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Niente riforma - I delegati della Cassa nazionale di previdenza dei ragionieri hanno detto no alla riforma presentata in assemblea dal team del presidente dell’istituto previdenziale. Ciò significa che la Cassa non sarà pronta per la scadenza posta dal Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali al 30 settembre. Compito della riforma sarebbe stato quello di garantire la richiesta sostenibilità dei bilanci, ossia il rapporto tra entrate e uscite, entro cinquant’anni, permettendo altresì un rapporto positivo tra il saldo previdenziale e quello gestionale. Con la bocciatura, dovuta essenzialmente alla diserzione di circa cinquanta delegati, è saltato l’impegno assunto dall’ente di previdenza nei confronti delle disposizioni governative. Ora la situazione è in sospeso, lo stesso presidente Santarelli ha dichiarato di non saper cos’altro fare a parte scrivere ai ministri vigilanti per illustrare loro il caso. “Sono amareggiato: chi è scappato non accetta il confronto democratico in aula, e il solo modo per non far approvare modifiche fondamentali per la storia del nostro istituto è quello di non presentarsi e far mancare il voto”, ha dichiarato Paolo Saltarelli.
Le novità del testo – Tra le novità in rilievo che la riforma aveva in sé, il leader della Cassa ne ha sottolineato alcune, che sarebbero state quelle necessarie al superamento del cosiddetto “test” di fine mese. Attraverso la riforma si era “ipotizzato un aumento graduale che passa al 10% nel 2013 (aliquota massima 20%) e poi cresce di un punto percentuale l'anno, fino ad attestarsi al 15% nel 2018 (aliquota massima 25%)” ha spiegato il presidente, sottolineando che nelle proiezioni era stato altresì considerato “il fondo per l'assistenza, pari a 65,2 milioni di euro. L'aumento della quota minima del contributo soggettivo supplementare aumenta la dotazione del fondo, implementando, di conseguenza, le attività di assistenza. Inoltre, l'idea è quella di ridurre l'importo del contributo integrativo minimo per portarlo allo stesso livello della Cassa dei dottori commercialisti”. Buoni auspici, quindi. Propositi però infranti lo scorso martedì col venir meno della maggioranza qualificata. Ora la palla passa (ancora una volta) al ministro Fornero che dovrà decidere in che modo intervenire. Intanto Saltarelli ha escluso l’ipotesi delle dimissioni, sostenendo di poter contare comunque su un largo appoggio da parte dei delegati.
I punti principali – In sostanza, il testo che non è passato prevedeva cinque punti di fondamentale importanza, quali il contributo soggettivo, quello integrativo, i requisiti per la pensione, la perequazione e il contributo di solidarietà. In prima battuta, era stato previsto un aumento graduale del contributo soggettivo, la cui quota minima nel 2018 si sarebbe dovuta assestare al 15% e quella massima al 25%, contestualmente sarebbe dovuto aumentare raggiungendo i 100.000 euro anche il massimale sul quale effettuare il calcolo di contribuzione. Poi il contributo integrativo minimo si sarebbe ridotto a 758 euro, ciò anche a vantaggio dei giovani iscritti. La pensione di vecchiaia, inoltre, avrebbe visto l’innalzamento graduale sia dell’età anagrafica che degli anni contributivi, mentre la pensione anticipata si sarebbe dovuta calcolare sui 62 anni di età e 20 contributivi. L’adeguamento della pensione all’inflazione, vale a dire la perequazione, per la quota contributiva sarebbe stato pari al 100%, invece per quella retributiva il 100% sarebbe stato garantito solo al raggiungimento di un importo pari alla pensione sociale erogata dall’Inps. Infine, per quel che concerne il contributo di solidarietà, si sarebbe trattato di un prelievo del 5% applicato per un triennio.
Il parere ANc - Una sconfitta della categoria, questo l’amaro commento del leader dell’Anc, Marco Cuchel, alla notizia della bocciatura e delle modalità che hanno condotto a un tale risultato. “La riforma, migliorabile per molti aspetti, era fondata su principi di equità, sostenibilità nel lungo periodo (così come richiesto dal Ministero del Lavoro), maggiore attenzione alle giovani generazioni e, soprattutto, inaugurava il passaggio da sistema a fondo chiuso a sistema a fondo aperto, aspetto quest’ultimo, che andava a controbilanciare il calo demografico conseguente alla fusione degli Albi, garantendo così la continuità dei flussi – ha dichiarato il presidente della sigla sindacale - Comprendo che sia forse proprio quest’ultima prospettiva, senza garanzie specifiche da parte del Ministero competente a rendere perplessi i delegati. Tuttavia, ci sarebbero stati margini per lavorare in tal senso e l’ANC già si è più volte espressa affinché il sistema previdenziale dei professionisti possa prevedere meccanismi di integrazione fra gli enti ed anche ampliamento delle platee”. Sono ammissibili, secondo Cuchel, le forme di dissenso, ma il parere è che andrebbero rese pubbliche attraverso espressioni democratiche quali il voto contrario o l’astensione, non invece disertando palesemente le operazioni di voto. “Quale sarà il beneficio che trarranno i nostri colleghi, soprattutto quelli più giovani, dalla giornata di oggi?”, si chiede emblematico il presidente dell’Anc.