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Il punto dell’Anc - L’Associazione nazionale dei commercialisti, in merito al comunicato diffuso dall’Amministrazione Finanziaria lo scorso 19 ottobre, dal titolo “Elementi conoscitivi in ordine al numero delle dichiarazioni dei redditi trasmesse e delle comunicazioni di irregolarità”, ribadisce un’ennesima incongruenza rilevata nelle comunicazioni dell’Agenzia.
Il comunicato dell’Agenzia delle Entrate – Ebbene, nella citata missiva che le Direzioni Provinciali dell’Agenzia diretta da Attilio Befera avevano inoltrato a un gremito numero di dottori commercialisti e di esperti contabili, l’Amministrazione Finanziaria illustrava il “rapporto tra le dichiarazioni dei redditi trasmesse telematicamente e le comunicazioni di irregolarità ad esse collegate”. Allo stesso tempo, dopo aver giustamente posto l’accento sui diversi punti dell’adempimento, l’Agenzia aveva palesato quella che l’Anc individua alla stregua di una dura “ammonizione” nei confronti dei commercialisti. In sostanza, la sigla sindacale lamenta la severità dell’Amministrazione che, appellandosi all’art. 8 del D.M. del MEF 31 luglio 2008 (vigente dal 12 agosto dello stesso anno), si arroga il diritto di revocare l’abilitazione telematica qualora il professionista procedesse in maniera “anomala” ai propri compiti di trasmissione.
La protesta e il focus sulla collaborazione – A questo punto, quel che contesta la sigla sindacale appare ben chiaro e si delinea seguendo due direttive. Da un lato, l’Anc afferma che “non sembra di buon senso prevedere che una ‘collaborazione’ possa sfociare in un provvedimento sanzionatorio di così rilevante gravità”, e, dall’altro, sottolinea che “analizzando l’articolo 8 del richiamato D.M. non emerge, quale motivo di revoca dell’abilitazione telematica, tale fattispecie”. Il parere dell’associazione è che il commercialista, in primo luogo, non è responsabile del mancato pagamento delle imposte da parte del contribuente; in seconda battuta, i casi di “trasmissione anomala” sono facilmente individuabili dall’Amministrazione che può pertanto rendersi conto che non dipendono dalla cattiva gestione del professionista. In questo senso, l’Anc precisa che l’Agenzia ha la facoltà “di conoscere quanti degli avvisi irregolari emessi sono direttamente riferibili a ‘conferme di crediti’, a mancati pagamenti di imposte da parte dei contribuenti e regolarmente pagati nei termini o ancora quanti avvisi risultano annullati tramite procedura ‘Civis’ o direttamente allo sportello per mancati abbinamenti dei ravvedimenti operosi piuttosto per meri errori formali e pertanto trasformati in provvedimenti di regolarità una volta lavorati”. E’ questa, in definitiva, la ragione che spinge l’Anc a chiedersi quale ruolo possa avere una siffatta missiva inoltrata dall’Agenzia nel processo di costruzione di un rapporto collaborativo e alla pari con la categoria dei professionisti. “Giova ricordare – conclude la sigla sindacale – che i Commercialisti hanno svolto, e tutt’ora svolgono, un determinante ruolo nell’informatizzazione dell’Amministrazione Finanziaria e a costo zero forniscono elementi fondamentali che favoriscono l’efficienza e l’efficacia dell’erario anche rispetto alla tanto proclamata lotta all’evasione, convinti della bontà del proprio operato rispetto alla collettività”.