7 aprile 2011

Commercialisti, la scappatoia all’esame di Stato

Raggiunto un accordo per elaborare linee d’indirizzo comuni e principi di comportamento per tutti gli amministratori dei beni sequestrati alle mafie

Premessa - Commercialisti sempre più “made in Spagna”. È questa la tendenza degli ultimi anni: conseguita la laurea e il certificato di tirocinio, si richiede in Spagna il riconoscimento del titolo universitario. Ne consegue l’immediata iscrizione all’ordine professionale (Colegio degli Economistas) senza aver svolto nessuna formazione in Spagna, né tantomeno qualcosa di simile al nostro esame di Stato.
Poche settimane dopo, viene fatta la richiesta di riconoscimento presso il ministero della Giustizia italiana e si torna – se tutto va per il verso giusto – a esercitare la professione in patria (dal 2008 al 2010 sono state esaminate 56 richieste di riconoscimento e la domanda di tale pratica è sempre più crescente).
L’elusione dall’esame di Stato - Il risultato finale è dunque l’elusione dell’esame di Stato previsto nel nostro Paese, requisito costituzionalmente e legalmente richiesto per l’esercizio della professione.
La condanna del consiglio nazionale - Da questa constatazione trae giustificazione la condanna espressa nell’informativa 19/2011 dall’organo rappresentativo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Una condanna senza possibilità di appello per chi sceglie la scorciatoia spagnola.
L’escamotage non riguarda solo la Spagna, ma molti altri Paesi europei. Analogo problema si pone, ad esempio, in Inghilterra dove l’abilitazione per la professione di commercialista è rilasciata da istituti privati.
Alterazione della normativa comunitaria - A ben vedere, queste pratiche alterano lo spirito della normativa comunitaria che intende tutelare e promuovere la libera circolazione dei professionisti e non supportare pratiche censurabili sia dal punto di vista etico, sia da quello legale.
Infatti, nel caso concreto non vi è nessuna migrazione per studi, pratica o esperienza professionale: c’è un solo Paese di origine, l’Italia, che viene invece inquadrato come Paese ospitante, mentre nel Paese identificato di origine (Spagna) non si è mai svolta nessuna attività formativa e non si è conseguito nessun titolo.
Falsa rappresentazione della realtà - In sintesi, si procede a una falsa rappresentazione della realtà. Il procedimento avviato in Italia non è, quindi, il riconoscimento di una qualifica estera, bensì un’omologazione avvenuta in Spagna di titoli italiani.
Per il CNDCEC si aggira così sia la disciplina interna sia quella comunitaria con l’effetto di generare negozi collegati posti in essere in frode alla legge.

È messo a rischio anche il principio per cui la determinazione dei sistemi di abilitazione è prerogativa degli Stati membri: la direttiva stabilisce solamente un meccanismo di comparazione e compensazione tra i diversi sistemi.
La discriminazione - Quanto descritto si risolve in una discriminazione tra professionisti (coloro che hanno seguito e rispettato scrupolosamente l’iter previsto dalla legge italiana e coloro che con un viaggio in Spagna hanno evitato l’esame di Stato) e in una eterogeneità di preparazione e competenza professionale che non garantisce qualità delle prestazioni.
Sistema affaristico e lucrativo - In ultima analisi è doveroso censurare il sistema affaristico e lucrativo che si è creato attorno a questa pratica scorretta e in frode alla legge: soggetti come Cepu, o altri legali, che traggono vantaggio promuovendo una simile prassi. Gli istituti in questione si fanno carico di presentare la documentazione e invitano i laureati a seguire questa strada. Si potrebbero ravvisare, sottolinea il CNDCEC nell’informativa, gli estremi per una pratica commerciale sleale, della prestazione illecita perché finalizzata alla elusione delle norme di legge.
L’invito del Consiglio Nazionale - Il Consiglio nazionale invita il ministero della Giustizia ad esprimere parere negativo per l'accoglimento della domanda di riconoscimento in sede di conferenza dei servizi. Eccezion fatta, ovviamente, per quelle domande documentate da una sostanziale integrazione del percorso formativo nel Paese che ha rilasciato il titolo abilitativo. Qualora la Conferenza interministeriale decidesse in modo diverso, il CNDCEC si riserva di proporre l'impugnazione del decreto di riconoscimento davanti al giudice amministrativo.
La proposta del CNDCEC - Ulteriore proposta del CNDCEC riguarda, infine, la possibilità di stipulare un protocollo di intesa per arginare fenomeni di abuso della direttiva comunitaria, di tutela del decoro e della qualità professionale sia italiana, sia spagnola. Confidando in un intervento a livello comunitario da parte della Commissione europea.
La libera professione svolta negli Stati membri non può tradursi in un livellamento verso il basso della professione, né in una serie di sotterfugi burocratici. I commercialisti italiani chiedono a chi di competenza di tutelare la qualità e la dignità della loro professione e di renderla competitiva in un mercato sempre più esigente. Si impone una reazione e un impegno del Consiglio Nazionale per far accogliere le istante dei professionisti ed incidere sulle decisioni che verranno prese a tale proposito.

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