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Il contributo annuale previsto per i Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili dovrà essere versato entro il prossimo 15 luglio 2014, e, almeno per ora, sarà pari a quello dell’anno 2013.
È questo il contenuto della comunicazione del Commissario Straordinario Laurini trasmessa ai Presidenti dei Consigli degli Ordini dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili in data 29 ottobre.
In effetti, la misura del contributo annuale dovuto dagli iscritti dovrebbe essere determinata ogni anno sulla base delle previsioni di spesa riportate nel bilancio di previsione. Tuttavia, l’attività di programmazione non rientra tra le competenze attribuite al Commissario Straordinario, ragion per cui è stato autorizzato l’esercizio provvisorio per quattro mesi, fino al 30 aprile 2014, nella speranza che il nuovo Consiglio Nazionale si insedierà entro tale data.
Solo il nuovo Consiglio, massimo organo rappresentativo dell’ente, potrà dunque concretizzare nel bilancio di previsione la sua visione politica: il bilancio di previsione è infatti lo strumento che mette nero su bianco le scelte politiche dell’organo, e non può essere visto come una mera elencazione di entrate e uscite.
A tal proposito, occorre ricordare che dovere del Commissario straordinario è soltanto quello di assicurare la continuità dell’azione amministrativa dell’ente, per cui, fino al 30 aprile 2014, il Consiglio nazionale opererà in regime provvisorio, ovvero in dodicesimi sulla base dell’ultimo bilancio approvato, ad esclusione delle uscite tassativamente regolate dalla legge e non suscettibili di pagamento frazionato in dodicesimi.
Per tali motivi la contribuzione dovuta dagli iscritti nell’anno 2014 rimarrà pari a quella dell’anno precedente, sebbene sia stato differito il termine di versamento al 15 luglio (ma solo per l’anno 2014).
Sarà in questo modo concesso al Consiglio Nazionale che andrà ad insediarsi il tempo per approvare un piano previsionale di spesa per l’anno 2014, ed eventualmente aumentare la quota contributiva.
Rimangono così senza risposta le richieste di alcuni Ordini che ne chiedevano la riduzione, anche in considerazione dell’inattività del Consiglio.
Effettivamente, una riduzione del contributo sarebbe stata un ottimo segnale, soprattutto per i più giovani, in questo periodo di grave crisi economica: ma le speranze, ora, non possono che essere riposte nel nuovo Consiglio.
Tuttavia la possibilità di una riduzione del contributo non può essere considerata troppo scontata. In considerazione del numero degli iscritti (circa 114 mila), le somme raccolte dovrebbero attualmente essere pari a 17 milioni di euro: una cifra importante, in considerazione della quale, tuttavia, il Commissario straordinario tende a precisare che le spese del Consiglio sono solo una parte, mentre le uscite di bilancio più significative sono la struttura, la fondazione, le società partecipate, e i dieci dipendenti che gestivano il registro dei revisori, che, seppur passati al Ministero dell’Economia, continuano ad essere a carico del Consiglio Nazionale.
Sicuramente, in questo contesto, è da rilevare che molti ordini ancora non hanno eseguito il versamento 2013: un comportamento questo che Laurini fermamente disapprova.
Vedremo invece cosa accadrà per il 2014 e come finiranno per comportarsi gli ordini nella richiesta dei contributi ai loro iscritti.
Come noto, infatti, l’ordine territoriale provvede a riscuotere ogni anno dai propri iscritti una quota annuale, comprensiva del contributo da versare al Consiglio Nazionale. Tale contributo viene successivamente riversato al CNDCEC in due rate, a maggio e luglio.
In considerazione del fatto che il nuovo importo della quota annuale sarà noto con certezza solo ad aprile, gli ordini territoriali potrebbero spostare la data del versamento, oppure rinviare soltanto la quota a favore del Consiglio nazionale, provvedendo alla riscossione della parte loro spettante alle scadenze prestabilite.
Appare invece meno coerente procedere subito all’integrale riscossione, salvo poi provvedere ai conguagli. In questo caso, infatti, sarebbero difficili da gestire eventuali riduzioni della quota da destinare al Consiglio nazionale.
Tra le decisioni rinviate c’è anche la quota di contributo annuale che dovrà essere versata dalle società tra professionisti: pertanto, ad oggi, non è possibile ancora sapere se il contributo debba essere pagato per numero di soci o secondo altri criteri.
È tuttavia questa una delle lacune meno gravi nel campo delle Stp, ad oggi con una disciplina ancora incompleta, soprattutto dal punto di vista fiscale.