Rimani aggiornato!
Iscriviti gratuitamente alla nostra newsletter, e ricevi quotidianamente le notizie che la redazione ha preparato per te.
Un fenomeno di dimensioni allarmanti - Il fenomeno dell’antiriciclaggio ha assunto negli ultimi periodi in tutto il mondo, e in particolare in Italia, connotati abbastanza rilevanti e di dimensioni allarmanti. Basta leggere le stesse rivelazioni effettuate da Bankitalia e si può subito comprendere come l’attività di riciclaggio vale circa il 10% del PIL con il 5% al livello mondiale stimato dal Fondo Monetario Internazionale.
Una priorità per il legislatore - La lotta al riciclaggio deve essere tra le priorità del legislatore e come tale richiede una collaborazione capillare di tutti gli operatori coinvolti. In questo campo anche i Commercialisti sono chiamati a fornire il proprio contributo, tuttavia dal loro punto di vista la lotta e la prevenzione deve tendere a una riduzione degli adempimenti in capo ai professionisti. Spesso sul piano della prevenzione e della concreta perseguibilità degli illeciti, gli adempimenti imposti da un sistema eccessivamente rigido hanno determinato un consistente aggravio in termini di costi e di incombenze sugli studi professionali, in particolare su quelli minori, meno strutturati.
Auspicabile la revisione della direttiva 2005/60/CE - La stessa categoria dei commercialisti, con il gruppo di lavoro composto da Lucia Starola, Gabriele Bonoli, Andrea Bignami, Andrea Coloni e Simone Nepote, nell’ambito dell’adozione della IV direttiva antiriciclaggio in via di definizione, ha elaborato un documento che segnala spunti di riflessione rispetto a possibili modifiche alla luce della emananda direttiva. In particolare, si ritiene auspicabile che si attivi un processo di revisione della direttiva 2005/60/CE in un’ottica di semplificazione regolamentare, con la previsione di un sistema sanzionatorio uniforme su base comunitaria.
La presenza di incongruenze - Nel documento, nello specifico, vengono individuati alcuni elementi di criticità riscontrati nella normativa nazionale (D.Lgs. n. 231/2007), ovvero la presenza di notevoli “discrasie” nel recepimento della predetta direttiva e delle raccomandazioni GAFI rispetto ad altri Paesi dell’UE. La disciplina interna di adeguamento alla Direttiva, pur oggetto di continue modifiche, risulta in parte ancora non emanata mentre quella emanata appare incongruente, talvolta ultra legem, rispetto alla normativa primaria di riferimento. Gli interventi più urgenti sono rivolti ad allineare l’ambito di azione preventiva del Commercialista a quanto previsto per i notai e gli avvocati, bisogna definire in positivo le operazioni ritenute astrattamente utilizzabili per il compimento dell’attività di riciclaggio, circoscrivendo solo a queste l’operatività degli obblighi di prevenzione.
Principali criticità evidenziate - Il documento contiene una serie di approfondimenti che ripercorrono i vari adempimenti imposti dalla normativa vigente a carico dei professionisti, dalla tenuta dell’archivio unico informatico, passando per l’adeguata verifica della clientela e l’identificazione del titolare effettivo, fino all’invio delle segnalazioni per le operazioni sospette. Le principali criticità, analizzate dai commercialisti, possono sintetizzarsi nella carente armonizzazione della normativa interna con quella degli altri Paesi coinvolti nella lotta al riciclaggio. I Paesi devono aderire in modo uniforme a regole comuni emanate da organismo sovranazionali. Viene riscontrata una carenza di regole uniformi, chiare, semplici e di facile applicazione affinché gli adempimenti previsti risultino semplici, chiari, uniformi nei vari paesi, compatibili ed adeguati alle dimensioni degli studi professionali, al fine di contenere oneri e responsabilità, evitando ogni inutile ripetizione di adempimenti formali privi di concreta utilità. Infine è necessario rivedere l’applicazione ed il ruolo delle sanzioni penali nell’ambito del recepimento a livello nazionale della disciplina antiriciclaggio attraverso, l’armonizzazione dei reati presupposti nei vari Paesi coinvolti nel contrasto al riciclaggio e al terrorismo internazionale, e l’armonizzazione delle sanzioni previste in caso di violazione, con eliminazione della previsione di sanzioni penali, specie laddove legate ad adempimenti di natura meramente formale, privi di reale utilità ed efficacia.
Azioni d’intervento - Alla fine del documento vengono individuate una serie di azioni da intraprendere da parte della categoria che ravvisa una necessaria, urgente e intensa attività politica sia da parte della categoria stessa, che in particolare dei massimi vertici del Consiglio Nazionale. Le azioni individuate sono dirette sia nei confronti del legislatore internazionale, sia nei confronti delle autorità governative nazionali, sia verso altri Enti e Istituzioni come la Banca d’Italia e l’ABI.
La comunicazione agli Odcec – Lo stesso documento, denso di proposte, è stato inoltrato dai presidenti degli Odcec di Bologna, Roma, Milano, Firenze e Torino, ai loro colleghi di tutta Italia. La richiesta rivolta ai presidenti della Penisola è di fare uno sforzo comune, fornendo “eventuali suggerimenti per arricchire il documento e condividerlo, in modo che possa venire sottoposto alle istituzioni competenti quale espressione delle istanze dell’intera Categoria”.
Un fenomeno di dimensioni allarmanti - Il fenomeno dell’antiriciclaggio ha assunto negli ultimi periodi in tutto il mondo, e in particolare in Italia, connotati abbastanza rilevanti e di dimensioni allarmanti. Basta leggere le stesse rivelazioni effettuate da Bankitalia e si può subito comprendere come l’attività di riciclaggio vale circa il 10% del PIL con il 5% al livello mondiale stimato dal Fondo Monetario Internazionale.
Una priorità per il legislatore - La lotta al riciclaggio deve essere tra le priorità del legislatore e come tale richiede una collaborazione capillare di tutti gli operatori coinvolti. In questo campo anche i Commercialisti sono chiamati a fornire il proprio contributo, tuttavia dal loro punto di vista la lotta e la prevenzione deve tendere a una riduzione degli adempimenti in capo ai professionisti. Spesso sul piano della prevenzione e della concreta perseguibilità degli illeciti, gli adempimenti imposti da un sistema eccessivamente rigido hanno determinato un consistente aggravio in termini di costi e di incombenze sugli studi professionali, in particolare su quelli minori, meno strutturati.
Auspicabile la revisione della direttiva 2005/60/CE - La stessa categoria dei commercialisti, con il gruppo di lavoro composto da Lucia Starola, Gabriele Bonoli, Andrea Bignami, Andrea Coloni e Simone Nepote, nell’ambito dell’adozione della IV direttiva antiriciclaggio in via di definizione, ha elaborato un documento che segnala spunti di riflessione rispetto a possibili modifiche alla luce della emananda direttiva. In particolare, si ritiene auspicabile che si attivi un processo di revisione della direttiva 2005/60/CE in un’ottica di semplificazione regolamentare, con la previsione di un sistema sanzionatorio uniforme su base comunitaria.
La presenza di incongruenze - Nel documento, nello specifico, vengono individuati alcuni elementi di criticità riscontrati nella normativa nazionale (D.Lgs. n. 231/2007), ovvero la presenza di notevoli “discrasie” nel recepimento della predetta direttiva e delle raccomandazioni GAFI rispetto ad altri Paesi dell’UE. La disciplina interna di adeguamento alla Direttiva, pur oggetto di continue modifiche, risulta in parte ancora non emanata mentre quella emanata appare incongruente, talvolta ultra legem, rispetto alla normativa primaria di riferimento. Gli interventi più urgenti sono rivolti ad allineare l’ambito di azione preventiva del Commercialista a quanto previsto per i notai e gli avvocati, bisogna definire in positivo le operazioni ritenute astrattamente utilizzabili per il compimento dell’attività di riciclaggio, circoscrivendo solo a queste l’operatività degli obblighi di prevenzione.
Principali criticità evidenziate - Il documento contiene una serie di approfondimenti che ripercorrono i vari adempimenti imposti dalla normativa vigente a carico dei professionisti, dalla tenuta dell’archivio unico informatico, passando per l’adeguata verifica della clientela e l’identificazione del titolare effettivo, fino all’invio delle segnalazioni per le operazioni sospette. Le principali criticità, analizzate dai commercialisti, possono sintetizzarsi nella carente armonizzazione della normativa interna con quella degli altri Paesi coinvolti nella lotta al riciclaggio. I Paesi devono aderire in modo uniforme a regole comuni emanate da organismo sovranazionali. Viene riscontrata una carenza di regole uniformi, chiare, semplici e di facile applicazione affinché gli adempimenti previsti risultino semplici, chiari, uniformi nei vari paesi, compatibili ed adeguati alle dimensioni degli studi professionali, al fine di contenere oneri e responsabilità, evitando ogni inutile ripetizione di adempimenti formali privi di concreta utilità. Infine è necessario rivedere l’applicazione ed il ruolo delle sanzioni penali nell’ambito del recepimento a livello nazionale della disciplina antiriciclaggio attraverso, l’armonizzazione dei reati presupposti nei vari Paesi coinvolti nel contrasto al riciclaggio e al terrorismo internazionale, e l’armonizzazione delle sanzioni previste in caso di violazione, con eliminazione della previsione di sanzioni penali, specie laddove legate ad adempimenti di natura meramente formale, privi di reale utilità ed efficacia.
Azioni d’intervento - Alla fine del documento vengono individuate una serie di azioni da intraprendere da parte della categoria che ravvisa una necessaria, urgente e intensa attività politica sia da parte della categoria stessa, che in particolare dei massimi vertici del Consiglio Nazionale. Le azioni individuate sono dirette sia nei confronti del legislatore internazionale, sia nei confronti delle autorità governative nazionali, sia verso altri Enti e Istituzioni come la Banca d’Italia e l’ABI.
La comunicazione agli Odcec – Lo stesso documento, denso di proposte, è stato inoltrato dai presidenti degli Odcec di Bologna, Roma, Milano, Firenze e Torino, ai loro colleghi di tutta Italia. La richiesta rivolta ai presidenti della Penisola è di fare uno sforzo comune, fornendo “eventuali suggerimenti per arricchire il documento e condividerlo, in modo che possa venire sottoposto alle istituzioni competenti quale espressione delle istanze dell’intera Categoria”.