28 gennaio 2022

Incidenza percentualizzata dei costi. No per l’accertamento bancario

Autore: Redazione Fiscal Focus
Il principio secondo cui alla ricostruzione dei ricavi deve corrispondere un’incidenza percentualizzata dei costi è applicabile in caso di rettifica induttiva e non anche di accertamento conseguente a indagine bancaria ai sensi degli artt. 32 D.P.R. n. 600/1973 e 51, comma 2, n. 2, D.P.R. n. 633/1972.

Si tratta del principio di diritto ribadito dalla Corte di Cassazione (Sez. V civ.) con la sentenza n. 1658/2022 depositata il 19 gennaio.

Il caso -La contribuente, una S.n.c., operante nel settore della ristorazione, e i suoi soci hanno impugnato, con distinti ricorsi, gli avvisi di accertamento che ricostruivano ai fini IRPEF, IRAP e IVA, i redditi dell’ente e, per trasparenza, quelli dei soci, per i periodi d’imposta dal 2003 al 2006, sulla base delle indagini bancarie.

La Commissione Tributaria Provinciale di Viterbo, riuniti i ricorsi, li accolse. Tale verdetto è stato, però, parzialmente riformato dalla Commissione Tributaria Regionale del Lazio che, in particolare, ha ritenuto legittimo l’accertamento dell’ufficio fondato sulla presunzione legale relativa circa la riferibilità alla Società delle movimentazioni in entrata e in uscita sui conti correnti dei soci in ragione della base familiaree del vincolo solidaristico caratterizzanti l’ente collettivo.

Pertanto, la C.T.R., se da un lato ha confermato l’atto impositivo, dall’atro, in parziale accoglimento delle doglianze dei contribuenti, ne ha ridotto il valore, avendo forfetariamente abbattuto del 30% i maggiori ricavi accertati, tenuto conto dell’incidenza percentuale dei costi.

Ebbene, la Difesa Erariale, con l’unico motivo del ricorso incidentale presentato in Cassazione, ha denunciato la violazione e falsa applicazione dell’articolo 109 del “nuovo” TUIR, dell’articolo 75 del “vecchio” TUIR, quanto all’anno d’imposta 2003, dell’articolo 19 D.P.R. n. 633/1972, nonché degli articoli 32 e 39 D.P.R. n. 600/1973 e 51 e 54 D.P.R. n. 633/1972, in relazione all’articolo 360, n. 3), cod. proc. civ., così ottenendo l’annullamento con rinvio della decisione di secondo grado.

La tesi erariale- La ricorrente Agenzia delle Entrate ha dedotto l’errore di diritto nella parte in cui la sentenza impugnata ha disposto una riduzione dell’entità della pretesa tributaria in ragione dell’automatico riconoscimento di costi (quantificati nella misura del 30%) correlati ai maggiori redditi accertati in capo ai contribuenti.

L’Amministrazione ha osservato che la regola applicata dalla C.T.R., per un verso, integra la violazione delle disposizioni del TUIR, in tema di deducibilità e detraibilità dei costi che, a tal fine, prescrivono l’indefettibile requisito dell’“effettività” delle medesime passività; per altro verso, integra la violazione delle disposizioni in materia accertativa, ai fini delle imposte dirette e dell’IVA, e anche con riguardo agli accertamenti bancari, rispetto ai quali, per la giurisprudenza costituzionale e di legittimità, è contra legem l’operato del Giudice di merito che, in mancanza dell’assolvimento da parte del contribuente dell’onere della prova sul medesimo gravante e con operazione ermeneutica illogica, ritenga presuntivamente che a un ricavo occulto debba necessariamente corrispondere un costo anch’esso occulto, con conseguente abbattimento dei ricavi a causa di costi non provati, ma presuntivamente ravvisati.

Principio di diritto - I Massimi giudici hanno condiviso la suddetta censura erariale rilevando che, in effetti, la sentenza impugnata, in punto di riconoscimento automatico dei costi, non si conforma all’orientamento maggioritario di legittimità, per cui:
  • «In tema di accertamento, la considerazione dell’incidenza percentualizzata dei costi corrispondenti alla ricostruzione dei ricavi è applicabile alla rettifica induttiva e non anche a quella fondata su indagini bancarie, atteso che, in questa ipotesi, ai sensi dell’art. 32 del d.P.R. n. 600 del 1973 (e, per l’Iva, dell’art. 51, comma 2, n. 2, del d.P.R. n. 633 del 1972), opera a favore dell’Amministrazione finanziaria una presunzione legale rispetto ai dati emergenti dalle movimentazioni bancarie, che il contribuente ha l’onere di superare (Cass. 05/10/2018, n. 24422; in termini, Cass. 18/10/2021, n. 28580)».

Il rinvio - In conclusione, rigettato il ricorso principale della contribuente e accolto, invece, quello incidentale dell’Ufficio, il Supremo Collegio ha disposto il rinvio della causa alla C.T.R. del Lazio, in diversa composizione, per la rinnovazione del giudizio alla luce del suddetto principio di diritto.
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