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Il Consiglio direttivo della Bce ha deciso un nuovo rialzo di un quarto di punto dei tassi d’interesse, portando così a quota 3,75% il tasso sui rifinanziamenti principali, a 3,25% quello sui depositi e al 4% quello sui prestiti marginali. La stretta quindi rallenta, dopo quella di 50 punti base del precedente rialzo, ma prosegue la linea della politica monetaria intrapresa per far fronte all’inflazione. È stata proprio la presidente Lagarde, infatti, ad annunciare che potrebbero essere necessari anche nuovi rialzi nei prossimi mesi, per raggiungere l’obiettivo di medio termine di un'inflazione al 2%. Gli effetti della linea mantenuta finora non avrebbero portato i risultati sperati nei tempi previsti: si stanno trasmettendo con forza, si sottolinea nella nota della Banca, alle condizioni monetarie e di finanziamento dell’area euro, ma i ritardi e la forza della trasmissione all’economia reale restano incerte. Le prospettive di inflazione rimangono dunque troppo elevate e per tempi troppo prolungati per allentare la stretta. Proprio per questo la Banca centrale è tornata a richiamare i governi membri ad abrogare le misure di sostegno decise per contrastare la crisi energetica, per evitare che aumentino le pressioni sull’inflazione a medio termine, rischiando di condurre l’Ue a una risposta più decisa nella politica monetaria. Le altre pressioni vengono poi dal rialzo dei salari, con l’andamento positivo del mercato del lavoro e la spinta delle negoziazioni salariali, insieme all’aumento dei margini di profitto, grazie al disallineamento di offerta e domanda.