7 luglio 2016

ASSEMBLEA DEGLI ORDINI: UN’OCCASIONE DI CONFRONTO SU QUESTIONI SOSPESE

Autore: ESTER ANNETTA

Si è tenuta ieri a Roma l’Assemblea degli Ordini Territoriali dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, indetta con convocazione del 21 giugno scorso. All’ordine del giorno, l’approvazione del bilancio del CNDCEC.
Ampia ed articolata l’esposizione del Presidente Gerardo Longobardi, che su alcuni punti della sua relazione si è particolarmente soffermato per riallacciarsi a temi di altra portata e tuttavia di stringente attualità per la categoria.

Al dettaglio dell’attività svolta dal Consiglio Nazionale negli ultimi mesi, il Presidente Longobardi ha voluto elencare gli ambiti di intervento in cui esso ha operato ed i risultati conseguiti: dal codice delle sanzioni (la cui pubblica consultazione si è chiusa lo scorso 30 giugno) alle modifiche apportate al Regolamento sulla Formazione Professionale Continua (in particolare quelle già deliberate e sottoposte ora al vaglio del Ministero della Giustizia, riguardanti la riduzione ad un terzo dell’obbligo formativo per gli ultra65enni e l’esonero totale per i non esercenti la professione e gli iscritti nell’elenco speciale); dalla tutela della professione (con ciò ricordando sia il ricorso avverso il DM 24 settembre 2014, a seguito del quale il TAR ha ammesso anche i ragionieri privi di laurea magistrale all’iscrizione nel Registro degli OCC da sovraindebitamento, sia l’intenzione del CNDCEC di costituirsi parte civile nei processi per corruzione che coinvolgono iscritti agli Ordini) ai controlli societari ed alla revisione legale (ribadendo, a riguardo, il disaccordo della categoria riguardo al D.Lgs. di recepimento della direttiva revisione 2014/56/UE nella parte in cui prescrive un esame integrativo per svolgere la funzione di revisore come equipollente all’esame di abilitazione professionale e dichiarando, viceversa, la piena approvazione di previsioni quali la distinzione tra revisori attivi ed inattivi, l’equivalenza dei crediti formativi riconosciuti dagli Ordini ai fini della FPC dei revisori, le convenzioni con le Università per anticipare il periodo di tirocinio triennale); dalle procedure concorsuali (ricordando l’audizione del CNDCEC in Commissione Giustizia in occasione della discussione del DDL Crisi di Impresa elaborato dalla Commissione Rordorf e l’avvio del primo corso per gestori della crisi da sovra indebitamento, nonché le proposte dei commercialisti che sono state recepite in sede di conversione del DL 59/2016 (L. 119/2016)) ai numerosi documenti, studi, linee guida prodotti dal CN; dall’internazionalizzazione (con le dieci tappe del Road Show, la missione a New York prevista per il prossimo ottobre, le traduzioni IVS-IPSAS, il progetto tirocinanti presso organismi internazionali) all’anticorruzione, fino alla fiscalità. Quest’ultimo argomento, in particolare, è servito al Presidente per tornare sul dibattuto tema delle semplificazioni e sulle richieste a riguardo formulate dai commercialisti (tra tutte: la sospensione feriale dei termini amministrativi a carico dei contribuenti e per la definizione degli avvisi bonari, l’abrogazione della presunzione legale relativa ai prelievi bancari, la soppressione del registro delle dichiarazioni d’intento, il ripristino del modello F24 cartaceo per i soggetti senza Partita IVA…) nonché sul disatteso impegno del MEF di intervenire entro la fine di maggio con un apposito decreto. In proposito il Presidente Longobardi ha dichiarato che nell’incontro tenutosi due giorni fa presso il detto Ministero, il Vice Ministro Casero ha assicurato che un decreto semplificazioni sarà emanato prima della pausa estiva.
Longobardi ha voluto poi smorzare i toni della polemica sorta nelle scorse settimane circa l’accusa di inerzia mossa al CN riguardo alla richiesta di proroga dei termini per i versamenti IRPEF, ricordando che, pur in difetto di un documento formale in tal senso, il CN aveva in più occasioni – incontri ed interlocuzioni – fatto presente tale necessità.
Il Presidente si è poi ampiamente soffermato sul tema della Riforma del Contenzioso Tributario, ribadendo in proposito le posizioni non condivise dal CNDCEC, peraltro già rappresentate lo scorso 4 luglio durante un incontro tenutosi presso la Corte di Cassazione inerente il problema dell’eccedenza dei ricorsi pendenti presso la Suprema Giurisdizione di Legittimità in materia tributaria.
I commercialisti avanzano anzitutto una questione “formale” riguardo l’impiego di una legge ordinaria anziché costituzionale che vorrebbe la soppressione della quarta forma di giurisdizione (quella tributaria, appunto); quanto ai profili più “sostanziali”, le divergenze riguardano l’inadeguatezza della previsione secondo la quale le sezioni specializzate di primo grado debbano operare in composizione monocratica, così come quella di ridurre l’attuale secondo grado di giudizio in un reclamo innanzi alla stessa sezione del tribunale, ma stavolta in composizione collegiale, e ciò in ragione tanto di possibili profili di incostituzionalità che per la necessità di garantire un doppio grado del giudizio di merito; parimenti si considera inadatta la scelta di nominare giudici ausiliari i magistrati ordinari in quiescenza, in quanto si scontrerebbe con la necessità – quanto mai primaria in tale ambito – di assicurare il massimo della professionalità e dell’aggiornamento dei giudici.
Necessario, viceversa, appare rendere più efficiente la giustizia tributaria ed accelerarne le funzioni, occorrendo a tal fine una maggiore indipendenza delle Commissioni Tributarie: serve un giudice professionale – ha ribadito Longobardi – che oltre ad essere indipendente e terzo sia anche “giudice a tempo pieno”, e serve pure che la giustizia tributaria sia autonoma. È quindi assolutamente da scongiurare la “riconduzione” delle attuali Commissioni tributarie in seno alla Giustizia civile.
Altro argomento critico affrontato dal Presidente è stato quello inerente il riordino della geografia giudiziaria. Ricordando le richieste avanzate dal CN nella nota presentata al Ministero della Giustizia lo scorso 6 maggio (individuazione delle date in cui tenere le elezioni tanto degli Ordini che del CN, data di insediamento degli Ordini Territoriali neoeletti, definizione dei rapporti tra Ordini sopprimendi ed Ordini accorpanti, questione relativa al doppio mandato dei Vice Presidenti, definizione del circondario degli Ordini Provinciali, costituzione dell’Ordine di Lagonegro e commissariamento dell’Ordine di Imperia), ha dato lettura del testo della nota pervenuta due giorni fa, con la quale detto Ministero – ribadendo la soluzione già prospettata nella sua precedente nota del 31 marzo – fissa a non oltre il 1° dicembre la data delle elezioni per il rinnovo del CN, motivandola sulla base del disposto dell’art. 25 comma 5 del D.Lgs. 139/2005 (ai sensi del quale la data per l’elezione del Consiglio Nazionale deve essere fissata dal Ministero “almeno trenta giorni prima di quella in cui scade il Consiglio Nazionale”). Prendendo atto di ciò, il CN per evitare a sua volta impugnative riconducibili ad una inosservanza dei termini ad esso prescritti per l’indizione delle elezioni di rinnovo degli Ordini Territoriali, nel pieno rispetto delle norme ha a sua volta rivisto le date originariamente suggerite per dette elezioni (3 e 4 ottobre) spostandole al 3 e 4 novembre, ed auspicando altresì che, nel breve lasso di tempo intercorrente tra le date delle elezioni territoriali e nazionali, gli Ordini non presentino ricorsi avverso gli esiti della propria competizione, intasando così il lavoro del CN proprio durante la fase di preparazione del suo rinnovo.
Conclusa la relazione del Presidente Longobardi, nello spazio concesso agli interventi dei Presidenti degli Ordini sono poi emerse importanti dichiarazioni inerenti proprio la delicata questione del riordino della geografia giudiziaria e dei ricorsi attualmente pendenti presso il TAR.
Il Presidente dell’ODCEC di Napoli, Vincenzo Moretta, ha dato lettura di una mozione presentata da cento Ordini territoriali nella quale si chiede “il rispetto delle regole e l'unità di tutta la categoria, allo scopo di non interrompere il libero processo elettorale in corso, arrecando di conseguenza gravi pregiudizi a tutti i commercialisti italiani". Detti Ordini, dunque, condividendo le disposizioni del Ministero contenute nella nota del 31 marzo, auspicano che non vi siano impedimenti allo svolgimento della competizione elettorale ed invitano gli Ordini che hanno presentato ricorso a riconsiderare la loro posizione ed anche l’opportunità di chiedere ulteriori interventi interruttivi delle operazioni elettive.
Francesco Tedesco, Presidente dell’Ordine di Avellino, a sua volta ha riferito la decisione del proprio Ordine di ritirare la richiesta di sospensiva contenuta nel ricorso presentato al TAR, cui il legale incaricato ha già provveduto, e dunque di lasciare che il giudizio prosegua solo nel merito.
Più accorato l’intervento del Presidente dell’Ordine di Rossano, Carlo Plastina, che ha parlato anche come delegato dell’Ordine di Melfi, ribadendo che i motivi della proposizione dei loro rispettivi ricorsi non sono da ricercare né in una contesa con gli altri Ordini né in una condizione di sudditanza rispetto ad alcuni di essi né ancora in una presunta ricerca di favori (o poltrone!), ma soltanto nell’esigenza di difendere i diritti dei propri iscritti.
Da ultimo, il Presidente dell’Ordine di Nicosia, Andrea Maggio, appellandosi alla responsabilità che rivestono i Presidenti degli Ordini, ha chiesto di darne dimostrazione con un gesto concreto che sia di non ulteriore interferenza sulla questione della geografia degli Ordini, così velatamente invitando Rossano e Melfi a ritirare i loro ricorsi.
Gli incontri sono proseguiti nel pomeriggio con l’esposizione dei dati del bilancio che è stato approvato all’unanimità.

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