16 dicembre 2014

Antiriciclaggio: maglie nere ai professionisti

Autore: Redazione Fiscal Focus

Ai sensi dell’articolo 5 del D.Lgs. 231/2007, il Comitato di sicurezza finanziaria ha condotto la prima analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, al fine di identificare, analizzare e valutare le minacce e le vulnerabilità del sistema nazionale di prevenzione, investigazione e di repressione.

Da questa prima valutazione, la quale riveste un carattere sperimentale, che dovrà quindi essere aggiornata trascorsi tre anni, sono emerse moltissime lacune nel sistema di prevenzione, riconducibili principalmente ai professionisti.

Il sistema di prevenzione - Il sistema di prevenzione in tema di riciclaggio di denaro è ritenuto adeguatamente rispondente rispetto alla minaccia che i proventi delle attività criminali possano essere reinseriti nel sistema finanziario ed economico.

È tuttavia sottolineato come i presidi antiriciclaggio siano applicati nel settore privato in maniera non uniforme: come al solito, l’anello debole della catena è rappresentato dai professionisti, che ancora non rispondono in modo soddisfacente alle esigenze di prevenzione del sistema, soprattutto a causa di una formazione non sempre adeguata su queste tematiche.

Bocciati quindi i notai, gli avvocati, i dottori commercialisti e gli esperti contabili, sebbene per i notai sia possibile assistere ad alcuni progressi.

Le linee guida - In virtù degli scarsi risultati raggiunti dai professionisti, nel Rapporto si consiglia di incrementare il dialogo con tali categorie, ma soprattutto di intensificare l’attività ispettiva.

Viene inoltre rilevato come, per i consulenti del lavoro non siano mai state effettuate ispezioni, ragion per cui sarebbe necessario che l’autorità di vigilanza provveda a un sistema di controllo, sebbene il rischio specifico legato a tale settore sia basso.

Altro importante obiettivo cui si dovrebbe tendere è l’incremento della qualità e della quantità delle segnalazioni delle operazioni sospette da parte dei professionisti.
A tal fine, sicuramente un ruolo essenziale potrebbero avere dei nuovi meccanismi ad hoc per garantire la riservatezza dei segnalanti.

Persone giuridiche e trust
- La criminalità organizzata, generalmente, non ama le strutture societarie complesse e, molto spesso, si avvalgono semplicemente di società a responsabilità limitata e di prestanome.

Un fenomeno molto diffuso che desta forti preoccupazioni è però quello dei trust, che consentono di occultare i titolari effettivi.

Il Rapporto sottolinea infatti l’importanza dell’individuazione del titolare effettivo, sottolineando come sia necessario, a tal fine, un intervento comunitario affinché siano armonizzati e interconnessi i registri delle imprese dei diversi stati membri.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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