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La lettera e i commercialisti - L’Agenzia delle Entrate ha inoltrato, un paio di giorni fa, una missiva alle diverse associazioni di categoria con l’intento di aggiornarle sui lavori in corso e di coinvolgerle nelle operazioni di snellimento delle procedure e degli adempimenti tributari. Tra i destinatari della lettera a firma di Attilio Befera spicca il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili che ha apprezzato l’approccio, evidenziando l’inversione di tendenza adottata dall’Amministrazione Finanziaria nei confronti delle categorie professionali che operano nel circuito fiscale. L’Agenzia ha espressamente chiesto un aiuto e il presidente dei commercialisti ha tenuto a sottolineare l’intenzione di non venir meno a un siffatto impegno “dal momento che proprio sull’urgenza di un alleggerimento degli adempimenti fiscali abbiamo più volte richiamato l’attenzione negli ultimi anni”.
Il Cndcec - Il parere del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili è che, per quel che concerne gli adempimenti in vigore, si sia al cospetto di un vero e proprio groviglio sorto, nello specifico, da una stratificazione priva di progettualità che è andata intensificandosi a partire dal 2006. “A inizio 2011 i commercialisti avevano già posto con forza il problema, dopo un biennio, il 2009 – 2010, di legislazione fiscale particolarmente poco rispettosa degli oneri adempimentali che si andavano a scaricare sui contribuenti. A quell’epoca – spiega Claudio Siciliotti – la reazione alla nostra denuncia fu di totale chiusura. Ben venga ora questa nuova impostazione”. I commercialisti intendono porre dei focus soprattutto sui numerosi adempimenti che gravano sulle spalle delle realtà imprenditoriali di piccolissime dimensioni, rivedendo allo stesso tempo “alcuni obblighi e procedure che gravano sugli intermediari fiscali, appesantendone il lavoro senza beneficio alcuno per il sistema”.
Una solerzia… in ritardo - La solerzia che ha caratterizzato la risposta del presidente del Consiglio nazionale alla missiva inoltrata dall’Amministrazione Finanziaria è senza dubbio un elemento pregevole. Ma non può che sorgere un naturale quesito: perché solo ora? E perché c’è sempre bisogno di uno stimolo esterno? Nel corso degli anni la categoria ha assistito inerme a un graduale processo di assoggettamento dei commercialisti alle richieste, sempre più esigenti, del Fisco. Da più parti, tra gli iscritti, il malcontento è sfociato in espressioni quali “dipendenti senza stipendio dell’Agenzia” usate per indicare il proprio lavoro. Ben venga quindi l’apprezzamento alla richiesta inoltrata da Attilio Befera, ma attenzione a dimenticare che finora è stato fatto poco o niente per snellire la mole di adempimenti. E una siffatta mancanza di iniziativa, a questo punto, risulta di difficile attribuzione, poiché potrebbe benissimo appellarsi alla sordità degli Uffici fiscali quanto all’immobilità propositiva dimostrata più volte dalla governance dei commercialisti. A pochi giorni dalla chiamata alle urne, quindi, sarà bene distinguere ciò che è interesse della categoria da quel che comunemente si indica con la definizione di “specchietto per le allodole”.