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Roma, 12 ottobre 2017 – “Il Consiglio nazionale dei commercialisti (Cndcec) è favorevole all’adozione della contabilità economico-patrimoniale, nella prospettiva auspicabile di una crescente armonizzazione dei bilanci delle pubbliche amministrazioni della UE. Ma è necessario che il legislatore italiano non solo dia una spinta ulteriore in questo senso, ma trovi anche le risorse necessarie per mettere in pratica questa svolta epocale”. Lo ha affermato oggi, alla Camera dei Deputati, il vicepresidente del Cndcec Davide Di Russo durante il convegno “L’armonizzazione dei bilanci delle Pubbliche amministrazioni nell’Unione europea”. Nel corso del convegno sono stati illustrati i risultati di una ricerca commissionata dal Consiglio nazionale, dai quali emerge la fiducia con la quale i revisori degli Enti locali italiani guardano al passaggio ad una piena contabilità accrual.
“Il Consiglio nazionale dei commercialisti – afferma Di Russo – è senz’altro a favore della contabilità su base accrual, ma in Italia la riflessione è ancora lenta perché sia la legge 196/2009, sia il D.Lgs. 118/2011 ne prevedono l’introduzione solo “ai fini conoscitivi”. La normativa europea, però, impone ai Paesi membri l’adozione della contabilità economico-patrimoniale nei prossimi anni. È allora necessario che il Legislatore dia una spinta ulteriore. Siamo consci delle difficoltà che avremo nel raggiungere questo traguardo, perché gli enti locali sono permeati dalla cultura della contabilità finanziaria, che a nostro avviso non va abbandonata, ma integrata con quella su base accrual. In questa fase implementativa, i commercialisti possono essere d’aiuto ai dipendenti degli enti locali che si trovano in difficoltà nell’attuare il cambiamento, vissuto peraltro in un momento di difficoltà della finanza pubblica e di scarsità di risorse. Per questo, il Legislatore dovrà esprimersi anche sulle risorse necessarie per mettere in pratica questa svolta epocale. Un plauso va alla Ragioneria Generale dello Stato e alla Commissione Arconet per lo sforzo che stanno compiendo nel darne attuazione”.
Durante il convegno è stata presentata la ricerca del Cndcec “Accrual accounting e qualità del bilancio degli enti pubblici. L’esperienza dei Comuni italiani” sui rapporti tra la contabilità economico-patrimoniale e la qualità dei bilanci dei Comuni italiani dopo la riforma introdotta dal Dlgs 118/2011. La ricerca, coordinata da Francesco Capalbo, membro IPSASB su mandato Cndcec, e da Alex Frino, docente di Economia alla University of Wollongong (Australia), ha raccolto l’opinione dei revisori degli enti locali italiani che negli ultimi anni hanno svolto un ruolo essenziale nel lungo ed articolato processo di riforma con cui si è lentamente introdotta la logica della competenza economica negli enti territoriali.
“I revisori degli enti locali italiani hanno partecipato attivamente alla ricerca – commenta Giovanni Gerardo Parente, già consigliere Cndcec con delega agli Enti pubblici e Technical Advisor IPSASB che ha partecipato alla direzione dell’indagine – che ha conseguito un tasso di risposta netto di circa il 25%. Si tratta di revisori che lavorano negli enti pubblici, nelle società partecipate e nel settore privato. Professionisti, quindi, che vivono quotidianamente la materia ed assumono sempre più ampi rischi professionali. Da tutte le risposte emerge una grande fiducia nel passaggio ad una piena contabilità accrual. I revisori dimostrano anche di non essere spaventati dalle difficoltà dell’implementazione ed anzi sono favorevoli ad un uso più diffuso di forme di valutazione più complesse quali i valori correnti. Infine, con particolare riferimento ad un dibattito in corso a livello europeo ed internazionale, i revisori degli enti pubblici italiani si pronunciano a favore dell’inserimento in bilancio degli heritage asset. È evidente che il tema è di particolare rilievo per l’Italia dove di beni storici ed artistici ce ne sono in abbondanza”.
“Le informazioni significative ed ampie che l’approccio di accrual accounting può fornire – ha spiegato nel suo intervento il presidente dell’International public sector accounting standards board (IPSASB), Ian Carruthers - possono avere una funzione importante nel rafforzare la gestione della finanza pubblica in Italia. L’approfondimento svolto in questo studio aiuterà a comprendere le criticità connesse all’implementazione dell’accrual accounting. Un buon impianto legislativo ed il supporto del Parlamento sono importanti per fare fronte a questo importante cambiamento”.
“Accrual accounting e qualità del bilancio degli enti pubblici. L’esperienza dei Comuni italiani”
Un debito, un costo, un ricavo, un’attività sono realtà economiche che esistono a prescindere dal contesto nazionale nel quale nascono e non è pensabile che invece vengano riconosciute, misurate e rappresentate in modo differente nella contabilità di ciascun Paese, meno che mai quando si tratta di Paesi che devono condividere la gestione di risorse unitarie.
Nel 2011 l’Unione Europea, anche sotto la spinta delle conseguenze della Global Financial Crisis che hanno portato a galla l’inaffidabilità dei conti di alcuni Stati membri, ha approvato una direttiva, la n. 85, con cui ha introdotto l’obbligo per tutti i Paesi membri di adottare sistemi di contabilità pubblica che contengano le informazioni necessarie per generare dati fondati sul principio di competenza e che siano basati sull’applicazione di un unico set comune di principi contabili. In tal modo, secondo la Commissione Europea, è possibile conseguire un generale miglioramento della tempestività e dell’affidabilità dell’informazione contabile con un conseguente beneficio sull'efficacia e sull'efficienza dell’intera Pubblica Amministrazione.
La Commissione ha costituito un Working Group all’interno di EUROSTAT con il compito di formare un set di principi contabili europei, i c.d. European Public Sector Accounting Standards (EPSAS).
Secondo le previsioni del Working Group, le Amministrazioni dei Paesi membri dovranno aver già redatto il primo bilancio a base interamente EPSAS entro il 2025. I principi EPSAS dovranno svilupparsi, almeno in una lunga fase iniziale, sulla base dei principi contabili internazionali (IPSAS), già da diversi anni emanati dall’IPSASB (International Public Sector Accounting Standards), e attualmente già oggetto di diretta applicazione in molte giurisdizioni e contesti sovranazionali.
Nel quadro così descritto, nel 2016 il CNDCEC ha commissionato una ricerca volta a valutare i rapporti tra qualità del bilancio pubblico e sistemi accrual.
La ricerca, coordinata da Francesco Capalbo, membro IPSASB su nomina CNDCEC, e da Alex Frino, professore di Economia della University of Wollongong (Australia), ha raccolto l’opinione dei revisori degli enti locali italiani che, negli ultimi anni, hanno svolto un ruolo essenziale nel lungo ed articolato processo di riforma con cui si è lentamente introdotta la logica della competenza economica negli enti territoriali italiani. I risultati dimostrano che, secondo i revisori degli enti locali, l’introduzione del D.lgs 118/2011 ha apportato un sensibile miglioramento alla qualità del bilancio dei Comuni italiani, ma un’eventuale ulteriore evoluzione verso un modello basato esclusivamente sulla contabilità economico-patrimoniale, ovvero un modello sostanzialmente analogo a quello adottato dalle società di capitali, potrebbe portare ulteriori importanti miglioramenti alla qualità dei bilanci degli enti pubblici, soprattutto in termini di incremento della capacità di rappresentarne correttamente l’andamento economico e finanziario, la solidità e la solvibilità.
I revisori, quindi, che pur si devono ritenere tra le categorie che sarebbero più esposte agli aggravi operativi derivanti da ulteriori modifiche del modello contabile degli enti pubblici italiani, premiano la direzione indicata dall’Unione Europea e condividono quanto costantemente lo IPSASB da sempre sostiene in tema di utilità dei modelli full accrual nel settore pubblico.
Il messaggio che complessivamente emerge dai risultati della ricerca è che, pur apprezzando gli sforzi e gli effetti della recente riforma, un importante player del mondo della contabilità pubblica indica al Paese di proseguire nel solco segnato dalla Unione Europea con la direttiva 85/2011.