29 dicembre 2011

ANDoC: liste “sindacali” e leciti dubbi

L’Associazione presieduta da Riccardo Losi contesta il carattere “sindacale” della lista concordata resa nota dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili.
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’indignazione ANDoC - Ma quale lista sindacale? E’ quel che si chiede, con toni tutt’altro che soffusi, l’Associazione nazionale dei dottori commercialisti guidata da Riccardo Losi. E questa domanda pare sorgere spontanea alla luce degli avvenimenti che stanno caratterizzando il preludio ai nuovi assetti amministrativi del CNDCEC. Entrando nel merito, ne vien fuori che in vista dell’elezione del nuovo Collegio dei revisori del Consiglio nazionale, sono state presentate delle liste concordate con lo stesso organo di categoria, in particolare è stata stilata una lista che il Consiglio nazionale ha indicato come composta dalle Associazioni sindacali. Il problema, per ANDoC, sorge nel fatto che della redazione di tale lista non se n’era a conoscenza in tutti gli ambienti sindacali. E dunque, ben venga, l’enigma in merito alla reale natura sindacale della lista. Quali sigle sono state interpellate? Può definirsi sindacale una lista della cui esistenza non sono state messe al corrente tutte le realtà sindacali della categoria? Quale sarà la conseguenza di tale scelta avanzata dal Consiglio nazionale dottori commercialisti ed esperti contabili?

La lista “sindacale” - A questo punto, l’interesse dell’Associazione nazionale dottori commercialisti è quello di portare alla luce tali misfatti confusi e certamente di non lieve importanza, al fine di render noto a tutti gli scritti quali siano le reali manovre sottostanti alla per nulla trasparente classe rappresentativa della categoria. Di cosa si duole l’Associazione? Certamente di un invito mancato. Non è la delusione infantile di non aver preso parte alla festa, di non esser stati presenti al taglio della torta. E’ qualcosa di più. E’ un’occasione persa da parte del Consiglio nazionale che avrebbe potuto estendere il raggio del confronto a tutte le sigle sindacali, per un fine la cui proficuità sarebbe risultata vantaggiosa sia per i sindacati che per lo stesso Consiglio. Ma così non è stato. Pertanto, una lista sindacale che lo sia a tutti gli effetti esiste esclusivamente in misura nominativa, in quanto nel concreto non si può parlare di accordo quando non è stato creato neanche lo spazio adatto affinché questo mettesse radici.

Un “sindacale” di troppo - L’indignazione dell’ANDoC si fa più serrata nel momento in cui si sottolinea che dalla “lista frutto dell’accordo ‘segreto’ di alcune associazioni sindacali” son state messe alla berlina soprattutto quelle sigle che sono cresciute lungo il filone della tutela della sfera professionale inerente ai ragionieri, mentre sono state incluse senza tanta pubblicità le associazioni rappresentative dei dottori commercialisti. E allora, dove va a finire l’annunciata convergenza delle due anime sulle quali si fonda la filosofia esistenziale e operativa del CNDCEC? Ora, ben venga per ANDoC l’esistenza della lista annunciata, ma la richiesta è che si faccia un passo indietro nel definirla prodotto di un accordo sindacale, poiché non ne possiede le caratteristiche. In sostanza, non ne ha il diritto, dal momento che esclude dalla propria aurea protettiva una buona parte di commercialisti iscritti all’Ordine. ANDoC, in altri termini, si fa carico del presente malcontento, anche in virtù del fatto che la propria esclusione dal tavolo di lavoro retrostante alla stesura della lista pseudo-sindacale non rappresenta altro che un ostacolo alla presenza nel Collegio dei Revisori dell’importante componente derivante dagli iscritti al sindacato e dai loro diretti rappresentanti. L’Associazione guidata da Losi non manifesta alcuna velleità politica, tant’è che non ha inteso avanzare la pretesa di esser presente nella lista, ciò che segnala è la scarsa sensibilità dimostrata dal Consiglio nazionale che non ha ritenuto necessario che l’ANDoC (così come altre sigle sindacali) par-tecipasse agli incontri finalizzati al conseguimento del concordato. E questo non è tutto. In effetti, se vi sono stati sindacati inclusi e sindacati esclusi, se ne deduce che qualcuno di essi ha infranto quanto sottoscritto ad Agrigento in materia di coesione e unità. Il proposito dell’Associazione, fatto tesoro di quel che sta accadendo, è di andare a fondo con la principale prerogativa di tutelare i propri iscritti e di rappresentarli senza mai perdere di vista tali obiettivi.

I focus del Consiglio nazionale - Intanto, il CNDCEC pare non avere null’altro da aggiungere, eccezion fatta per le pubblicazioni di preparazione all’evento dell’11 gennaio, considerando che il termine per la presentazione delle liste è posto al 30 dicembre. In effetti, proprio ieri, mentre imperversava la polemica, il maggiore organo di categoria ha pubblicato una serie di indicazioni comportamentali che i futuri membri del Collegio dei Revisori dovranno adottare al fine di condurre in maniera esatta il proprio incarico. Le norme e i principi che il Consiglio ha inviato a tutti gli iscritti s’inseriscono del progetto di realizzazione del Codice deontologico vigente. A coordinare le operazioni di gestione ed emanazione di tali provvedimenti è il consigliere nazionale Luciano Berzé. Le norme proposte sono costituite da principi muniti di riferimenti normativi essenziali e da criteri applicativi. Tali disposizioni entreranno a regime a partire dal 1° gennaio del prossimo anno.

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