. 52 del CCNL. Dettagliatamente, ci si riferisce alla mancata attivazione della procedura volta ad ottenere la “retribuzione da risultato”.

Il Tribunale dichiarava l’inadempimento contrattuale dell’Asl e riconosceva il risarcimento del danno atteso che l’assenza di programmi ed obiettivi incentivanti aveva causato la perdita di chance di accrescimento professionale, nonché di una componente accessoria della retribuzione.

Le parti (dirigenti ed Asp) raggiungevano un accordo transattivo in ordine al quantum, ma l’Agenzia delle Entrate provvedeva ad inviare gli avvisi di accertamento su indicati.

I dirigenti li impugnavano dinnanzi alla C.T.P. di Cosenza, che annullava gli atti. Stessa sorte per l’appello proposto dinnanzi alla C.T.R. della Calabria che rilevava come “il risarcimento del danno da perdita di chance di accrescimento professionale, come accertato dal Giudice del Lavoro, e, quindi, gli importi ricevuti dagli interessati, sono esenti da tassazione, in linea con la giurisprudenza di legittimità, per la quale, in tema di imposte sui redditi, in base all’art. 6, comma 2, t.u.i.r., le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a imposizione soltanto se risultino destinate a reintegrare un danno da mancata percezione di redditi, mentre non costituiscono reddito imponibile nell’ipotesi in cui tendano a riparare un pregiudizio di natura diversa, come quello della perdita di chance”.

L’Ufficio, ritenendo legittima l’imposizione, avanzava ricorso per Cassazione, affidando le proprie ragioni ad un unico motivo di diritto: violazione e falsa applicazione degli artt. 6 e 51 D.p.r. n. 917/1986, in relazione all’art. 360 , comma 1, n. 3, c.p.c., per avere, la Regionale, negato che le somme fossero tassabili, omettendo di considerare che erano state corrisposte in virtù di un rapporto di lavoro dipendente, a titolo di risarcimento del danno del lucro cessante (o mancato guadagno) e che, in quanto tali, erano soggette a tassazione ex art.6 TUIR.

La decisione - La Corte di Cassazione ha giudicato il motivo infondato.

Dopo avere effettuato un quadro sintetico della disciplina che governa la materia, ha posto l’accento sui diversi precedenti giurisprudenziali:
  • n. 29579/2011, per la quale non sono tassabili le somme percepite a titolo risarcitorio da perdita di chance consistente nella privazione (ad un dipendente) della possibilità di sviluppi e progressioni nell’attività lavorativa a seguito dell’ingiusta esclusione da un concorso per la progressione in carriera;
  • n. 3632/2019, laddove è stato specificato come il titolo al risarcimento del danno, c.d. da perdita di chance, non ha natura reddituale, poiché consiste nel ristoro del danno emergente dalla perdita di una possibilità attuale.
Nel caso di cui si tratta, evidenziano gli Ermellini, il Tribunale aveva accertato l’omessa attivazione di obiettivi e/o percorsi professionali e delle consequenziali valutazioni di risultati.

A parere dei Massimi Giudici, si legge testualmente nella pronuncia ivi commentata, “si realizza, a ben vedere, una situazione affine a quella del demansionamento o della precarizzazione, là dove l’attribuzione nummaria non è meramente sostitutiva della retribuzione, ma anzitutto ristora la lesione della capacità professionale del lavoratore”.

Dunque, specularmente, è possibile affermare che non si configura solo il lucro cessante, ma anche il danno emergente.

Sulla scia di tali considerazioni la Quinta Sezione Civile ha enucleato il seguente principio:
  • In tema di classificazione dei redditi ex art. 6, comma 2, t.u.i.r., le somme percepite dal contribuente a titolo risarcitorio sono soggette a imposizione soltanto se, e nei limiti in cui, risultino destinate a reintegrare un danno concretatosi nella mancata percezione di redditi (cd. lucro cessante), e non costituiscono reddito imponibile nell’ipotesi in cui esse tendano a riparare un pregiudizio di natura diversa (cd. danno emergente). Non è quindi tassabile il risarcimento del danno ottenuto dal lavoratore dipendente, anche in via transattiva, per la perdita di chance di accrescimento professionale (a causa dell’assenza di programmi ed obiettivi incentivanti), ed è irrilevante che, ai fini della determinazione del quantum debeatur, si faccia riferimento al c.c.n.l. di un certo comparto.
Osservazioni - La sentenza n. 14344/22 si dimostra, a parere di chi scrive, coerente con la ratio del danno da perdita di chance, poiché quest’ultimo include anche quello non patrimoniale, inteso non quale perdita del risultato, ma quale mancata possibilità di conseguirlo.

Tassare un’aspettativa o una mera possibilità, non trattandosi di un tributo, risulterebbe, pertanto, privo di qualsiasi logicità!
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