22 febbraio 2013

Fisco: ma quanto hanno pagato le Casse?

Ripristinare autonomia degli Enti, questa la convinzione Adepp.
Autore: Redazione Fiscal Focus

Il punto dell’Adepp - Mentre l’Adepp ha fatto il punto, proprio in occasione del Professional Day, sul ruolo delle Casse private di sicurezza e previdenza, sottolineando la necessità che venga protetta al loro autonomia al fine di non farle irretire dagli enti della pubblica amministrazione, venivano pubblicate interessanti stime volte a sottolineare quanto quel che veniva paventato da Andrea Camporese sia un fenomeno non troppo lontano da quello reale.

Le entrate tributarie - Confrontando diversi dati, è recentemente venuta a galla una stima approssimativa che segnala nel 2012 un versamento sulle rendite finanziarie degli investimenti e sulla proprietà degli immobili da parte degli istituti privati di previdenza oscillante tra 440 e 490 milioni di euro. Morale di questa storia è che nelle casse erariali la maggior parte dei soldi che vi perviene provengono dagli enti previdenziali ai quali fanno riferimento i professionisti. Gli iscritti alle casse pagano il proprio contributo, le Casse ne versano buona parte dal Fisco. Una situazione del genere capita solo nel nostro Paese, come lo stesso presidente dell’Adepp tende a sottolineare. Il punto è che i contributi dei professionisti, che questi versano ai propri istituti di previdenza, vengono ingrossati da tasse, imposte di bollo e versamenti a fondo perduto. “La doppia tassazione dei loro risparmi – spiega con amarezza il presidente dell'Adepp - pone i professionisti italiani in una evidente e ingiusta condizione di sfavore rispetto ai loro colleghi europei”. E invece di esser lenita, al fine di renderla maggiormente sopportabile ai professionisti, i governi che si sono susseguiti non hanno fatto altro che acuirla determinando un conseguente aumento delle entrate fiscali.

I patrimoni – Due sono gli ambiti che vengono colpiti: il primo riguarda il settore mobiliare, mentre il secondo quello immobiliare. Prendendo in esame la questione mobiliare, una recente stima indica che vi sono differenze tra gli enti appartenenti alla cordata 509 e quelli del gruppo 103. Del primo gruppo fanno parte le Casse di medici, commercialisti, consulenti del lavoro, notai, veterinari, geometri, avvocati, agenti di assicurazione, giornalisti, che possiedono un patrimonio investito molto più cospicuo perché esistono da prima degli enti 103 potendo così acquisire risorse in un più vasto asse temporale. Però, il fatto di avere un patrimonio maggiore causa anche un incremento delle imposte, tant’è che nel 2012 questi enti hanno dovuto versare al Fisco una cifra compresa tra i 350 e i 400 milioni di euro. Per quel che concerne poi il patrimonio immobiliare, l’indagine spiega che si tratta di una componente residuale pari al 18,45% del totale, quindi assestabile a 8,4 miliardi di euro. I possedimenti si sono evidentemente ridotti negli ultimi due anni, ma quelli ancora in mano agli enti sono soggetti a Imu, imposta per la quale le casse hanno versato in totale circa 90 milioni di euro, andando spesso a raddoppiare i versamenti della vecchia Ici.

Il ruolo - Alcuni esponenti del settore hanno indicato le politiche sulla spending review, per quel che concerne il rapporto con le Casse private, quali operazioni finalizzate a ridurre gli enti di previdenza dei professionisti come dei semplici bancomat ai quali accedere quando il Paese ha bisogno di liquidità. Proprio per invertire questa che si presenta come l’opinione più diffusa, che tratteggia per sommi capi la realtà, l’Adepp ha riposto grande fiducia nel Professional day e nel rapporto preferenziale che l’evento di martedì può far istituire con la politica, quindi con i governanti. Ripristinare l’autonomia degli Enti privati di previdenza, questo è l’obiettivo che l’Associazione vuole raggiungere di concerto col prossimo governo.

 © Informati S.r.l. – Riproduzione Riservata
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