26 settembre 2011

CNDCEC: pubblicate le osservazioni al Libro verde

Diversi i punti critici indicati dal CNDCEC, che evidenzia in particolare, una proposta più orientata più verso il prestatore che verso il fruitore dei servizi e anche sulla qualità degli stessi.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Le osservazioni al Libro Verde - Sono state pubblicate sul sito del CNDCEC, le osservazioni al Libro verde in riferimento alla riforma della Direttiva sulle qualifiche professionali e che ha come obiettivo quello di favorire una maggiore mobilità dei cittadini dell’unione che forniscono servizi appunto professionali. Nel documento, viene sottolineato dalla Commissione Europea, che i livelli di mobilità dei professionisti sono ancora bassi nell’Ue, con scambi di servizi intra-Ue (inclusi i servizi professionali) che rappresentano solo il 25% circa degli scambi complessivi all’interno dell’Unione. (Un dato troppo basso, se paragonato all’importanza del settore dei servizi per l’economia dell’Ue). L’obiettivo della maggiore mobilità, deve essere realizzato attraverso delle regolamentazioni meno restrittive e con azioni più incisive sul sistema di riconoscimento delle qualifiche, additato come un meccanismo complesso che ostacola l’esercizio delle attività oltre le frontiere.

La carta professionale europea - Tra le diverse idee e anche per una possibile proposta legislativa, vi è la previsione della creazione di una carta professionale europea, necessaria per il riconoscimento della qualifica, previa la verifica dei requisiti. Tuttavia il Consiglio esclude che tale carta possa essere rilasciata nei Paesi in cui la professione non è regolamentata e che, in ogni caso, l’uso della carta non elimina la necessità dei controlli.

Accesso parziale - Nel Libro verde si parla di accesso parziale, lo stesso, potrebbe essere introdotto al sol fine di consentire ad alcuni soggetti in possesso di un titolo professionale nel paese d’origine, di esercitare nei paesi ospitanti, con quello stesso titolo, le attività che in quel paese sono loro consentite. In tal modo, in considerazione di percorsi formativi notevolmente differenti, si riuscirebbe a tutelare sia i professionisti abilitati all’esercizio delle professioni similari esistenti nel paese ospitante, sia coloro che intendano esercitare con un titolo acquisto altrove alcune delle attività che nel paese ospitante rientrano tra le competenze specificamente caratterizzanti una determinata professione regolamentata. Il Libro Verde parla di “accesso parziale” all’attività professionale estera, e parla anche della semplificazione degli ostacoli all’ingresso per coloro che, provenendo da Stati membri che non hanno una regolamentazione, vogliano esercitare la propria professione in uno Stato membro “regolamentato”.

La separazione delle professioni regolamentate – Nell’ottica della separazione delle professioni regolamentate, il “professionista” è colui che esercita una professione regolamentata, con tutto ciò che comporta in termini di competenze specifiche, formazione e titolo professionale.
Per il CNDCEC, è irragionevole privare il consumatore della possibilità di fruire dell’apporto professionale di soggetti con competenze specifiche. I soggetti non professionisti, dovrebbero essere definiti soltanto “prestatori di servizi”.
Casi di abuso della normativa - Non mancano, peraltro, gli esempi di elusione e abuso della normativa comunitaria, il più lampante è il caso degli “economistas”, ovvero degli aspiranti commercialisti italiani che, dopo aver conseguito titoli universitari e tirocinio in Italia, ottengono l’omologazione in Spagna e, poco dopo, chiedono al nostro paese il riconoscimento della qualifica, aggirando così l’esame di Stato. Il CNDCEC propone di vincolare la “nazionalità” del titolo all’effettiva formazione in loco.

L’ostacolo alla libertà di movimento - Il Libro Verde prevede anche, la possibilità che alcuni Paesi richiedano, per determinate professioni, requisiti “sproporzionati o inutili” per l’interesse generale, ostacolando la libertà di movimento dei cittadini comunitari e imponendo, a chi arriva da fuori, prove compensative troppo difficili. Il CNDCEC esclude questa ipotesi, gli esempi riportati testimoniano chiaramente l’intento della Commissione europea di deregolamentare drasticamente la materia e consentire anche a soggetti non qualificati di erogare non solo servizi, ma anche prestazioni professionali.

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