Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Le tensioni internazionali e la guerra in Medio Oriente rischiano di avere effetti sempre più diretti sul costo della vita in Italia. Dopo mesi di relativa stabilità, l’inflazione torna a crescere e, secondo le stime preliminari dell’Istat, i rincari potrebbero costare fino a 700 euro in più all’anno per famiglia. Se poi alla dinamica dei prezzi interni si aggiungono anche gli effetti della crisi geopolitica sui mercati energetici, l’aumento complessivo potrebbe superare gli 800 euro annui per nucleo familiare.
Uno degli effetti più immediati delle tensioni internazionali riguarda il mercato del petrolio e, di conseguenza, il prezzo della benzina. Il conflitto in Medio Oriente ha infatti riacceso le preoccupazioni sui rifornimenti energetici globali e sulle rotte strategiche del petrolio.
Una delle aree più sensibili è lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il commercio energetico mondiale: infatti circa un quinto delle forniture globali di petrolio e gas liquefatto passa proprio da questo “corridoio marittimo”.
Proprio l’escalation del conflitto ha già aumentato il prezzo del petrolio sui mercati internazionali. Un prolungamento della crisi potrebbe tradursi in un aumento dei costi per trasporti, logistica e beni di consumo.
I primi effetti si stanno già vedendo anche in Europa. Nel nostro Paese, secondo le associazioni dei consumatori, la benzina self service supera in alcune aree 1,8 euro al litro, mentre il diesel registra aumenti diffusi e nelle autostrade può arrivare anche a livelli molto più alti, oltre persino 2,2 euro al litro.
Se l’aumento del petrolio si riflettesse pienamente sui prezzi della benzina, si potrebbe arrivare a rincari fino all’8% sui carburanti. In questo scenario la benzina potrebbe salire fino a circa 1,805 euro al litro, con un aumento di circa 6,65 euro per ogni pieno e un aggravio stimato intorno ai 160 euro l’anno a persona.
Secondo le stime dell’Istat, a febbraio l’indice nazionale dei prezzi al consumo registra un aumento dello 0,8% su base mensile e dell’1,6% su base annua.
Il dato segna un’accelerazione rispetto al +1,0% registrato a gennaio, segnale che la dinamica inflazionistica sta tornando a rafforzarsi dopo alcuni mesi di relativa stabilità.
Secondo le associazioni dei consumatori, l’effetto complessivo dei rincari potrebbe tradursi in circa 700 euro di spesa aggiuntiva all’anno per famiglia, considerando l’aumento dei prezzi che riguarda servizi, trasporti e alcuni beni di consumo.
L’inflazione “spinge” sul fronte servizi: i servizi registrano aumenti compresi tra il +2,5% e il +3,6%, mentre i beni di consumo segnano una lieve diminuzione dello 0,2%. Il divario tra le due categorie arriva così a 3,8 punti percentuali.
Tra i servizi che registrano gli aumenti più consistenti ci sono quelli ricreativi, culturali e legati alla cura della persona, che passano dal +3,0% al +4,9%. In crescita anche i trasporti pubblici, con rincari che salgono dallo 0,7% al 3,0%.
Il comparto dei viaggi è infatti tra quelli che stanno registrando gli aumenti più evidenti.
I prezzi di alberghi, hotel e pensioni segnano un +14,7% su base annua e un +12% rispetto al mese precedente. L’avvicinarsi delle Olimpiadi Invernali 2026 sta contribuendo ad aumentare la domanda e molti operatori del settore stanno adeguando i listini.
Rincari significativi si registrano anche nel trasporto aereo. I voli nazionali mostrano infatti un aumento del 45% su base annua e del 29,6% rispetto al mese precedente.
Per chi pensa ad un viaggio o ad uno spostamento nei prossimi mesi, il costo totale dei viaggi potrebbe quindi risultare più elevato.
Nonostante la relativa stabilità dei beni di consumo nel complesso, alcuni prodotti della spesa quotidiana continuano a registrare rincari.
In particolare crescono i prezzi degli alimentari non lavorati, cioè prodotti freschi come frutta, verdura e pesce. Per questa categoria l’aumento passa dal +2,5% al +3,6%.
In crescita anche i tabacchi, con un incremento del 3,3% rispetto al mese precedente e una variazione annua del +4,2%.