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Ampliamento della platea - “Intervenire sulla platea dei soggetti abilitati all’assistenza tecnica dinanzi alle commissioni tributarie non solo ha poco a che fare con l’idea di una vera e profonda riforma del contenzioso tributario, ma riteniamo prima di tutto che possa compromettere l’obiettivo prioritario della tutela dei cittadini, i quali devono potersi affidare, per avvalersi dei servizi professionali di cui necessitano, a soggetti che siano qualificati e il cui operato risponda, in modo chiaro e rigoroso, a determinati requisiti. Se deve essere rappresentato in tribunale, il cittadino sa che il professionista preposto a cui dovrà rivolgersi è l’avvocato e non il commercialista o qualsiasi altra figura professionale. Allo stesso modo, nel caso delle commissioni tributarie, la difesa del cittadino contribuente deve essere affidata ad uno dei professionisti attualmente abilitati tra cui il commercialista. Anche questo significa poter avere un mercato chiaro e trasparente”. Con queste parole Marco Cuchel, presidente dell’Associazione nazionale commercialisti, è intervenuto a commento dell’imminente approvazione, da parte della squadra esecutiva, del decreto attuativo della riforma del contenzioso tributario nell’ambito della delega fiscale. Attualmente lo schema di questo decreto prevedrebbe un possibile ampliamento della platea di soggetti delegati alla rappresentanza fiscale in seno alle commissioni tributarie.
Esigenze non condivisibili - L’associazione guidata da Cuchel era già intervenuta sul punto nei mesi scorsi, quando aveva posto in evidenza che un possibile allargamento della rappresentanza si presentava quale elemento estraneo alla riforma. In sostanza, questo ampliamento non aggiunge nulla di risolutivo alle problematiche che vive al momento l’istituto. Anzi, l’unico intento di una simile misura parrebbe quello di rispondere alle richieste derivanti da quei soggetti che attualmente risultano esclusi dalla rappresentanza. Soggetti che, sottolinea l’Anc, “rivendicano funzioni e competenze professionali che evidentemente non appartengono loro”. A ciò andrebbe poi ad aggiungersi il problema che una simile estensione potrebbe contribuire “a svilire e comprimere ulteriormente competenze e funzioni professionali della categoria dei commercialisti”, ha continuato Cuchel.
Escludere l’ampliamento – La possibilità dell’ampliamento dev’essere pertanto esclusa dal decreto. “Le professioni sono in forte evoluzione e sappiamo bene che i processi di liberalizzazione, nel rispetto dei soggetti professionali che operano nel mercato e nell’interesse degli stessi cittadini utenti, devono essere regolamentati con accortezza e non si può sottovalutare, a seconda della convenienza del momento, che un sistema dualistico delle professioni, come quello esistente nel nostro Paese, se mal governato genera squilibri dannosi ed inutili”, è stato il definitivo intervento del numero uno dell’Anc.