13 dicembre 2012

Cndcec: commissariato voce alla categoria

Aidc e Anc riflettono sulla decisione del Guardasigilli
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il commissariamento del Cndcec - Nella mattinata di ieri è stato diffuso, da parte del Ministero della Giustizia, un comunicato a firma del Guardasigilli Severino tramite il quale si annunciava il commissariamento del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che è stato affidato al magistrato in pensione Giampaolo Leccisi. In aggiunta alla nomina del Commissario straordinario, il ministro ha altresì annunciato che le elezioni per il rinnovo dei vertici si svolgeranno in data 20 febbraio 2013. Fino a quel momento quindi le redini della categoria saranno poste nelle mani di Leccisi. Non si sono fatti attendere i commenti delle diverse sigle sindacali, alcune delle quali nei giorni scorsi si erano rivolte direttamente al Guardasigilli chiedendo proprio un intervento di questo genere.

Il balzo in avanti, secondo l’Aidc - A intervenire immediatamente dopo la diffusione del comunicato Ernesto Franco Carella, presidente dell’Aidc. Il parere di Carella è senza dubbio improntato alla delusione in merito alle modalità di gestione adottate negli ultimi mesi dalla nostra governance, ma allo stesso tempo non tenta di allontanare da sé e dalle alle sigle sindacali l’aurea del “colpevole silenzio” per non aver segnalato in maniera debita e puntuale le incongruenze. In un certo senso, il presidente dell’Aidc non condivide le azioni “all’ultimo momento” condotte dai suoi colleghi appartenenti ad altre associazione, che però prima dell’appuntamento elettivo hanno preferito tacere. “Comportamenti censurabili che si sono verificati da una parte e dall'altra ma che non possiamo considerare della stessa gravità – spiega Carella - Da un lato ci siamo trovati in presenza di quello che alcuni chiamano ‘turismo elettorale’, comportamento discutibile figlio di una brutta legge inventata per governare la fusione tra gli albi, più attenta a garantire sistemi di potere che interessi di categoria. Comportamento discutibile, sicuramente non etico ma non illegittimo, figlio appunto di una legge discutibile, sicuramente da cambiare. Dall'altro ci siamo trovati di fronte a illegittime condotte del Consiglio Nazionale che, lungi dall'essere terzo e garante, anche sotto il profilo deontologico, delle elezioni, ha utilizzato il proprio potere per ammettere al voto, in violazione di legge gli Ordini di Bari ed Enna, che sapeva favorevoli al Presidente uscente, ricandidato, e dunque parte e non garante terzo”. Quest’ultimo modus operandi messo in pratica da chi avrebbe dovuto tutelare la categoria, secondo il leader dell’Aidc, ha avuto come esclusivo esito il deprezzamento della credibilità del Consiglio nazionale, che ha così dimostrato di non esser stato in grado di gestire in maniera corretta le operazioni di rinnovo, né di sapersi porre in qualità di parte terza. Tuttavia Carella non ci sta a definire malata la categoria, che invece risulta soltanto stanca, spaventata e senza tutele né rappresentanza, “ma sana”. L’auspicio dell’Aidc è quindi non quello del passo indietro, quanto quello del balzo in avanti che ormai non può più essere rimandato.

L’amarezza dell’Anc - Nessuno auspicava il commissariamento, ma questa evenienza era da più parti considerata plausibile. E su tale lato della staccionata si era posta l’Anc presieduta da Marco Cuchel. In un comunicato diffuso anch’esso ieri, dopo aver appreso della decisione ministeriale, l’Anc ha sottolineato la propria imparzialità nei confronti dei candidati, pur testimoniando che dal 25 ottobre l’unica preoccupazione della sigla è stata quella di chiedere alle parti un maggior senso di responsabilità e rispetto nei confronti della categoria. “Un passo indietro da parte di tutti”, chiedeva l’associazione di Cuchel. Passo indietro al quale pochi sono stati disponibili. Probabilmente proprio questa è stata la ragione che ha spinto il Ministero ad agire come ha evidentemente fatto. “L’azzeramento dei vertici, determinato dalla decisione ministeriale, e l’avvio di nuove elezioni era certamente un esito prevedibile, in considerazione del clima avvelenato, all'interno del quale era tutto un susseguirsi di ricorsi, esposti e denunce, ma oggi non è certo un bel giorno per la categoria – spiegato Cuchel - A questo risultato si sarebbe dovuti giungere in modo autonomo, facendo prevalere il buon senso e proteggendo la reputazione della categoria, in un momento in cui le professioni sembrano navigare a vista”. L’associazione esprime viva riconoscenza nei confronti del ministro Severino che ha saputo interpretare il desiderio della categoria di uscire dall’impasse, un tale atteggiamento è andato in palese contrasto con l’indifferenza di “coloro che avrebbero dovuto farlo in funzione del proprio ruolo ed erano invece impegnati su altri fronti”.

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