13 dicembre 2011

CNDCEC: se le banche non tengono i segreti

Autore: Redazione Fiscal Focus

L’ultima manovra correttiva propone, a decorrere del 1° gennaio 2012, la parziale soppressione del segreto bancario riguardante i dati anagrafici tributari di soggetti indagati. Focus sul parere del CNDCEC.

Il decreto e i segreti - Questo Governo con la manovra messa in piedi il 4 dicembre e registrata in Gazzetta Ufficiale due giorni dopo come d.l. n. 201, ma comunemente indicata con l’appellativo di decreto salva-Italia, ha inteso sferzare duri colpi alla ormai consolidata prassi dell’evasione fiscale. Nello specifico, ad imporsi come ennesimo strumento atto alla definitiva vittoria sui contribuenti mendaci, elusivi o evasori, è l’articolo 11 del decreto appena redatto e in lettura alla Camera. “A far corso dal 1° gennaio 2012 – recita il secondo comma del suddetto articolo - gli operatori finanziari sono obbligati a comunicare periodicamente all’anagrafe tributaria le movimentazioni che hanno interessato i rapporti di cui all'articolo 7, sesto comma, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 605, ed ogni informazione relativa ai predetti rapporti necessaria ai fini dei controlli fiscali, nonché l’importo delle operazioni finanziarie indicate nella predetta disposizione”. In sostanza, ciò a cui vuole giungere la manovra correttiva del Governo Monti è la soppressione del segreto bancario, anzi, più che di vera e propria eliminazione si parlerà di una facilitazione all’accesso dei dati. Ad oggi, ossia prima che l’era Monti facesse il suo debutto con forbici e cinture, la banca dati informatica della Sogei forniva alla Guardia Finanza che svolgeva determinate indagini fiscali solo la location del conto dell’indagato; al contrario, l’ultimo decreto imporrà alle banche di fornire al data base tutti i dettegli del contribuente, al fine di permettere al computer gergalmente definito “cervellone” di rintracciare lo stato anagrafico tributario del soggetto, vale a dire il suo conto reale, i movimenti, gli investimenti e le azioni. In altri termini, si tratterà di un progetto dalle risonanza vagamente orwelliane, che avrà sulle proprie spalle il cumulo di aspettative inerenti all’argine della piaga che dilaga in ambito fiscale, ossia l’evasione. Gli investigatori tributari, grazie alla direttiva governativa, non avranno più bisogno di specifiche autorizzazioni per accedere alle informazioni personali del soggetto indagato, ma potranno avvalersi di una semplice richiesta al “cervellone” della Sogei che servirà loro tutti i dati di cui avranno bisogno. E’ pur vero però che non sarà concesso un approdo alle informazioni libero e privo di controlli, in quanto si potrà fare richiesta dei dati personali solo dopo che le indagini siano state dichiarate aperte e giustificate da un procedimento penale o amministrativo in atto. Nello specifico, con l’allentamento della cortina dal versante informativo, si potrà sperare in un attacco più mirato ai fenomeni evasivi che negli ultimi tre decenni sembrano essersi intensificati.

Il CNDCEC - A scendere in campo, entrando nel merito della riflessione circa l’utilità di un tale provvedimento, è anche il presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti ed esperti contabili, Claudio Siciliotti. Come si è visto, la categoria professionale guidata da Siciliotti è da sempre in prima fila per quel che concerne il discorso circa la lotta all’evasione, anzi non è di molto tempo addietro una campagna promossa di concerto con le istituzioni, tramite la quale i commercialisti venivano presentati con alleati del Fisco nel processo di ridimensionamento del fenomeno illegale. Oggi, però, difronte alle disposizioni dell’Esecutivo Monti, Siciliotti pare storcere il naso, indicando i punti deboli del decreto nello specifico punto concernente il segreto bancario. Il parere del leader dei commercialisti e degli esperti contabili italiani è che si sia al cospetto di una violazione della sfera privata del cittadino, che per quanto esso possa esser reo d’evasione, ha pur sempre diritto ad un limite privato, oltre il quale non può essere giustificata nessuna incursione arbitraria, neanche se promossa dalle Forze dell’ordine. “E' un'invasione della privacy. Può essere anche giustificata, ma deve essere inserita in un disegno complessivo, non è possibile che ogni volta c'è una novità, senza collegamenti l'una dall'altra – spiega Claudio Siciliotti - Qui stanno crollando tutte le certezze su cui ci siamo basati fino a questo momento. Ma le novità che vengono inserite devono essere equamente distribuite. E ci deve essere un'idea complessiva”.

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