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Il 2012 -E il nuovo anno è arrivato, portando con sé la consapevolezza che si è aperto un lungo periodo di scelte difficili e misure rigide al fine di risollevare il Paese e metterlo nuovamente nella carreggiata diretta alla crescita. A tal proposito, la scorsa settimana, a ridosso della conclusione del 2011, il Presidente del Consiglio ha illustrato le linee guida contemplate dal pacchetto di misure economiche definito proprio da Monti con l’appellativo “cresci Italia”. Queste misure andranno a inserirsi nel percorso di risanamento intrapreso dall’attuale Esecutivo, al quale però era stato dato forte stimolo anche dalle due manovra correttive precedenti e dalla legge di stabilità. Proprio in riferimento a quei provvedimenti e alle strategie disposte al fine di riordinare e liberalizzare le professioni, propone una riflessione e un richiamo alle categorie il presidente di Confprofessioni. Il parere di Gaetano Stella è, in linea generale, che davanti agli ulteriori cambiamenti le professioni non possono continuare a dividersi, ma sono chiamate a battersi in maniera unitaria al fine di proteggere e far sviluppare gli interessi delle categorie anche alla luce del comune Ccnl rinnovato il 29 novembre.
Società tra professionisti -La questione sulla quale si concentra l’intervento di Gaetano Stella si riferisce a un tema particolarmente caldo che più degli altri ha avuto la forza di scuotere l’assetto delle categorie professionali italiane, vale a dire il provvedimento in merito alla costituzione di società tra professionisti disposto dalla legge di stabilità n. 183/2011. In sintesi, il legislatore concede la possibilità che l’accordo societario venga stipulato tra soggetti professionisti e non, stabilendo che la quota maggiore possa essere sostenuta anche dai soci non professionisti. Questa misura, insieme alle altre e all’attesa riforma delle professioni prevista per il prossimo 13 agosto, intende seguire la logica del legislatore in base alla quale liberalizzando in tal senso il settore professionale si andrebbe a fronteggiare il calo del Pil, realizzando una maggiorazione dell’1,5% corrispondente a quasi 18 miliardi di euro. Di tutt’altro parere è Gaetano Stella, che approva il possibile risultato al quale si giungerebbe, ma sottolinea che ne emergerebbe un problematico effetto collaterale. “Le stime governative – sostiene il presidente di Confprofessioni – peccano di eccesso di ottimismo e non tengono in considerazione il quadro congiunturale in cui operano oggi i liberi professionisti. Se l’obiettivo delle liberalizzazioni è quello di guadagnare un punto e mezzo di Pil non si può immaginare, in termini economici, di ‘svuotare’ un comparto, quello delle professioni, che vale il 12,5% della ricchezza nazionale”. A ben vedere, se la gestione delle società tra professionisti passasse al socio con maggiori quote che però non appartiene ad alcuna professione, si metterebbe in pericolo l’autonomia e l’indipendenza dell’attività intellettuale. “E’ un’ipotesi reale e inaccettabile che mette a rischio di estinzione non gli ordini professionali – dichiara la guida di Confprofessioni - ma un settore economico autonomo caratterizzato da una miriade di studi di piccole dimensioni”. Pertanto, sono i piccoli e medi studi a essere in bilico e la loro salvaguardia dovrebbe porsi come obiettivo primario degli organi rappresentativi.
Trait d'union -L’antidoto a un inevitabile naufragio delle professioni nella mischia della logica commerciale è riscontrabile, secondo Gaetano Stella, in una ritrovata unità. Si parla di un “pieno recupero dell’identità del libero professionista” che, forte di un condiviso traguardo raggiunto con il rinnovo del Ccnl del 23 novembre, si dovrebbe aprire in una nuova era, consapevole del lapalissiano quanto veritiero luogo comune che ritrova la forza proprio nell’unione. Le situazioni critiche finora rilevate, le difficoltà nel raggiungimento di un accordo condiviso, sono state essenzialmente frutto di un procedere frastagliato e diviso delle categorie, che non hanno saputo o voluto ricercare una linea d’azione accettata da tutti gli Ordini. “I professionisti, purtroppo – sostiene Stella – sono abituati a ragionare per categorie, arroccati sulle prerogative tipiche della loro singolarità”. Il presidente di Confoprofessioni ribadisce più volte l’importanza, in merito, del Ccnl, “un contratto innovativo e competitivo, che si apre agli strumenti della flessibilità, ai nuovi modelli societari per ricomprendere l’intero sistema delle professioni intellettuali”. E dunque, l’adeguata conclusione a un discorso di questo genere, più volte sottolineata da Stella, è che il punto di partenza per le professioni nel 2012 non può che essere il Ccnl.