2 aprile 2014

Banche e consulenza fiscale. Conflitto d’interesse

Le banche si estendono ai servizi fiscali, ma i commercialisti del Triveneto mettono in guardia.
Autore: Redazione Fiscal Focus

L’allarme - I dottori commercialisti e gli esperti contabili degli Ordini del Triveneto hanno lanciato un’allarmante denuncia in merito al conflitto d’interesse che insorgerebbe allorquando le banche si avvicinassero ai servizi fiscali, concretizzando l’attuale evidente interesse nei confronti della consulenza. L’allarme dei professionisti è infatti inerente all’indipendenza e alla responsabilità di questi istituti bancari che, dopo aver messo le mani su servizi quali quelli assicurativi e della consulenza alle imprese, hanno puntato gli occhi ora anche sulla consulenza di tipo fiscale.

Addio terziarietà - Sul punto è quindi intervenuto il presidente della Conferenza permanente dei quattordici Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili delle Tre Venezie, Alberto Mion, che ha sottolineato come uno dei principi sui quali si fonda una buona consulenza fiscale sia proprio l’indipendenza del consulente rispetto a qualsiasi altro tipo di interesse, indipendenza che allora le banche non potrebbero rispettare. Il timore è appunto che gli istituti bancari, svolgendo consulenza fiscale, possano indurre il contribuente verso scelte vantaggiose solo per il medesimo istituto, non invece o non solo per il cliente. “In questo senso sarebbe utile sapere se, a parità di situazione e cliente, banche diverse consiglierebbero le medesime soluzioni all’imprenditore, oppure se ciascuna banca sarebbe portata a suggerire soluzioni in linea con i propri prodotti, le proprie attività e le proprie politiche aziendali, per perseguire il profitto del proprio istituto di credito”, ha spiegato Mion. Si direbbe pertanto addio a quel requisito di terziarietà che la legge ha affidato al ruolo professionale di consulente fiscale.

Nodo della responsabilità – Altro ostacolo individuato dai commercialisti del Triveneto riguarda la responsabilità. Il contribuente, cliente di un professionista, sa che se questi commette un errore causandogli un qualche danno, può rivolgersi direttamente al medesimo professionista chiedendo ragione di quell’errore. Il consulente, a quel punto, dovrà assumersene la responsabilità qualora si riscontri la sua effettiva colpevolezza. Cosa avviene nel caso in cui la consulenza fiscale sia affidata alla banca? I commercialisti si chiedono, a questo punto, su chi debba essere la responsabilità, se dell’impiegato o dell’istituto. Sul punto quindi i dubbi sono ancora molti e irrisolti. “Il Conflitto di interesse potrebbe poi essere anche più grave. Poniamo infatti che un cliente decida di procedere contro il proprio istituto per il danno arrecato da una consulenza fiscale sbagliata. Chi garantirebbe il cliente che l’istituto non deciderebbe di interrompere o cambiare i normali rapporti di fornitura del credito?”, continua l’analisi del presidente Mion.

Specificità dei ruoli - Infine, i commercialisti aderenti alla Conferenza permanente delle Tre Venezie ritengono che un sano sviluppo dell’economia non possa prescindere da un ordinato rispetto della specificità e dei ruoli degli operatori economici. Tenere in alta considerazione questi elementi significa rispettare i diritti dei contribuenti e defilarsi da situazioni in cui potrebbe emergere il conflitto d’interesse. Sul tema, Alberto Mion conclude sottolineando che “il settore del credito riveste in un ruolo fondamentale e strategico per lo sviluppo economico proprio in forza di questa centralità, che peraltro da taluni viene già considerata come un fattore critico, è importante che gli istituti considerino con attenzione aree di sviluppo di business. Se da un lato infatti l’apertura a nuovi servizi di consulenza potrebbe apparire una via per evitare dolorose riduzioni di organico, i vantaggi per gli istituti potrebbero essere molto minori di quelli che, forse troppo superficialmente, sono stati immaginati”.

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