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Le Commissioni tributarie - L’apertura dell’anno giudiziario Tributario 2014, cerimonia alla quale ha partecipato anche il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Roma, Mario Civetta, è stata un’ulteriore utile occasione per fare il punto sulla situazione della categoria e sui possibili scenari futuri. Una categoria, quella dei dottori commercialisti, che deve fare quotidianamente i conti con i rapporti istituzionali e con quelli coi contribuenti. Nel caso esaminato nel corso dell’inaugurazione, Civetta ha sottolineato il ruolo delle Commissioni tributarie con le quali spesso si confrontano i professionisti. “La funzione storica e costituzionale delle Commissioni tributarie non è quella di ‘fare cassa’, bensì quello di risolvere con competenza e senza pregiudizi, le controversie fiscali che insorgono tra il fisco ed i contribuenti”, ha sottolineato il numero uno dell’Ordine capitolino.
Il processo tributario – Così come l’intero apparato della giustizia italiana, anche il fronte della giustizia di stampo tributario ha evidente necessità di uno svecchiamento del sistema. Sul tema Civetta ha sottolineato quindi l’opportunità che, proprio tenendo presente la crisi economica che sta travolgendo il Paese, anche il processo tributario si renda protagonista di una svolta, che ne possa dunque migliorare funzioni e finalità. I commercialisti, categoria che il numero uno dell’Ordine di Roma è accreditato a rappresentare, da diverso tempo si sono fatti promotori della cosiddetta ‘Deflazione del Contenzioso Tributario’. Un approccio che ripone grande fiducia nella possibilità che si possa arrivare a ricorrere sempre più frequentemente “agli istituti deflattivi del contenzioso tributario quali quelli, dell’accertamento con adesione e della conciliazione giudiziale”. Tuttavia gli auspici dei dottori commercialisti e degli esperti contabili non risiedono in maniera esclusiva nell’ampliamento del ricorso alla deflazione, quanto anche nel cosiddetto “procedimento di reclamo con conseguente possibile mediazione”, sul quale tra l’altro l’ultima legge di stabilità ha operato alcune modifiche. La questione del processo tributario e della relativa valorizzazione implica, a parere di Civetta, un necessario riferimento sia alla Carta costituzionale e al tanto vessato Statuto del contribuente, considerando che proprio questo tipo di processo debba trarre ispirazione dall’articolo 111 della Carta costituzionale, in base al quale “ogni processo si svolge nel contraddittorio tra le parti, in condizioni di parità, davanti a un giudice terzo e imparziale” tenendo altresì presente l’articolo 10 della Legge 212/2000. Il presidente Civetta rileva inoltre un aspetto sul quale l’intervento si auspica repentino. Si sta parlando, nella fattispecie, dell’istituto della sospensione cautelare e della sua scarsa applicazione “da parte della Commissione tributaria provinciale di Roma, in netta controtendenza rispetto a quanto avviene in quasi tutte le altre aree del Paese. Una situazione ancor più inaccettabile considerato il grave momento di crisi in cui versano le piccole e medie imprese”.
L’abuso del diritto – Molti risultano i punti sensibili del processo tributario, tra i quali si indicano il contenzioso in tema di rendite catastali, il processo tributario telematico, la delega fiscale, elementi che risulta necessario risolvere in linea con l’auspicabile clima collaborativo tra professionisti e istituzioni. In aggiunta a ciò il numero uno dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili di Roma ha, infine, aperto un varco su quello che da più parti è ritenuto il vero e proprio vulnus del sistema giudiziario italiano, vale a dire il famigerato abuso di diritto. Tema al quale Civetta ha fatto seguire altri due elementi critici quali l’antieconomicità e il raddoppio dei termini di prescrizione. Secondo il leader dei commercialisti capitolini, dunque, risultano “ormai improcrastinabili i tempi, perché il legislatore risolva un problema così delicato e complesso e si proceda ad una chiara e univoca concretizzazione normativa dell’abuso del diritto”.