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L’allarme - La Fondazione commercialistitaliani è intervenuta segnalando quello che, ad avviso dei ricercatori, è una palese violazione del Codice della Privacy. Un tale allarme è stato lanciato a mezzo di una nota firmata da Michele Cinini. La Fondazione è arrivata a tale conclusione prendendo in esame le disposizioni legislative inerenti al modello 730 precompilato.
Il problema – Dunque, il “Codice in materia di protezione dei dati personali”, disciplinato dall’art. 4, lett. d), del D.Lgs. n. 196/03, ha indicato quali dati sensibili, portatori di delicatezza e destinatari di riservatezza, quei dati personali dai quali si può facilmente dedurre lo stato di salute e la vita sessuale di ogni cittadino. Proprio per proteggere queste informazioni intime del soggetto, sono state inserite delle regole stringenti per il trattamento di tali dati. In sostanza, non può essere diffusa nessuna informazione relativa alla persona in grado di rivelarne lo stato di salute o la sua vita sessuale. “Contrariamente a tale categorico ordinamento, la legge istitutiva del mod. 730 precompilato ha previsto, fra l'altro, che anche le informazioni relative alle spese mediche (dati sensibili per definizione in quanto attinenti alla salute) debbano essere trasmesse all'Agenzia delle Entrate. La situazione previgente, modificata da non condivisibili disposizioni, si poteva così raffigurare: un cittadino, avendo necessità di individuare e curare determinate patologie si rivolgeva ad un medico specialista e, manifestando la sua insopprimibile libertà di scelta, dopo aver ricevuto la parcella poteva decidere di non divulgare all'esterno la sua malattia e di non detrarre dalla propria dichiarazione dei redditi il costo sostenuto. Ciò per evitare che il soggetto incaricato di compilare la sua dichiarazione e il funzionario dell'Agenzia delle Entrate in caso di controllo, potessero venire a conoscenza, insieme alla specializzazione del medico, di ciò che era scritto sulla parcella”, spiega la Fondazione commercialistitaliani.
I cambiamenti dal 2015 – Detto questo, la Fondazione ha sottolineato che è intervenuta una modifica volta a cambiare la procedure proprio dal 2015. A prescindere dalla volontà dei soggetti interessati, l’Agenzia delle Entrate potrà ricevere dai presidi medici i dati relativi alle prestazioni da questi effettuate, lasciando così i cittadini incapaci di impedire la divulgazione dei loro dati sensibili e privati.
La posizione della Fondazione – Non è la prima volta che la Fondazione commercialistitaliani lancia un simile allarme. Già lo scorso 28 novembre era stata inoltrata al Garante una segnalazione circa l’evidente violazione dei dati personali. Ora, rilevata la persistenza di questa grave inosservanza del diritto alla riservatezza, la Fondazione garantisce un proprio impegno diretto a monitorare la situazione e gli eventuali sviluppi.