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Il documento analizza una recente ordinanza della Cassazione sul demansionamento, introducendo un principio innovativo: non conta solo “quanto tempo” si svolgono mansioni inferiori, ma come e con quale frequenza. Anche se le mansioni inferiori sono minoritarie (es. 10% del tempo), diventano illegittime se svolte in modo sistematico e continuativo.
La Corte supera il criterio quantitativo e valorizza quello qualitativo, tutelando la professionalità del lavoratore (art. 2103 c.c.). Il datore non può giustificare il demansionamento con problemi organizzativi: il rischio d’impresa non può ricadere sul dipendente (art. 2087 c.c.).
Il danno alla professionalità non è automatico, ma può essere provato tramite presunzioni (es. durata nel tempo). In questi casi, il giudice può liquidare il risarcimento in via equitativa. Il focus si sposta quindi sulla dignità e identità professionale, non solo sulle ore lavorate.