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La norma che salta - Una piccola grande vittoria per i commercialisti italiani, quella che si è verificata ieri in sede di conversione del decreto legge 174/2012. In sostanza è saltata la famigerata norma che prevedeva la selezione dei presidente dei collegi dei revisori degli Enti locali con popolazione superiore ai 60mila abitanti tra i dipendenti ministeriali. Il decreto originario infatti prevedeva che la designazione fosse affidata al Prefetto, la cui scelta doveva in ogni caso essere concertata con i Ministeri dell’Interno e dell’Economia e delle Finanze, anche perché la selezione, come s’è visto, avrebbe dovuto prendere in considerazione esclusivamente la rosa dei dipendenti di siffatti dicasteri. Ora, col definitivo abbandono di questa rotta ritenuta pericolosa per i commercialisti, i presidenti dei suddetti collegi continueranno a essere estratti tra commercialisti e revisori legali. Così ha deciso la Camera, impegnata ieri con la prima lettura del testo del provvedimento.
Il plauso del Cndcec - Si tratta di una grande soddisfazione per il Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, che fin da subito aveva manifestato le proprie lagnanze in merito alle disposizioni governative che poco prendevano in considerazione l’esperienza e la professionalità finora dimostrata dai commercialisti e dai revisori. “Esprimiamo la nostra soddisfazione – ha dichiarato il leader della categoria, Claudio Siciliotti - per l’eliminazione dal testo approvato oggi in prima lettura alla Camera delle novità inizialmente previste sui criteri di nomina dei presidenti dei collegi dei revisori. Una eliminazione che è frutto anche dell’impegno del Consiglio nazionale affinché quel testo fosse emendato in sede parlamentare. Già nel nostro congresso di Bari delle scorse settimane, del resto, avevamo posto con forza il tema all’attenzione degli esponenti politici presenti”.
Le ragioni dei commercialisti - Non erano solo motivi di evidente convenienza quelli che, nelle scorse settimane, avevano portato i commercialisti a esprimersi in maniera ferma contro il provvedimento deciso dalla squadra esecutiva. A fondamento delle ragioni della categoria si poneva, innanzitutto, la consapevolezza d’aver svolto fino ad oggi un lavoro irreprensibile sul fronte della revisione degli enti locali, pertanto una siffatta decisione normativa avrebbe significato un mancato riconoscimento alla professionalità degli iscritti. Inoltre, il parere della categoria era che procedere lungo una direzione di questo genere, defraudando la categoria stessa e ponendo sulle spalle dei dipendenti ministeriali un onere per il quale questi non sono preparati alla stregua di commercialisti e revisori, avrebbe generato un’enorme carenza per quel che concerne la conduzione di un’attività delicata quale è quella del presidente del collegio dei revisori locali. Una carenza, questa, che avrebbe sicuramente coinciso con il carattere di incompatibilità espressamente insito nella norma, in quanto i Ministeri designati come bacino di scelta sono anche qualificati quali organi di controllo dei collegi dei revisori. Da ciò ne deriva che funzionari appartenenti a uno dei due dicasteri avrebbero dovuto, da un lato, svolgere l’attività di revisori, dall’altro quella ispettiva che è propria dell’ente ministeriale di appartenenza. Infatti, secondo il presidente Siciliotti, la norma ormai eliminata dalla Camera “ignorando ogni principio meritocratico, nulla prevedeva circa le competenze professionali del presidente dell’organo di revisione, né tanto meno l’obbligo di aggiornamento in materia di contabilità pubblica e gestione economico-finanziaria degli Enti locali, che è invece previsto per gli altri componenti. Si sarebbe trattato di un altro caso emblematico di come la semplice appartenenza all'apparato statale possa superare il merito e la competenza dei professionisti quando, invece, se commercialisti e revisori si fossero insediati prima per certificare i conti degli enti locali, tanti esempi recenti di cattiva gestione del denaro pubblico si sarebbero potuti evitare”.