11 ottobre 2012

Avvocati: sulla riforma il governo ko

Per l’esecutivo è in atto la costituzione di uno statuto speciale per la categoria.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La riforma e il governo - Non ha incassato bene, martedì scorso, il governo in fase di discussione sulla riforma della categoria forense. In particolare, nell’occhio del ciclone è finito l’emendamento al disegno di legge che di fatto andava a sopprimere completamente l’articolo 13 sui conferimenti d’incarico e le tariffe professionali. La squadra guidata da Monti aveva ritenuto una tale disposizione come “in assoluto contrasto” con il decreto sulle liberalizzazioni e con il decreto del Ministero della Giustizia sui parametri. I deputati hanno respinto l’emendamento, riservandosi però la volontà di approvare un emendamento parallelo, presentato dalla Commissione, che va a modificare il suddetto articolo con non poche novità. Tra i punti dell’emendamento approvato vi è la possibilità concessa ai Consigli degli ordini locali di poter esprimere un proprio parere in merito ai compensi qualora tra il professionista e il cliente dovesse insorgere una controversia. Secondo fonti dirette, il team esecutivo non apprezza in maniera complessiva le misure delineate dalla Commissione. In sostanza, ben venga per Monti&Co. la libera determinazione dei compensi, ma risulta quanto mai necessaria una maggiore attenzione al fine di non produrre normative che contrastino con il recente decreto per il riordino delle professioni. Il punto è che il governo non può approvare per l’Avvocatura delle misure con non sono presenti anche per le altre categorie professionali, quale ad esempio risulta essere la possibilità che gli Ordini si esprimano sui compensi. La riforma forense, in sintesi, non può divenire una statuto speciale dell’Avvocatura e contraddire lo spirito della legislazione in materia di professioni.

Preventivo su richiesta
– Una volta ottenuto il voto da Montecitorio, la categoria forense non avrà problemi al Senato, perché è improbabile un qualsiasi capovolgimento di risultati. In sostanza, un’altra novità è quella del preventivo solo su richiesta del cliente e in riferimento ai parametri come mezzo orientativo. In un certo senso, può dirsi chiaramente superata la barriera che le posizioni espresse dalla Commissione avevano incontrato nelle discussioni passate. Vediamo ora brevemente quali sono stati i punti del successo ottenuto dagli avvocati.

Gli obiettivi raggiunti – Considerando che il vaglio della Camera dei deputati ha analizzato gli articoli dall’1 al 18, approvandoli fino al 17, è bene sottolineare che i temi affrontati sono stati gli incarichi e le tariffe, il ruolo del Cnf, la riserva di consulenza e il socio di capitale nelle stp. Sui primi due punti abbiamo già visto quali sono stati i risultati ottenuti: nello specifico agli avvocati va la vittoria sull’articolo 13 con la bocciatura dell’emendamento presentato dal governo a favore della linea di “mediazione” elaborata dalla Commissione; per quanto concerne il secondo punto, v’è stato il riconoscimento al Consiglio nazionale di esprimere il proprio parere in merito alla congruità del compenso. Poi, sul versante della riserva di consulenza, questa viene estesa altresì alle materie stragiudiziali, a patto che queste abbiano una relazione con le operazioni giurisdizionali e che la consulenza sia prestata in maniera continuativa e organizzativa. Infine, sul socio di capitale nelle stp, sono stati contratti da un anno a sei mesi i tempi della delega prevista dalla riforma forense.

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