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La situazione di stallo - I dottori commercialisti e gli esperti contabili non hanno più tempo, hanno necessariamente bisogno di una svolta sia per quel che concerne la gestione interna della categoria sia in riferimento al ruolo sociale del quale sono investiti. Il sentore è comune, più volte espresso da diverse voci della categoria, sul piano sindacale e su quello rappresentativo, fino a giungere alla lettera scritta di proprio pugno dal consigliere dell’Ordine di Nocera Inferiore, Giovanni D’Antonio, e diretta al commissario straordinario del Consiglio nazionale, Giancarlo Laurini. D’Antonio sottolinea l’incapacità di poter sopportare ancora quella che definisce alla stregua di una “situazione di stallo ormai atavica e a dir poco ridicola che ci vede Tutti noi Commercialisti coinvolti a pieno titolo”.
Prospettive future - Il focus della missiva inoltrata a colui che guida attualmente la categoria è sicuramente la questione del rinnovo della governance, punto dal quale non può prescindere una sana riflessione sul futuro della professione. Il consigliere D’Antonio ritiene infatti che se non risolveranno al più presto le questioni rimaste scoperte, allora le conseguenze potrebbero essere davvero pesante e farne le spese sarebbero senza dubbio i commercialisti del futuro, ossia i giovani dei quali oggi so fa un così gran parlare. “Siamo stanchi ormai del dibattito: liste si, liste no, ritiro si, ritiro no, lista unica non lista unica... Nemmeno possiamo sperare e/o accettare che il Futuro possa essere e/o diventare una commistione fra le due precedenti liste presentate all'ultima competizione. Ne tanto meno ancora pensare che il dibattito possa limitarsi ai due ex candidati Presidenti, ne tra l'altro coinvolgere i soli Presidenti dei rispettivi ordini territoriali del nostro Consiglio Nazionale”, scrive il consigliere dell’Ordine di Nocera Inferiore.
Invertire la rotta – Risulta quindi non più procrastinabile un cambiamento di rotta. Un’energica virata che possa portare la categoria a una sana rinascita. “Urge un Consiglio Nazionale fatto di idee e valori, di mentalità ed obiettivi che sono legati insieme da una concezione culturale della Professione che si fonda sul concetto di responsabilità. Urge accelerare un processo di rilancio del nostro Ordine Nazionale, un rinnovamento fatto di una maggiore nostra presenza negli ambiti istituzionali che contano ed urge farlo coinvolgendo TUTTI e dico e sottolineo TUTTI i rappresentanti eletti nei rispettivi ordini territoriali”, spiega D’Antonio. Si dovrà pertanto mettere in cantiere una forma di cambiamento nuova che si presenti in rottura con i concetti assunti nel passato, in quanto questi ultimi hanno già ampiamente dimostrato al rispettiva inefficacia e inconsistenza. La categoria può risorgere dalle materie solo se ci si impegnerà ad attuare un cambiamento vero, che abbia il sapore del rinnovamento e degli investimenti. Rinnovarsi sulla base però non di mero astrattismo, quanto invece prendendo le mosse da calcoli scientifici, misurabili con numeri alla mano. La classe dirigente dev’essere nuova ma non solo dal punto di vista anagrafico o demografico, quanto piuttosto per quel che concerne le idee e i programmi. Alla categoria servono infatti contenuti e cultura che si pongano in rottura con i vecchi sistemi. “Molto spesso, forse troppo, il semplice cambio di uomini e/o di poteri non comporta una maggiore efficacia dell’azione del nostro Consiglio Nazionale. Il distacco della classe dirigente del nostro Consiglio Nazionale dalla categoria, dai rispettivi Ordini Territoriali, è susseguente alla mancanza cronica della capacità di interpretare le esigenze di una intera comunità e all’ assenza di una visione, di un’idea di come sia programmabile ed immaginabile il futuro di una realtà che si governa”. D’Antonio parla dunque di una sorta di rivoluzione culturale che dovrebbe travolgere e coinvolgere l’intera categroia, portando agli sperati frutti nuovi della crescita e del cambiamento. “Il cambio di mentalità comincia quando si riesce a fare una cosa senza sforzo! Un vero ricambio generazionale che formi una diversa classe dirigente deve essere accompagnato dalla riscoperta del valore della Professione come servizio nei confronti della collettività e dei suoi interessi, come nuovo modello di governante! Il presupposto è il riscatto morale. I programmi sono conseguenza. Dove c'è una grande volontà non possono esserci grandi difficoltà. Auspico un pronto e celere incontro con tutti gli Ordini Territoriali”.