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Questioni tecniche, ma non solo. Il presente della Categoria è troppo nero per limitare le aree del dibattito. Certamente per alcuni più conveniente, ma poco edificante per chi crede ancora che insieme tutto sia possibile, anche affrontare periodi bui come questi. Lunedì scorso, a Roma, il confronto tra i segretari di oltre cento Ordini e il Consiglio nazionale è stato davvero molto serrato. Un confronto sulle principali problematiche rilevate dalle segreterie delle strutture territoriali (tirocinio, disciplinare, pec i temi più dibattuti) che è andato però al di là del mero ordine del giorno. Si sono toccate questioni irrisolte che da tempo chiedevano di essere ascoltate, come il crescente malessere interno alla Categoria e il disagio che si vive nell’esprimerlo.
Oltre ad aver ricevuto le risposte, durante la Conferenza annuale dei Segretari degli Ordini, alla quale erano presente anche diversi Presidenti, è emersa, da parte di molti Ordini, una forte preoccupazione sul futuro stesso della Categoria che si dice letteralmente “sconcertata” dai recenti provvedimenti che segnano la morte della professione: una lenta agonia alla quale si assiste, per lo più, inermi.
Gli Ordini di Agrigento, Macerata e Siena, hanno trovato l’occasione per esternare le loro preoccupazioni in questo contesto, cosa che non hanno potuto fare in assenza di un apposita assemblea, che pur se ripetutamente richiesta da tanti Ordini, non è stata convocata, almeno per ora, dal Presidente del CNDCEC. Secondo loro provvedimenti come quelli adottati recentemente in materia di società tra professionisti con prevalenza di capitale, collegio sindacale e le ultime novità fiscali mortificano la professione del commercialista e – cosa ancora più grave – mettono a rischio il futuro della Categoria che piano piano, davanti ai nostri occhi, viene svuotata di ogni competenza senza che si faccia nulla per evitarlo.
Davanti a queste – fondatissime – paure, il vertice di lunedì si è dimostrato un’ottima occasione di dibattito. La base ha chiesto anche in questa occasione, a gran voce, di fare qualcosa di concreto per contrastare il decadimento che sta colpendo la Categoria per effetto di una dissennata legiferazione in merito. Le belle parole sentite quest’anno dove sono finite? Nel vento. Come tutto ciò che manca di concretezza.
Giorgio Sganga, ha aperto l’incontro di Roma, snocciolando cifre e risultati che hanno evidenziato il grande lavoro fatto dalla struttura ed in tal senso a chiusura dei lavori ha invitato a tributare alla direzione ed a tutta la struttura un grande applauso. Era del tutto evidente l’imbarazzo di Sganga , quando, però, ha dovuto ascoltare alcune contestazioni e dopo un primo momento di quasi silenzio, di fronte all’incalzare di critiche sul mancato operato del Consiglio Nazionale, in modo sofferto, ma chiaro, ha evidenziato che pur essendo d’accordo sulle critiche avanzate riteneva doveroso rispettare la volontà del Consiglio Nazionale.
Il Segretario nazionale ha ricordato, infatti, che in democrazia i numeri alla fine hanno sempre ragione e quindi se il Presidente e la stragrande maggioranza del Consiglio ( ma è maggioranza anche nella Base, viste le tantissime lettere che arrivano a questa Redazione?!) ritiene di portare avanti un certo tipo di politica ancorchè non condivisibile, così come lui stesso ha avuto modo di esternare in altre occasioni, bisogna accettarla.
Una giornata, quindi, caratterizzata da schiettezza e desiderio di dar voce a questioni che riguardano direttamente gli Ordini territoriali, la loro difficoltà ad andare avanti. La base non riesce più a lavorare, non è nelle condizioni. Quello che si chiede è che il vertice non solo ascolti, ma faccia qualcosa di serio, che dia risultati. Insomma che si vada oltre gli slogan sentiti in questi anni. Si deve rimodulare la politica della Categoria – ammesso che ora ce ne sia una – per ridisegnare nuovi scenari.