4 marzo 2013

Contro il redditometro parte la ‘rivoluzione bianca’

In Portogallo i contribuenti intestano le fatture al premier.
Autore: Redazione Fiscal Focus

La protesta bianca - Mentre in Italia ci si chiede ancora chi lo abbia generato (paternità di difficile individuazione, soprattutto ora con questa incerta situazione politica), in altri Paesi hanno pensato bene di elaborare fantasiose azioni di protesta contro lo strumento accertativo più odiato del momento: il redditometro. La chiamano ‘rivoluzione bianca’ ed è la protesta che si sta facendo spazio in Portogallo dove, dal web, la ‘disobbedienza civica ironica’ si sta opponendo con simpatica amarezza alla serrata politica fiscale messa in atto dal governo.

Dall’idea alla pratica
- A questo punto è evidente: quando un Paese è a pochi passi dalla recessione, qualsiasi governo intende riportarlo in sesto applicando nuove tasse e irrigidendo il sistema di controllo fiscale. Quel che avverrà in Italia con il nuovo redditometro si sta già verificando in Portogallo. Pertanto è ben facile comprendere come l’unica arma per difendersi sia proprio l’ironia. D'altronde gli esiti elettorali del nostro Paese hanno dato piena dimostrazione di quanto ciò possa essere vero. L’idea messa in atto dagli insoddisfatti contribuenti lusitani è abbastanza semplice, anche se sta proprio all’ultimo tratto del confine tra legalità e illegalità. Il punto è questo: dare il medesimo numero di identificazione fiscale alle fatture che ciascun cittadino dovrà pagare. In realtà, fin qui non si comprende dove stia il fulcro della protesta, tuttavia andando a svelare l’identità del soggetto a monte di quel numero di identificazione fiscale si scoprirà che si tratta del premier conservatore Pedro Passos Coelho! Le autorità e la pubblica opinione ancora non hanno capito come questo dato ‘personalissimo’ del presidente si sia fatto strada, certo è che il web, i network, le mail e i cellulari hanno giocato un ruolo importante in questa campagna di protesta concretizzata dai portoghesi, stanchi di soffrire per la crisi e di essere al contempo braccati dal Fisco invadente.

Gli intenti – Fino a che punto vogliano andare avanti i gruppi di protesta e i loro sostenitori è abbastanza chiaro. L’intento primario è quello di mettere fuori gioco il nuovo sistema di controlli fiscali, secondo il quale a partire dallo scorso gennaio ciascun cittadino ha l’obbligo di richiedere agli esercenti lo scontrino o la ricevuta fiscale che accerti nel dettaglio i propri acquisti. Chi contravverrà a tale dovere si troverà sanzionato con una multa di ben duemila euro.

I motivi –
Per noi italiani non è poi così tanto complicato comprendere le ragioni che hanno animato la ‘rivoluzione bianca’, poiché il neonato sistema fiscale lusitano sembrerebbe rievocare il nuovo redditometro di casa nostra e l’irrigidimento del circuito accertativo messo in atto dall’Amministrazione Finanziaria tricolore. A ben vedere, il presente sistema portoghese prevede un confronto automatico di entrate e uscite, a partire proprio dall’incrocio tra fatture e redditi a disposizione del contribuente. Qualora si dovessero verificare incongruenze, allora interverranno gli ispettori tributari. Quindi, siccome nel Paese iberico per le spese al di sotto dei mille euro non è necessario alcun documento di identità, ma è sufficiente il codice di identificazione fiscale, la protesta ha potuto prendere il via. In ogni caso, più che far pagare le fatture al premier, i portoghesi intendono dare uno scossone a Passos Coelho, affinché comprenda la drammaticità paradossale della situazione e si impegni a trovare soluzioni alternative… se non vuole sopperire sommerso dalla valanga di fatture che di qui a poco gli arriverà addosso!

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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