29 ottobre 2016

ECONOMIA, BUROCRAZIA, FISCO RENDONO SCARSA LA FIDUCIA DEI COMMERCIALISTI

“Puntare con maggior decisione su misure che realizzino il calo della pressione fiscale”: è questa, in estrema sintesi, la formula che – secondo i Commercialisti – deve servire da guida al Governo per attuare interventi che risultino davvero idonei ad un recupero della situazione economica generale e, in particolare, delle PMI.
Si tratta della principale chiave di lettura che emerge dai risultati della Survey 2016, l’indagine condotta dalla Fondazione Nazionale dei Commercialisti su un campione di 1500 professionisti, finalizzata al monitoraggio del clima di fiducia relativo all’andamento generale dell’economia nazionale e, più in particolare, ai suoi riflessi in ambiti specifici, quali quello dell’imprenditorialità.
Già sperimentata lo scorso anno, la nuova ricerca– rispetto ai precedenti esiti - ha prodotto risultati che in larga misura appaiono orientati ancor più negativamente, rivelando pertanto una scarsa fiducia dei professionisti sulle aspettative future relative alla situazione economica del Paese.
L’indagine si è basata su:
. quattro domande inerenti l’andamento dell’attività professionale, valutata attraverso gli indici della clientela e del fatturato realizzati nel corso dell’anno;
. dieci domande dirette a tastare il clima di fiducia economico tanto generale che delle PMI;
. un’unica domanda dedicata ai suggerimenti di policy formulati dai professionisti.
Dai dati raccolti è emerso che tanto l’indice di fiducia generale che quelli relativi alla situazione del mercato della professione di commercialista sono in calo, con la sola eccezione – per quest’ultimo ambito – del comparto della consulenza specialistica: risultato interpretabile, da un lato, come il segnale che le specializzazioni fungono da traino tanto alla diversificazione che all’espansione del mercato professionale; dall’altro, come il sintomo che la crisi economica e le trasformazioni in atto nel sistema imprenditoriale italiano, sempre più orientato verso il modello delle società di capitali, sta generando un incremento di domanda di consulenza specialistica.
I livelli di fiducia più bassi si registrano per i costi e l’efficienza della burocrazia - su cui ben il 75% del campione ha espresso un giudizio negativo - e per il sistema fiscale italiano, giudicato anch’esso negativamente dal 68% del campione.
In risposta all'unica domanda relativa ad indicazioni di policy, in particolare su quali possano essere le misure più efficaci per ridare forza alla crescita economica, la maggioranza assoluta del campione (51%) ha indicato la riduzione della pressione fiscale sulle imprese (51%) (il 14%, il rilancio degli investimenti pubblici; il 13%, l'incentivazione degli investimenti privati; l’11%, dall'allentamento del credito alle Pmi ed un 11% altri fattori).
Il Presidente della FNC, Giorgio Sganga, riguardo ai risultati dell’indagine, ha commentato come il clima negativo rilevato tra i commercialisti ricalchi gli andamenti congiunturali attuali. “L’indagine svolta” - ha dichiarato Sganga – “oltre a far emergere la forte preoccupazione per la situazione economica in cui operano le PMI, in particolare in relazione alle condizioni di accesso al credito - ancora molto negative - ha espresso una chiara indicazione di politica economica al Governo e, cioè, la necessità di puntare con maggior decisione su misure che realizzino il calo della pressione fiscale, come fu fatto nel 2015 con gli interventi su IRAP ed IRES. Per tale verso, la manovra presentata dal Governo per il 2017 – certamente positiva per gli incentivi allo sviluppo – avrebbe potuto fare molto di più: l’IRAP è ancora troppo alta e si renderebbe necessario anche un intervento sull’IRPEF”. E’ evidente, tuttavia, che a voler attuare ulteriori riduzioni su IRAP ed interventi sull’IRPEF, sarebbe necessario, per contro, garantire allo Stato entrate di importo corrispondente: operazioni alquanto difficili che, secondo Sganga, “si ritiene non siano assicurabili con gli ultimi provvedimenti quali volountary disclosure e, ancor più, rottamazione delle cartelle Equitalia.”

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