20 gennaio 2014

Commercialisti: su mini Imu proroga necessaria

Raffaele Marcello, viste le difficoltà degli studi, chiede la proroga
Autore: Redazione Fiscal Focus

La scadenza e la proroga - Fra quattro giorni scade la deadline per il versamento della mini Imu e c’è ancora chi chiede una proroga, giustificata dalla scarsa chiarezza sia per quel che concerne le modalità che i calcoli. A sottolinearne l’esigenza, tra gli altri, è proprio una voce all’interno della categoria dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, quella appunto di Raffaele Marcello, numero uno dell'Unione nazionale commercialisti ed esperti contabili.

Studi in difficoltà – A cosa è ascrivibile una siffatta istanza? Ebbene, Raffaele Marcello, nell’avanzare questa chiara e comprensibile richiesta, prende a fondamento della stessa le difficoltà che stanno incontrando gli studi professionali, incapaci di fronteggiare l’imminente scadenza. "Gli studi professionali sono in enorme difficoltà a causa della mini Imu, la cui scadenza è fissata per il prossimo 24 gennaio: chiediamo al governo una proroga o un ravvedimento a costo zero nei trenta giorni successivi – ha dichiarato Marcello - la scadenza rappresenta l'ennesimo adempimento a costo zero per i commercialisti, che in passato hanno sempre aderito a queste forme di salvaguardia per il bilancio dello Stato. Ma i Comuni avrebbero dovuto cooperare nella predisposizione dei pagamenti; ad oggi, invece questa scadenza rappresenta solamente ulteriore lavoro per gli studi, già gravati da un numero esorbitante di scadenze".

Governo e Comuni – Le problematiche legate al rapporto tra governo e Comuni hanno quindi favorito l’insorgenza di ulteriori ostacoli per i contribuenti e per i professionisti che li assistono. La squadra esecutiva, rappresentata dal ministro Saccomanni, è scesa infatti ai ferri corti con i sindaci della Penisola, difendendo la mini Imu e annunciando che la stessa avrà un costo pari all’incirca a meno del 10% di quanto sarebbe stato dovuto. Affermando ciò il ministro dell’Economia e delle Finanze dà anche una sonora risposta ai commercialisti, in quanto ha aggiunto che il governo esclude un nuovo rinvio della scadenza del 24 gennaio. Il punto è che i Comuni hanno aumentato l’aliquota sulla prima casa in una fase successiva alla decisione del governo di sospendere il versamento della stessa per il 2013, pertanto lo Stato non può farsi carico delle conseguenze generate da siffatta decisione.

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