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Premessa – Novità per i commercialisti. I contributi previdenziali, infatti, si fanno più leggeri. La mancata approvazione dei decreti contenenti la riforma approvata lo scorso 24 maggio dall’assemblea dei delegati porta il contributo integrativo al 2%. Questa situazione paradossale dovrebbe terminare a breve, il tempo necessario che i Ministeri competenti approvino la riforma già scritta che prevede il mantenimento del contributo integrativo al 4% e l’innalzamento del contributo soggettivo all’11% da subito e al 12% nei prossimi anni.
La riforma del 24 maggio 2011 - In data 24.05.2011, l'Assemblea dei Delegati della Cassa di previdenza ha approvato a larghissima maggioranza la delibera che contiene la riforma che si basa principalmente sui due sopraesposti punti.
Incremento del contributo al 4% a carico del cliente - L’incremento del contributo a carico del cliente, secondo quanto previsto dalla riforma approvata dall’Assemblea dei Delegati garantirà la possibilità di riconoscere sui montanti pensionistici importi percentualmente superiori alla contribuzione effettivamente versata sulla base dell’anzianità che l'iscritto vanta nel sistema contributivo. Relativamente a tale punto è doveroso ricordare che già nel gennaio 2009 la Assemblea dei Delegati assunse tale decisione e i Ministeri vigilanti pur evidenziando che “dal punto di vista strettamente finanziario […] la Cassa non presenta situazioni di squilibrio nel lungo periodo tali da dover ricorrere ad un aumento del contributo integrativo”, avevano ritenuto comunque valido il progetto mirato all’adeguatezza delle prestazioni e, in tale ottica, avevano prorogato per un biennio il contenuto della delibera subordinando la conferma a regime del 4% di integrativo all’avvio di azioni che portino “prioritariamente ad un significativo incremento percentuale del contributo soggettivo” con particolare attenzione “all’effettiva adozione di strumenti indirizzati all’adeguatezza delle pensioni basse”. Secondo il Ministero, quindi, conditio sine qua non per conservare la contribuzione integrativa al 4% era il correlato aumento della contribuzione soggettiva.
Incremento del contributo soggettivo dal 10 al 12% - In tal senso si è approvato un progressivo innalzamento della soglia minima del contributo soggettivo dovuto, dal 10% al 11% per due anni (2012 e 2013) e al 12% a regime (dal 2014); aumento che però non rileva per coloro che versano unicamente la contribuzione minima soggettiva (c.d. contributo fisso). Come visto precedente il mantenimento del contributo integrativo al 4% permette la possibilità di riconoscere trattamenti di pensione calcolati su un montante di valore superiore a quello che risulterebbe utilizzando il semplice capitale versato. Non solo, tale meccanismo premiante è proporzionale al crescere dell’aliquota di contribuzione soggettiva scelta dall’iscritto e al rapporto tra gli anni di carriera contributiva maturati con il sistema contributivo e l’anzianità contributiva complessiva.
Mancata approvazione da parte dei Ministeri – Tale riforma è al vaglio dei ministeri competenti, i quali devono emettere i relativi decreti contenenti le norme approvate. Finché la riforma non sarà approvata e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il contributo integrativo torna al 2%. Riduzione che avrà durata molto breve visto che sembra imminente l’approvazione da parte dei Ministeri.
Problematiche – Si evidenzia che il Decreto, una volta approvato, produce i propri effetti a far data dal 01.01.2012 con la risultanza che, per l’anno 2012, sarebbe comunque dovuta la contribuzione integrativa del 4% sul volume di affari prodotto nell’anno. La mancata approvazione entro il 31.12.2011 comporta però che le eventuali parcelle emesse dal 01.01.2012 sino alla data di sottoscrizione del Decreto non potrebbero riportare in rivalsa la percentuale del 4% bensì quella del 2%. E’ chiaro che ciò creerà una difficoltà operativa per tutti i Commercialisti i quali dovessero parcellare prima della approvazione della delibera; in questo caso, infatti, laddove si volesse esercitare successivamente il diritto di rivalsa nei confronti dei propri clienti, si sarebbe costretti ad emettere una nota di debito per il recupero del restante 2%.